lunedì, maggio 18, 2009

mercoledì, maggio 13, 2009

Grande attesa


Grande attesa per il 6 giugno, i Talco gratis al Riviera Folk Festival!!! Non vedo l'ora.

martedì, maggio 12, 2009

E' arrivato il giro


Anche a Bassano. Visto dalla finestra del mio ufficio. Sempre molto affascinante questa massa di gente che pedala. In ricordo di Candido Cannavò.

lunedì, maggio 11, 2009

Profumo di brioches

Questa mattina, nella seppur breve strada dalla macchina all'entrata dell'ufficio un profumo intenso di brioches fresche e appena sfornate. Di solito la mattina non ho molta fame, ma questo giro avrei preso d'assalto il posto da dove arrivava il profumo. Peccato non esser riuscito a rintracciarlo

martedì, maggio 05, 2009

Genova, quella giornata di maggio...


Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo verso l'orizzonte, Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi..

siamo stati a Genova nel week end. Mi sono preso il lunedì di ferie e ne abbiamo approfittato per mandare tutto e tutti a fanculo e rilassarci 4 giorni in Liguria.
Andare a Genova era un mio sogno da tempo, non so dire bene perchè, ma so dire con esattezza che uno dei promotori di questa mia "passione" è stato l'ascolto, attento e reiterato, di Fabrizio De Andrè.
Ed è stato proprio Fabrizio De Andrè che ci ha portato, scherzo del destino, nella capitale ligure. A Palazzo Ducale, a pochi passi dalla stazione Brignole, hanno organizzato una mostra sul cantautore genovese, oramai giustamente passato alla storia come uno dei migliori poeti contemporanei.
Per noi che da tempo mangiamo De Andrè questa mostra non ha avuto la forza di spingerci ad osservare delle novità, bensì a farci capire, se ce ne fosse stato bisogno, quanto amato era ed è tuttora il poeta della Citta Vecchia. E' stata una mostra di tipo interattivo, con molti, moltissimi reperti audio-visivi, testimonianze dirette, interviste a De Andrè, dichiarazioni di suoi amici/colleghi/aiutanti/parenti e una lunga coda fuori per entrare....un viaggio in parole e musica nel mondo di chi ha segnato attraverso le stesse parole e la stessa musica un periodo piuttosto lungo della storia culturale italiana.
Ma se De Andrè ci ha portato a Genova grazie ad una mostra, il fatto che lo conoscessimo abbastanza bene e che avessimo già visto gran parte delle testimonianze ci ha permesso di visitare gran parte della città attraversando i vicoli stretti e cupi o come canta Francesco Guccini "i labirintici vecchi carrugi".
E sono questi carrugi che ti catalizzano l'attenzione, più di ogni qualunque altra cosa. Più dei monumenti, più dei musei, più delle chiese. Cammini per Genova e senti odore di Vita. Ti perdi per le sue vie e ti sembra di viverla, quell'atmosfera da pesce fresco e da urla di pescatori. Ti guardi attorno stupito, queste case costruite alte per farne star di più, in questo sventolare di bandiere al balcone, nella giornata del derby della Lanterna, quest'anno quanto mai sentito da entrambe le fazioni di questa città.
De Andrè era genoano e la sua passione per il Genoa era proprio forte. Anche all'interno del negozio di dischi Gianni Tassio, il più famoso d'Italia, c'è una bacheca dedicata al Grifo. E non puoi non accorgerti, mentre cammini per le strade mezze bagnate, di tutti quegli striscioni rosso-blu appesi ai balconi, alle finestre, a marcare un vicolo, una via, un incrocio, stretto, pedonale. Sono lì a ricordare che Zena è viva e quest'anno più di sempre.
E' nei vicoli scuri, bagnati, umidi, quasi paurosi, che si sviluppa Genova. La Genova del cuore, la Zena, il Grifone, la città marinara. Entri ed esci da vicoli dai nomi che non ricorderai mai più e ti ritrovi d'improvviso in quella Via del Campo, con la graziosa e la puttana che ti guardano, o che ti sembra di vederle guardarti. Capisci che in quella moltitudine di etnie, di gente, di vita, De Andrè ha affondato i denti nella sua giovinezza. Capisci come questa mescolanza di culture possa nascere un ribelle anarchico come il Faber.
Così, mentre guardi il cielo e ti accorgi che l'essere una città di porto ti espone anche a rischiosi e repentini cambi di tempo, decidi che è arrivato il tempo di fare i conti con la storia e con l'altro cantautore dei nostri tempi, Francesco Guccini.
Piazza Alimonda ti si presenta davvero come un'auiola triangolare. Davanti a te un albero, l'edicola, il bar dei caffè e dei grappini. La memoria che corre, le immagini viste, riviste, stra-riviste. Carlo Giuliani per terra, la jeep che passa sopra al suo corpo già morto. La Storia passa anche attraverso questi luoghi e abbiamo voluto vederli. Nell'insegna della Piazza una scritta in rosso campeggia "Carlo Vive". E' un'immagine che ho visto tante volte, in televisione, ricercando Piazza Alimonda, Carlo Giuliani o G8 su Google, ma mai mi sarei aspettato di trovarla ancora lì. I compagni di Grosseto devono essere appena stati qui, perchè hanno lasciato il loro saluto. Anche loro sul muro. Flash, veloci, fotogrammi, cerchi di realizzare, dove, come, in che modo. Resta forte il senso di smarrimento quando mi tornano alla mente quelle immagini, quei momenti, quegli attimi. Dovevo esserci anch'io a Genova, quei giorni, volevo esserci anch'io.
Cadono le prime goccie dal cielo e la nostra preoccupazione va alla tenda, agli asciugamani fuori ad asciugare, alla nostra stanchezza, al nostro viaggio che durerà più di un'ora. In treno leggo il giornale, i fatti del giorno mi scombussolano un pò. Il malessere mi accompagna oramai da 10 minuti e decido che è ora di dormire. Abbadono momentaneamente il mondo che mi circonda. Quando mi risveglio apro gli occhi e guardo nel sedile davanti al mio. Il malessere se n'era andato: realizzo che sono davvero felice.

giovedì, aprile 09, 2009

Le osterie di fuori porta

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore...

Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro, se m' incontrano per forza, la curiosità o il timore...

Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino,
le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino,
ma non ho scuse da portare, non dico più d'esser poeta,
non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse l'unica mia meta...

Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina,
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima.
Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio,
il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio...

Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte,
son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte.
Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più,
ma ognuno ha la sua pietra pronta e la prima, non negare, me la tireresti tu...

Sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi,
non più amici, ho un pubblico che ascolta le canzoni in cui credevi
e forse ridono di me, ma in fondo ho la coscienza pura,
non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura...

Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita,
è una cosa piccola di ieri che domani è già finita.
Son sempre qui a vivermi addosso, ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto, quasi come i soldi in tasca...

Non lo crederesti ho quasi chiuso tutti gli usci all'avventura,
non perchè metterò la testa a posto, ma per noia o per paura.
Non passo notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto:
le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto...

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione,
chi perchè stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po' peggiore...

(Le osterie di fuori porta - Francesco Guccini)

venerdì, marzo 13, 2009

mercoledì, marzo 04, 2009

Un blasfemo

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato.

(Un blasfemo - Fabrizio De Andrè)

venerdì, febbraio 27, 2009

giovedì, febbraio 26, 2009

Come potete giudicar

Come potete giudicar come potete condannar
chi vi crediate che noi siam per i capelli che portiam
facciam così perché crediam in ogni cosa che facciam

E se vi fermaste un po' a guardar, con noi parlar
vi accorgereste certo che non abbiamo fatto male mai

Quando per strada noi passiam voi vi voltate per guardar
ci vuole poco a immaginar quello che state per pensar
ridete pure se vi va ma non dovreste giudicar

E se questo modo di pensar a voi non va
cercate solo di capir che non facciamo male mai

Come potete giudicar come potete condannar
chi vi crediate che noi siam per i capelli che portiam
facciam così perché crediam che nessun male si possa fare

E se vi fermaste un po' a guardar, con noi parlar
vi accorgereste certo che non abbiamo fatto male mai
oh mai mai no mai mai.......

(Nomadi - Come Potete Giudicar)

martedì, febbraio 17, 2009

Via della croce

"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

(Via della croce - Fabrizio De Andrè)

lunedì, febbraio 16, 2009

domenica, febbraio 15, 2009

Girotondo


Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
se verrà la guerra, Marcondiro'ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro'ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n'è andato, chissà quando ritornerà.

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro'ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l'aviatore che non lo farà
ci salva l'aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro'ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.

E voi a divertirvi andate un po' più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...

(Fabrizio De Andrè - Girotondo)

venerdì, febbraio 13, 2009

Per una volta


Ogni giorno cerco di capire perchè le persone odiano
Cerco di farlo attraverso il dialogo
Ma quando la violenza genera violenza
Quando mi scontro faccia a faccia con l'intolleranza
Quando cerco invano una ragione che non c'è
Per una volta vorrei essere diverso da ME!!!!!

PER UNA VOLTA!! PER QUESTA VOLTA!!

Per una volta niente dialogo nè compromesso
come un cieco integralista senza via di mezzo
Come un animale seguirò l'istinto
fiuterò il pericolo un chilometro distante
Per una volta parleranno le mie mani,
NAZI DI MERDA sentirete le ragioni che ho da dire
e non vi farà piacere ascoltare
ciò che non dirò parole!!

Per una volta metterò da parte
tutto quello in cui credo e chi
mi dice che non devo si fotta
ripeto il concetto: questo non è un gioco
ma un eterno conflitto
Per una volta che può essere adesso
seguirò il livello quello più basso
userò le stesse armi di chi mi sta davanti
di chi cerca di fottermi per giorni, mesi, anni

MA OGGI...NO!!!!
OGGI NON AVRO' PIETA'!!!!!!!!
NOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!

(Muppez - Per una volta)

Oplà

Oggi mi sono intrippato col fatto che devo scrivere qualcosa qua. So però che essendo impegnato in milleduecento fronti e non avendo il tempo nemmeno per andare a pisciare, questo sia pressochè impossibile. Ecco quindi che mi sono promesso di aggiornare comunque più spesso, ma non tanto per mettere idee mie, quanto per far conoscere al mondo le emozioni che muovono le mie giornate. Possono essere testi di canzoni, immagini, poesie o chissà che altro. Magari anche sfoghi personali, analisi di situazioni, magari veri e propri deliri mentali, come dovrebbero essere visto il titolo. Ho un pò tradito la "mia gente" non scrivendo più qua.
Cercherò di recuperare, da oggi. Non sarà un aggiornamento costante, questo è pressochè ovvio, però lo vorrei movimentato, se non altro...
Mi sono ripromesso di cercare di curiosare di più all'interno delle possibilità del blog, magari qualche modifica la troverete nella barra laterale, in qualche posto, qualche novità...boh...forse, chissà....

mercoledì, dicembre 17, 2008

State bboni

State buoni....prima o poi torno anche qua....

venerdì, agosto 22, 2008

Butta la palla di là


C'è qualcosa che non va, che non quadra. La gente continua a correre e a me sembra di essere come quelli che tentano di stare nel gruppone per non perdersi. Ma tutto ciò non riesco a digerirlo. Perchè?
Cominciano a tornare a muoversi i neuroni e i miei pensieri si fanno piano piano più decifrabili. Tornano alla mente obblighi e doveri, ma intanto mi lascio trasportare dal piacere.
Ma comunque tutto intorno va veloce. Che c'è? Non riesco più a starci dietro? Eppure ci sono ancora, sono qui, che scrivo, che lavoro, che vivo. Che c'è?
Cazzo, mi sembra stia andando tutto alla velocità della luce, ho come l'impressione che questa sera, a settimana lavorativa finita, sia il semplice preludio al lunedì mattina. Ho il voltastomaco, a pensarci. E' tutto così rapido che sono disorientato. Non faccio a tempo a guardare il calendario che la mia mente comincia già a proiettarsi verso metà settembre, o addirittura oltre. E se ci penso, mi gira la testa. Mi sembra di non essere me stesso e mi sembra di ritrovarmi giusto alla sera. E tutto è ricominciato in queste due sere, per la precisione. Tutta la velocità del mondo si ferma anche lei, in quegli istanti, in quelle ore. Mi lascia libero e si concede alle altre persone. Ma io mi fermo, in quelle ore.
E' come lasciarsi cadere, dopo una giornata passata sul ciglio di un burrone. Cadi per sfinimento, ti lasci andare, contento di non dover più opporre resistenza. E così cadi nel vuoto, non pensi a quello che c'è sotto, forse ti farai male, ma per un pò vuoi far saltare la tua testa al di là dell'ostacolo. Come buttare una palla al di là del muro, non sai cosa c'è di là, che fine che farà la tua palla; puoi vederla tornare indietro, come vederla svanire, risucchiata dal nulla. La mia testa al di là del muro, giù per un burrone, in piena libertà di caduta e mistero. E mi piace, perchè sembra che a tutti quelli che corrono io gli stia mostrando un bel dito medio, mentre cado. E sono felice: felice di mostrar loro il mio disdegno, felice di mostrar loro che mi piace, felice cadere nel vuoto, attonito nei miei sensi di estraneità e disorientamento. E mi piace perchè non sono solo, ma stiamo cadendo in due.
Un bel dito medio alla salute di tutti, un bel fanculo al mondo, ora son tornato soll'orlo del burrone. Stasera vogliamo riprecipitare.

giovedì, agosto 21, 2008

Progressivo riaffiorare

Sto cominciando a riprendere le funzioni vitali piano piano. Sono sempre meno sorpreso da ciò che mi sta attorno. Inizio a rientrare un pò nella normalità pre-ferie. Meglio, ma anche peggio, dipende dai punti di vista. Meglio perchè non potevo restare nel limbo all’infinito e sento che ci sto uscendo lentamente. Peggio perchè da un certo punto di vista era anche bello vivere nei risvolti della propria mente, assopiti da quel senso di velato dormiveglia che non ti fa mai capire realmente come sta la tua salute. Assecondo le voglie di riscatto di tanti e insegno lavori a chi mi dovrebbe dirigere. Vengo contattato da gente molto più acclimatata di me e vengo improvvisamente sbalzato in una realtà che sto cominciando a ridigerire con la dovuta lentezza. Ma tutti continuano a correre e io di voglia non ne ho.
E stamattina c'ho pure il mal di stomaco.

mercoledì, agosto 20, 2008

Velociraptor


Tutti corrono, corrono, corrono. Nessuno sembra mai fermarsi, nessuno sembra attendere un secondo per riflettere. Tutti corrono....corrono.....corrono. Non capisco se sono loro che corrono o se sono io che mi sono fermato. Mi sembro fermo, immobile, di sasso, di fronte alle reazioni delle altre persone. Mi stropiccio occhi e orecchie e resto incredulo di fronte alle tante cose che si stanno accumulando sopra la mia scrivania in attesa di essere "sbrigate".
Ho uno strano senso di inadeguatezza, non riesco a mettere la seconda marcia, aleggio ancora tra sedie, sigarette e birre condite da discussioni che non hanno che la semplice velocità della parola.
Riprenderò mai la mia dimensione naturale? Tornerò mai a ragionare velocemente come prima? Funzionerà ancora per tanto questo freno a mano tirato in corsa?
Domande a cui forse mai darò una risposta. Intanto attendo di tornare me stesso. O forse lo sono adesso me stesso...?

martedì, agosto 19, 2008

Equilibri


Sono tornato, triste e mesto, dalle mie vacanze estive. Come un cane pieno di tristezza avanzo tra le strade con la coda tra le gambe, lo sguardo basso e la sensazione che nulla potrà più riportarmi alla felicità di prima.
E’ così ogni estate, ma soprattutto ogni fine estate, ogni post-vacanze, ogni ritorno al lavoro dopo un periodo piuttosto lungo di inattività e divertimento.
Sono ancora alla ricerca del mio equilibrio. Sento che stan tornando pian pianino a girare gli ingranaggi, ma ancora ho difficoltà di oleazione. Sono su un punto molto instabile in cui sento che un passo falso potrebbe farmi cadere nel baratro della tristezza. Cerco faccie amiche e voci vicine per rendermi conto di essere ancora nel mondo dei vivi. Vorrei, ma non posso, attualmente. Devo aspettare domani sera. Basteranno due occhi, un sorriso, un abbraccio.