giovedì, dicembre 28, 2006

Il Ballo di San Vito


Salsicce fegatini viscere alla brace
e fiaccole danzanti lamelle dondolanti
sul dorso della chiesa fiammeggiante

vino, bancarelle terra arsa e rossa
terra di sud, terra di sud terra di confine
terra di dove finisce la terra

e il continente se ne infischia e non il vento
e il continente se ne infischia e non il vento
Mustafà viene di Affrica
e qui soffia il vento d'Affrica
e ci dice tenetemi fermo
e ci dice tenetemi fermo

ho il ballo di S. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

La desolazione che era neela ser
s'è soffiata via col vento
s'è soffiata via col rhum
s'è soffiata via da dove era ammorsata

Vecchi e giovani pizzicati
vecchie e giovani pizzicati
dalla taranta, dalla taranta
dalla tarantolata

cerchio che chiude, cerchio che apre
cerchio che stringe, cerchio che spinge
cerchio che abbraccia e poi ti scaccia

ho il ballo di S. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

dentro il cerchio del voodoo mi scaravento
e lì vedo che la vita è quel momento
scaccia, scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo

A noi due balliam la danza delle spade
fino alla squarcio rosso d'alba
nessuno che m'aspetta, nessuno che m'aspetta
nessuno che mi aspetta o mi sospetta

Il cerusico ci ha gli occhi ribaltati
il curato non se ne cura
il ragioniere non ragiona
Santo Paolo non perdona

ho il ballo di s. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

Questo è il male che mi porto da trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
rotola rotola rotola il masso
rotola addosso, rotola in basso
e il muschio non si cresce sopra il sasso
e il muschio non si cresce sopra il sasso

scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori della taranta,
della taranta della tarantolata...

venerdì, dicembre 22, 2006

Crisi d'identità....


Troppe volte penso se mettere a repentaglio la propria identità, se cambiare delle proprie convinzioni, se trasformarsi, termine forse esagerato ma che rende l'idea, sia una cosa giusta. Talvolta mi ritrovo con il dilemma esistenziale se seguire senza esitazioni la mia linea guida, oppure permettermi qualche "distrazione" di tanto in tanto.
Ho notato che quando il richiamo arriva Troppo Forte si tende spesso a gettare in un cestino, o al limite spostare in un angolo, le proprie certezze. Ma tutto ciò è giusto?
Il camaleonte si mimetizza nella natura per scopi "guerrieri", e nessuno ha mai detto nulla. L'elefante non potrebbe, anche volesse. E allora io chi sono? Un camaleonte? O un elefante?
Non posso? O non voglio?
L'istinto giustifica il crollo di alcune barriere? Il richiamo permette una modifica della propria identità? Chi siamo noi? Gente che cerca la propria strada e la mantiene o gente che cerca qualche altra cosa ed è disposta a cambiare strada per ottenerla? Magari uscire anche solo di carreggiata per rientrarci...chi siamo noi? Chi sono io?
Non lo so, troppo spesso me lo domando e certe mie azioni sono verso una direzione, certi compromessi in un'altra. Perchè alla fine di compromessi si parla, giusto?
Compromesso significa ingoiare bocconi amari, tanti rospi e qualche volta pure vivi, per ottenere il proprio scopo.
Sono più disposto a seguire la mia strada senza esitazioni o accettare compromessi per arrivare al punto? Che poi questo punto, non si sa nemmeno se sia definitivo. Chi lo sa. Non si sa niente, per l'appunto. Quindi sarebbe modificare la propria identità per scoprire se qualcosa ti possa piacere in futuro.
Ma alla fine di tutto, io, la mia identità, ce l'ho veramente?

mercoledì, dicembre 20, 2006

Giornata intensa


Guardo alto nel cielo e c'è un sole che richiama il passo. Le gambe vorrebbero muoversi e andare, andare per conto loro. Decidere un giorno di staccarsi e andarsene, lasciando qua, sulla sedia in questo ufficio, solamente la parte superiore del mio corpo.
Quello stato di annebbiamento mentale mi accompagna dal momento della sveglia. Gli occhi stamattina chiedono pietà eppure so che dovrò torturarli per altre 6 lunghissime ore.
Domattina sono di laurea, sarò fuori dall'ufficio tutto il giorno. Per fortuna. Non vedo l'ora arrivi il 29 dicembre. Chissà che si decida qualcosa di interessante da fare.

martedì, dicembre 19, 2006

Un istante


In un istante tutto cambia. Tutto si trasforma. Come qualcosa che pensavi tuo e ti scivola dalle mani. Come qualcosa che credevi al sicuro che invece scappa. Come una coperta che credevi ti coprisse invece ti lascia fuori i piedi.
In un istante tutto si modifica. Anche quello che non credevi si potesse modificare.
Anche gli umori, cambiano in un istante.
Ci sono delle volte che pensi di avere tutto, fra le mani. E che niente e nessuno sulla faccia della Terra potrà portartelo via. Hai tutto.
Poi qualcosa cambia, basta un istante e come un domino impazzito porta via con se anche tutte le altre cose. Non hai più niente.
Quante volte vi siete sentiti così? Quante volte siete capitati in questa situazione? Io tante. Ma tante veramente. Anche ultimamente purtroppo. Forse però è solo una situazione figlia di un umore troppe volte alterabile.
Ho tutto. Non ho niente. In un istante, in una soffiata di vento. Devi cercare di ricominciare tutto da capo, per tentare di risalire quella montagna che nel suo punto più alto possiede quel tesoro che ti fa tirare avanti nella vita. Ti fa prendere anche pesci in faccia senza cadere, ti fa rigare dritto, ma al tempo stesso ti rende così anarchico che qualche piccola regola ti sembra una catena. Qualche consiglio sembra un rimprovero, qualche suggerimento una dimostrazione di una superiorità altrui.
Mi ritrovo spesso a chiedermi se viviamo la vita per questo: per raggiungere quel punto più alto e tentare con tutte le nostre forze di rimanere aggrappati alla cima.

venerdì, dicembre 15, 2006

E' ora di finirla!


Medici e dottori e l'infermiere addetto
non sanno cosa fare con questo cristo a letto,
è caduto in coma già da stamattina,
un'altra sporca preda dell'eroina!

Questa è la lebra del mondo industrializzato
entrata nel mercato per grazia dello stato
schiere di spacciatori la smistan come caramelle,
mentre i loro senatori ritiran le bustarelle.

Gli aghi abbandonati riempiono i giardini,
giocattoli mortali x giovani e bambini,
bisogna reagire osannano i ministri,
si sparano una sega e dopo chi li ha visti.

Si tolgono il cappello se muore il presidente
e questo fa capire che nn contiamo niente,
siamo stanchi di gridare e di manifestare,
bisogna aprire gli occhi, è ora di lottare!!!!

E' ora di finirla di farsi inculare,
E' ora di finirla di farsi comandare
non si può nascondere l'ipocrisia di stato
con l'ago insanguinato di uno stupido drogato!

Lui non può sapere il male che si fa
lui non può sapere il male che ci fa
lui non può sapere il favore che gli fa
lui non può sapere il potere che gli da.

Svegliati ragazzo, spalanca i tuoi occhi,
non vedi stai morendo, ma perchè non lotti?
Se non vuoi finirla e non credi più a un cazzo
allora crepa in fretta,povero pazzo!

Gli aghi abbandonati riempiono i giardini,
giocattoli mortali per giovani e bambini,
bisogna reagire s'infiamma la questura
e aumenta i poliziotti per farti più paura!

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stamattina ascoltavo questa canzone in macchina e mi è venuta subito la voglia di scriverla nel blog. C'è molta ipocrisia in effetti in questa Italia, ma c'è soprattutto la voglia di non lottare da parte di alcuni ragazzi. Di lasciarsi andare, di lasciarsi morire. E lo Stato li accusa. E si giustifica con loro. I drogati sono la quintessenza di uno Stato. Quante volte sentiamo dire che quel reato è stato commesso da un "drogato"? E' la loro giustificazione, è la loro ancora di salvezza.
"Siamo stanchi di gridare, di manifestare, bisogna aprire gli occhi, è ora di lottare" è un verso di questa canzone. Siamo stanchi perchè nessuno ci ascolta, perchè nessuno, o pochi, capisce in realtà cosa vuole la gente, cosa vogliamo noi.
La foto che ho messo per me è bellissima, forse è un pò forte, ma alla fine credo che renda benissimo l'idea. L'ago insanguinato che infilza la lingua, primo mezzo di comunicazione che abbiamo noi umani. Che blocca la parola.
"Svegliati ragazzo, spalanca i tuoi occhi, non vedi stai morendo, ma perchè non lotti!"

mercoledì, dicembre 13, 2006

La finestra


il sole è così caldo che l'inverno non sembra arrivato
soffia il vento gelido a riportarci sulla terra

in questi giorni in cui molto sembra cambiato
quello che ho di dentro è molto simile ad una guerra

una guerra senza armi, ma soprattutto senza morti
all'interno del mio corpo c'è qualcuno che mi bussa

chi mi ha fatto dei favori, chi mi ha dispensato torti
i miei globuli rossi fanno la rivoluzione russa

Sento battere un martello, c'è qualcosa che mi preme
tanta gente allontanata, tanta gente che ci tiene

quando voglio averla affianco è sempre troppa la distanza
sono isolato un pò dal mondo, sono solo nella stanza

anche con tanti personaggi tutti intorno come saggi
preferisco l'emozione di provare cose nuove

nuove esperienze, nuove atmosfere
attorno a me persone VERE

chiedo poco dalla vita, non son nato creditore
come chi dall'alto guarda e chiede sempre senza dare

cerco solo l'allegria, anche se la difficoltà
sta nel trovarla in ogni via, anche quando non ci sta

chiedo tempo al cuore mio, io non voglio più soffrire
c'è troppo male in questo mondo, ti vien quasi da morire.

Sotto la finestra corpi vuoti a testa alta
fanno scorrere le loro gambe sul marciapiedi

qualche sfumatura nel cielo, un gabbiano che si esalta
sento ancora la tua voce, leggo ancora i tuoi pensieri.

Bateo

lunedì, dicembre 11, 2006

In memoria di un compagno



Salvador

Salvador era un uomo,
vissuto da uomo
morto da uomo,
con un fucile in mano.

Nelle caserme i generali,
brindavano alla vittoria
con bicchieri colmi di sangue,
di un popolo in catene.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Mille madri desolate,
piangevano figli scomparsi
l'amore aveva occhi sbarrati
di una ragazza bruna.

Anche le colombe
erano diventate falchi,
gli alberi d'ulivo
trasformati in croci.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Ma un popolo non può morire,
non si uccidono idee
sopra una tomba senza nome,
nasceva la coscienza.

Mentre l'alba dalle Ande
rischiara i cieli,
cerca il suo nuovo nido
una colomba bianca.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

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Pinochet è morto domenica 10 Dicembre 2006. I calici si levano, le lacrime scendono. Per tutti i desaparecidos, per tutti gli esiliati, per tutti i condannati a morte, per tutti i compagni in carcere sepolti. Per tutti coloro che dalla resistenza di Salvador Allende hanno tratto un insegnamento a resistere contro i tiranni del potere, contro i sanguinari che non accettano altri tipi di governi, altri tipi di economie, di gerarchie. Per tutti i figli, i nipoti e i pronipoti dei resistenti o dei dissidenti che non hanno potuto più salutare nè stare coi loro cari. Per tutte le democrazie. Per tutti coloro che mi sono dimenticato di citare. Per tutto il Cile, per tutti i cileni. In alto i calici, questo è un giorno da ricordare.

Il divino è sceso sulla terra


Sono passati ormai 9 giorni dal concerto dei Muse, ma resta sempre fisso e indelebile la sua immagine nella mia mente. E' una settimana che li ascolto ininterrottamente, quasi a rievocare recenti emozioni o brividi corsi lungo la mia schiena.
Ho un paio di video nel pc di quella magnifica serata. Si vede e si sente malissimo, ma la loro valenza, la loro importanza, supera una migliaia di volte la loro qualità.
Risentire questo gruppo nel lettore all'interno del proprio abitacolo, avvolti nelle note e nella voce di Matthew Bellamy, fa apprezzare ancora di più lo spettacolo al quale abbiamo assistito quella sera.
Quei meravigliosi giochi di luci e quelle fantastiche scenografie a rendere il tutto più elettrizzante. Una grande serata, un grande gruppo, un gran concerto.

martedì, novembre 21, 2006

Liberi pensieri in libera mente












Mi ritrovo sempre in difficoltà. Ho bisogno, un quasi bisogno disperato di trovarmi una ragazza. La vita da single mi ha stancato. Dopo anni e anni di passione, questa lunga degenza in stato solitario mi è servita per fare tutto ciò che prima non avevo fatto. E mi è andata più che bene!
Però in questo periodo sono anche cresciuto e mi sono un po’ più “specializzato”. Ora come ora mi faccio venire il nervoso da solo. Non sopporto più la schiera di ragazze “testa vuota”. Ho passato gli ultimi anni parlando e discutendo del più e del meno con persone che hanno una certa capacità di fare un discorso di senso compiuto. Ora non posso più farne a meno! Necessito di allegria, ma soprattutto di originalità. Mi piacerebbe trovare chi mi sappia incuriosire, più che capire o comprendere. La comprensione non mi interessa, mi interessa la pienezza di una ragazza. Pienezza di vita e di testa. L’avventura trasmessa ogni giorno, come allegria, ma fanculo, anche i momenti tristi sì, però che abbia il tutto un senso di caratteristica propria. La banalità mi da fastidio, la detesto. Non parlo di routine, di gesti ripetuti. Parlo di banalità: quando vedi una ragazza e dici: da questa mi aspetto che dica quelle cose e quelle cose puntualmente vengono dette. Basta, con queste ho chiuso, ho voglia di novità, di emozioni, forti, di vita. E di viaggiare, per conoscere e capire in che Paese, tanto bello dal punto di vista artistico quanto imbecille il popolo che lo compone, siamo disgraziatamente nati.

sabato, novembre 11, 2006

GRANDI BANDA!!!














Che concerto!!! Grandi Bandabardò! Era un bel pezzo che non mi divertivo così!!!!

lunedì, novembre 06, 2006

Farfallina....

Un fiore in bocca può servire...non ci giurerei
ma dove voli farfallina non vedi che son qui
come un fiore come un prato fossi in te mi appoggerei
per raccontarmi per esempio come vivi tu

potresti dirmi sorellina in cosa credi tu
cosa speri cosa sogni da grande che farai
se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi
che paura certe notti ti senti sola mai
Così sola da da non poterne più

Se hai bisogno d'affetto
se ne hai bisogno come me
se hai bisogno d'affetto
e di qualcosa che non c'è ...

per te tra gioia e dolore che differenza c'è
vuoi dei figli sì dei figli o non ci pensi mai
e il sesso è un problema oppure no
sembri libera e felice o a volte piangi un po'

Si dice in giro farfallina che tu l'anima non l'hai
e come fai piccolina a dire si o no
Non pensare che sia pazzo se sto a parlare con te
è che sono solo sorellina così troppo solo che

Ho bisogno d'affetto
per oggi tienimi con te
ho bisogno d'affetto
ho bisogno anche di te

ho bisogno di amore
e di qualcosa che non c'è

Ho bisogno d'affetto...
ho bisogno d'affetto...
ho bisogno d'amore...

venerdì, novembre 03, 2006

Volver


Non c’è regista più afferrato di Pedro Almodovar nel raccontare il mondo delle donne. Incredibilmente a suo agio quando racconta storie di ordinaria gestione quotidiana del gentil sesso riesce sempre a cogliere nel dettaglio l’universo femminile. Dopo la parentesi puramente maschile de “La mala educacion” si dedica ad un film in cui il tema principale è il ritorno. Volver, appunto, tornare. Il suo ritorno al soggetto preferito, le donne; il ritorno di una madre che scompare improvvisamente dalla vita delle proprie figlie; il ritorno alla Mancha, suo luogo di nascita e di formazione. Formazione e crescita che influenzano non poco questo film. Come ci spiega lui in un’intervista “Sono stati i miei ricordi personalissimi ad ispirarmi questo film. I primi otto anni della mia vita che ho vissuto a La Mancha, dove il cortile diventava il mio mondo, tutto al femminile, che mi permetteva di vedere la vita dal vivo”. La vita, la Mancha, la femminilità i tre temi portanti di quest’opera del regista spagnolo. La femminilità sopra a tutto, come dimostra l’utilizzo quasi spietato della macchina da presa in una costante azione adorativa delle forme e della sensualità di un’esaltante Penelope Cruz. Ma anche femminilità intesa come modo di vivere, come presenza nella vita e nello schermo. Gli uomini hanno il destino di essere una parte secondaria, quasi scomoda nei film di Almodovar e in questo ne abbiamo ulteriore conferma. Nessun uomo verrà ricordato dopo i 120 minuti di visione. Resteranno bene impresse invece le 5 attrici, tutte premiate al 59esimo festival di Cannes.La Mancha, con il suo vento che fa diventare pazzi, e i suoi mulini rimembranti ancora di fantastiche azioni eroiche di Don Chisciotte col suo umile scudiero Sancho Panza.La Mancha con la sua strada principale in cui si elabora tutta la storia. Fatta di portoni che si guardano e nascondono vite complesse e misteriose al loro interno. La Mancha fatta dalla sua gente e dalle sue pazzie. E poi c’è la vita. Omaggiata dalla prima all’ultima scena, resta il vero, grande, traino del film. La vita a cui il regista rende omaggio partendo dalla sua antitesi, la morte. La leggerezza con cui le donne del film sanno interpretare la morte non può che ritenersi un inno alla vita, un costante richiamo alla gioia che essa ti concede. Non troveremo all’interno dell’opera un solo lamento rivolto alla morte, anzi, troveremo subito delle donne spolverare le tombe dei loro defunti, lottando contro il solano, il vento prima citato, ma con una serenità e leggerezza che lasciano quasi sconcertati.C’è tutto in questa scena iniziale. Il vento, la vita, la morte e le donne.Donne forti come Raimunda, o più deboli come Augustina, una quasi suora Hippy con la marijuana in giardino, o donne ancora da formare come Paula, la figlia . Sono loro che caratterizzano la storia del grande Pedro. Un film da vivere dall’inizio alla fine, ammirando il magnifico utilizzo dei colori, il tanto attento quanto raffinato utilizzo della macchina da presa e l’omaggio, cercato e voluto, fatto dal regista alle nostre attrici italiane Anna Magnani e Sofia Loren. Il tutto esaltato da una superba Penelope Cruz, poderosa nel riempire lo schermo anche solo con uno sguardo o una camminata.

Oggi è un giorno alla pari!!!

Prende bene stare fuori oggi che è primavera
prende bene andare in giro con il sole che saluta la sera
oggi che è primavera.

E ho buttato via i pensieri via la noia e il magone
li ho buttati tutti quanti stamani tutti dentro a un bidone
e fuoco col kerosene!!!

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io,
A MODO MIO!!!

E' che oggi sono in forma oggi è un giorno speciale
di quei giorni che non vengono spesso come le eclissi di sole
che le puoi quasi contare

E le bambine, le bambine oggi sono gentili
le bambine oggi fanno un sorriso ai fischi dei militari
oggi è un giorno alla pari!!!

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io,
A MODO MIO!!!

martedì, ottobre 31, 2006

Roma parte seconda

Il Festival del cinema era parecchio distante dal nostro ostello, ma grazie alla metropolitana le distanze siderali si trasformano in rapidissime tratte. 5 film era il nostro obiettivo. D'altronde siamo venuti a Roma per quello. Le ore che ci separavano dalla prima proiezione ci hanno permesso di fare ciò che per noi era un sogno: l'Olimpico. Non distava molto e l'abbiamo raggiunto a piedi. Chi come noi vive di pane e calcio può capire l'emozione di trovarsi di fronte all'Olimpico, uno degli stadi per eccellenza in Italia. Il nostro mausoleo era visitato e il tempo sembrava scorrere troppo velocemente. Ho finalmente fatto la conoscenza di una persona squisita, che ci ha tenuto compagnia discutendo del più e del meno per ore, disquisendo su qualsiasi cosa ci venisse in mente. Ci ha consigliato una strada per il ritorno, poi all'ora della nostra prima proiezione ha ripreso in mano il suo motorino e se ne è andato. Grazie di tutto Lallo! Ti aspettiamo da noi ora!!I film hanno riempito il resto della nostra giornata e ci hanno accompagnato, fra un trancio di pizza e un sacchetto di patatine verso la fine di essa. Abbiamo visto 3 film il sabato, uno differente dall'altro. Uno più bello dell'altro. Avrò modo in futuro di parlare di essi soffermandomi tra l'altro anche sul film di Virzì su Napoleone. Tra un film e l'altro ci sfamavamo e ci "ammazzavamo" di sigarette consci del fatto che poi per 2 ore si era dentro il palatenda e non si poteva approfittarne. Abbiamo visto da vicinissimo l'arrivo all'Auditorium del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del sindaco (mirabile) di Roma, Walter Veltroni. Vicinissimi, ma in mezzo ad una selva di teste affamate di foto che non hanno permesso al sottoscritto di poterne scattare una decente.Abbiamo estratto la nostra cartina e ci siamo diretti al Colosseo. Lallo ci aveva spiegato la strada più bella per arrivarci senza fare troppi giri e noi l'abbiamo seguita passo passo: Via del Babuino, Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Colosseo. Fantastico, immenso. Di notte, illuminato, rende l'idea di un qualcosa di magico, di un qualcosa di storico. Di qualcosa di magnifico. Siamo rimasti senza parole. La notte scendeva su di noi fra i canti di gioia dei romani lungo le strade e le panchine affollate di gente con chitarre e cannoni. Sembrava una situazione irreale, in realtà è solamente una situazione troppo distante e diversa da quella che viviamo giornalmente noi qua su al freddo del Nord. La notte a Roma è bellissima. Le strade sono calme, non c'è tanto traffico e persino gli spazzini hanno quello houmor che ti consente di fermarti a fare quattro chiacchiere, quando ti rendi conto di esserti perso tra le stradine della Capitale. Ti sembra di perderti ogni passo che fai, ma in realtà ogni centimetro che calpesti ti rendi conto che è storia e per di lì c'è passata quella dell'Italia. Abbiamo salutato tutti questi posti a malincuore, ma sapevamo che il nostro soggiorno era quasi finito. La domenica abbiamo visto gli ultimi due film rimasti e ce ne siamo tornati a casa, sapendo che cmq il fine settimana che abbiamo passato è stato uno dei più belli e dei più intensi degli ultimi anni.

Roma parte prima

siamo partiti venerdì 13, alle ore 19.50. Sapevamo cosa ci aspettava, cosa avevamo davanti, di fronte, che ci veniva incontro come un tir a tutta velocità. E l'abbiamo preso in pieno, di petto, come un Materazzi in corsa. Lo volevamo prendere in pieno, era nostra volontà e nostra intenzione fare in modo che finisse così. Perchè a vent'anni se non vivi le cose nella loro totalità non è bello e non ti sembra nemmeno di averla, quell'età. Il treno partiva da Verona, ma portava a Lecce; solo 3 carrozze erano dedicate alla nostra destinazione. Il tempo di capire quali fossero a nostra disposizione ci bastò per renderci conto che se non si faceva in fretta la notte l'avremo passata in piedi, o al meglio, nei seggiolini che fanno compagnia al silenzio del corridoio. Nell'ultimo buco dell'ultima nostra carrozza 3 ragazzi occupavano 6 posti. L'ideale per noi. Abbiamo fatto conoscenza, uno da Napoli, uno da Lecce, uno dalla Calabria, da una località non ben definita, vista la sua non volontà di esporre la propria provenienza. La notte la passammo con loro, tra una chiacchiera e una sigaretta, alternate a ritmo di stazione. Esperienze da ventenni. Erano le 6, era ancora buio, ma salutammo tutti. Abbiamo fatto compagnia alla notte. Roma ci aspettava.Scendemmo a Tiburtina e fumammo tanto per cambiare una sigaretta. Avrò fumato due pacchetti in due giorni, per me un numero esagerato. Ma era il clima, la situazione, le grandi camminate, le attese. Abbiamo comprato una cartina di Roma, santa cartina, nostra salvatrice nella notte. Fatta la colazione a caffè e briosche, siamo partiti alla ricerca del nostro ostello. Ignari di ciò che poteva capitarci, ma allo stesso tempo esaltati per essere nella Capitale. Eravamo vicini al Viminale, una stradina parallela. La casa era un'abitazione di inglesi, studenti, ma anche gente di passaggio, con zaini stracarichi e magliette del mondiale tedesco appena finito. Confermata la prenotazione abbiamo salutato tutti e siamo partiti per andare al festival. L'alba è sempre una cosa avvincente, fantastica. A Roma poi, l'alba è veramente magnifica. In quell'intreccio di sacro e profano, di storia di passato e presente, di storia che sai essere sotto i tuoi piedi, ma anche sopra la tua testa. Di cultura e di vita, di monumenti e di quartieri, di guardie che controllano gli ingressi della politica e macchine che cominciano già a suonare i primi clacson. Il sole comincia a salire e a riflettere la sua luce fra i palazzi che sembrano fare da spettatori a questo spettacolo. Roma la mattina presto, con la calma ancora nell'aria, è uno spettacolo da non perdere.

martedì, ottobre 10, 2006

oggi sto male, ma.....

....ma ieri abbiamo vinto ed è stata una bella rivincita! La partita non si poteva assolutamente perdere, ce lo eravamo promesso tutti quanti. E così andato, vinto 7 a 6 con il gol della vittoria firmato a 40 secondi dalla fine. Emozioni una dietro l'altra. Mi prendo anche la palma di gol più bello della serata. Forse, o quasi sicuramente non abbiamo passato il girone, ma quello che potevamo fare l'abbiamo fatto. Peccato per la partita persa con gli scarsi che ci ha impedito ieri sera di passare il turno direttamente. Ora ci tocca solo sperare, anche se più che una preghiera dovrebbe essere una serie di venerazioni!
Cmq ora sto male, ho mal di pancia e ho sonno perchè stanotte non ho passato una bella notte. Ho i coglioni girati e non riesco a concentrarmi sul lavoro. Porca merda, prima o dopo dovrò riuscirci!

venerdì, ottobre 06, 2006

Oggi sono stanco

E' stata una settimana un pò così...un pò movimentata sotto molti punti di vista. Non vedo l'ora che passino queste 3 ore che mi separano dal week end. Sono stanco, un pò assonnato e un pò giù di corda; ma forse è perchè sono in ufficio che mi demoralizzo e non vedo il tempo che scorre. Alle 6 spero sia tutta un'altra storia, mi torneranno le forze per affrontare questi 2 giorni.
Ho deciso di andare a Roma, al festival del Cinema. L'ho deciso in 2 giorni e ho già quasi tutto pronto. Unico inconveniente i soldi: ce ne vogliono tanti e proprio per questo motivo mi sa che ci andrò da solo. Io ci vado, comunque sia. Che ci sia da spendere 100 o 200 euro non me ne frega più di tanto, credo che valga la pena andarci. Ho bisogno di dormire.
Un messaggio per te: perchè non ti fai più sentire?

martedì, settembre 26, 2006

Silvia è libera!!












Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente;
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo: è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.
E fuori c'è una strada all'infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.
Son tanti gli anni fatti, e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi, che fan anni ed anni amari;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l'America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari.
Già, l'America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all'orizzonte l'orizzonte dei pionieri,
ma a volte l'orizzonte ha solamente una prigione federale.
L'America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall'alto fiera abbraccia tutta quanta la Nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perché di questa piccola italiana ora l'America ha paura.
Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare,
perché non è possibile rinchiudere le idee in una galera.
Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente
ma il cielo là rinchiusi è solo un dubbio o un'intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione,
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto,
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia,
o quando un acquazzone all'improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto.
Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perché sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso, con su scritte le parole,
che sempre l'ignoranza fa paura, ed il silenzio è uguale a morte.

L'hanno finalmente liberata!!!

mercoledì, settembre 20, 2006

Emozioni

"Sì…vaffanculo anche tu - Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti…puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici… aspiranti terroristi, E RALLENTATE, CAZZO! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel. In culo ai bottegari Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano…tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’appartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita… e Bush e Chaney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom
...In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale… e non fatemi parlare dei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermesse e i loro carciofi di Calducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate…Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete…le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
...In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francio Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia…maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore: beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. No, no, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l'hai buttato via, BRUTTO TESTA DI CAZZO!"

martedì, settembre 19, 2006

Io credo.....

"Anch'io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono del campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi. Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua: e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche dio. Credo che se prima o poi avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò il culo come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock and roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bè, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese di ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx... Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete di ricaricare le vostre scorte con questo..."