mercoledì, gennaio 31, 2007

Una prospettiva differente


Molte volte mi metto a riflettere sul perchè preferisco certi autori rispetto ad altri. Indipendentemente dalla musica, dalle tonalità, dalla voce, ci deve essere qualcosa che mi fa propendere verso certi tipi di cantanti (o cantautori). In precedenza la cosa era bollata semplicemente come “è di sinistra” e questo aveva già di per sè molta influenza. Anche se poi col tempo mi sono accorto che è difficile, estremamente difficile, trovare il contrario, ossia cantanti o cantautori di destra. Ma questo è un atro argomento. Dicevo che un tempo consideravo la cosa come un semplice “è di sinistra”, ma ultimamente mi sono messo a pensarci più a fondo. Cosa c’è di più in quegli artisti? Cosa c’è di magico, di quasi ipnotico in quegli autori? Cosa mi fa propendere nel mettere un disco di De Andrè, o di Guccini o di Caparezza piuttosto che mettere quello di De Gregori o Venditti? Domenica sera ho avuto definitivamente la risposta a questa mia domanda. Ciò che mi incatena a loro è la loro capacità di mettersi sempre dalla parte dello scomodo. E ciò va oltre al semplice fatto di essere una persona di sinistra. Esula da piccoli e sterili confini o panorami politici e sfocia nella personalità dell’autore, nella testa della persona che scrive quei testi.
Sempre dalla parte del più scomodo. Questa è la verità, questa è la risposta. E mi catturano perchè tendenzialmente mi ritrovo in loro, nei loro testi, nelle loro decisioni di scegliere una parte piuttosto dell’altra. Perchè la verità non sta mai in una sola versione dei fatti, c’è la necessità di capire l’altra faccia della medaglia.
Suicidi, prostitute, drogati, aborti, gente che cambia sesso, incesti, macchinisti ferrovieri che si scagliano contro il nulla, don chisciotte contro i mulini a vento. Non è facile raccontare una storia dal loro punto di vista. Il giudizio umano è insito nell’uomo e purtroppo ogni essere vivente propende per giudicare qualunque cosa gli passi vicino anche senza conoscerla. Il non giudicare, il raccontare qualche storia da un punto di vista differente è ciò che mi attanaglia a loro. Ciò che mi ipnotizza. I punkreas cantano degli zingari, Caparezza dice “mi troverai nei via vai di un gay pride”.
Io mi ritrovo in loro e mi accorgo di provare sempre più ribrezzo per chi parla qualunquisticamente e approssimativamente di qualsiasi cosa. Provo schifo e ciò in parte mi dispiace. Mi dispiace perchè capisco che c’è molta gente così e mentre parlo con loro sento dei pensieri che quasi si staccano dalla mia testa per uscire e protestare perchè queste persone non riescono a vedere un pò oltre il proprio naso. Ed è grazie agli autori prima citati che mi riconcilio col mondo, grazie a loro e alla loro voglia e capacità di dire cose “non scontate”, di mettere sempre “il naso” nelle faccende più sporche.

"...ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti..."

martedì, gennaio 30, 2007

Sensazioni forti


Sensazioni, sensazioni
vogliono tutti provare
non ci bastano le solite emozioni
vogliamo bruciare!!!

Sensazioni, sensazioni
sensazioni forti
non importa se la vita sarà breve
vogliamo godere!!!

Sensazioni, sensazioni
non sono mai abbastanza
troppo presto ci si abitua ci si stanca
ma è impossibile, è impossibile far senza.

Sensazioni, sensazioni, sensazioni
sempre più forti
non importa se la vita sarà breve
vogliamo godere, godere, godere!!!!

Sensazioni, sensazioni, sensazioni
sensazioni, sensazioni, sensazioni
sensazioni, sensazioni, sensazioni
sensazioni, sensazioni, sensazioni...

yaaaaa!!!!!

Scatola chiusa


Sono qua di nuovo dopo un periodo abbastanza lungo di pausa. Non so perchè, ma in questo periodo ho avuto poca, pochissima voglia di mettermi a scrivere qualcosa di sensato. Ogni 5 minuti mi mettevo a pensare che sarebbe stato bello scrivere questo o quello in questo posto, ma quando arrivavo al dunque mi bloccavo sempre.
Ho letto tanto e sto continuando a leggere tanto in questo periodo. Dopo la parentesi cilena di Isabelle Allende con D'amore e ombra, fantastico libro con una storia intrecciata alla vita reale cilena mi sono tuffato con anima e corpo, forse anche un pò troppo, in Io uccido di Giorgio Faletti. Mi ci sono buttato a capofitto e in meno di una settimana l'ho finito. Restando sveglio anche fino alle 2 e mezza di notte per poter finirlo.
Sono andato per la prima volta al presidio contro il Dal Molin a Caldogno sabato notte e ci tornerò molto presto. Se c'è qualcosa che si può fare si deve fare.
Ringrazio la Marghe per la bella serata di sabato e per avermi insegnato dov'è il presidio, anche se spero continueremo fianco a fianco questa "lotta".
Mi sono deciso a scrivere qualcosa, forse per smuovere le acque, forse per ricordarmi che oltre che a leggere son capace anche di scrivere qualcosa. Ma l'ispirazione è così, se ne va, ritorna, se ne va di nuovo....implacabile e inarrestabile.
Domenica sera mi son gustato il concerto in onore a De Andrè a Breganze, al cinema. Fantastico. 3 ore di rivisitazione di un Poeta che oltre ad avermi fatto venire i brividi mi ha fatto venire pure qualche lacrima.
Sono molto instabile al momento, ma ho molta voglia di vivere. Sento che il peggio è passato, è giunta, forse, veramente l'ora di dare una scossa alla propria vita.
Mi accorgo che in realtà in questo post non ho scritto nulla di nulla, mi sono solamente messo al passo coi tempi. Ora sono di nuovo qui, dovevo far scorrere le mie dita per riprendere sensibilità col posto.

mercoledì, gennaio 17, 2007

La disillusione porta alla rabbia


Hanno detto sì al Dal Molin. Poteva essere la volta buona, potevamo dimostrare di non essere i soliti sudditi, leccapiedi, leccaculo e chi più ne ha più ne metta degli americani. Invece siamo tornati ad esserlo. O meglio, abbiamo continuato ad esserlo. Dalla loro calda poltrona di Roma hanno deciso di dire sì all'ampliamento della base militare americana. Se ne sono fottuti di tutta quella gente che protestava e protesta, che chiede di non fare la base. Ho sentito che il 70% circa dei cittadini di Vicenza sarebbe contraria. E vi chiedete anche il perchè? La più grande base militare americana al di fuori dell'America. Partiranno tutte le missioni per il Medio Oriente, porteranno migliaia di americani che non si faranno mai vedere in città e usciranno con i loro macchinoni solo per andare al Crazy Bull a fare i fighi! Cazzo, no! Cazzo, no! Non li vogliamo questi cazzo di militari americani! Non li vogliamo!
E invece....la disillusione porta alla rabbia. La disillusione mia che credevo che su queste cose ci fosse un deciso rifiuto. La rabbia è ciò che ne deriva, perchè quando sei inerme e capisci che non puoi fare un cazzo allora ti incazzi ancora di più, ti viene la rabbia vera e propria. Ma santiddio è mai possibile che non si smettano di fare queste cazzo di guerre? Chi se ne FOTTE se 700 persone non avranno lavoro, che cazzo di lavoro è in una base militare? Un lavoro come un altro? No, assolutamente! Gli metto in mano una scopa e gli faccio passare Vicenza. Cerco nuovi posti in altre parti, ma non giustifico la base con il lavoro o con le strade! Vergogna, cazzo, vergogna!

martedì, gennaio 16, 2007

5 cose su di me, piuttosto particolari

Leggo e prendo "in prestito" dal blog della Marghe questa iniziativa. Devo scrivere 5 cose di me che non sono poi evidentissime, almeno non ai più, che però mi sappiano descrivere piuttosto bene. Iniziando col dire che mi trovo molto in difficoltà per cosa scrivere, tralascierei tutti i preamboli e andrei dritto al punto, anzi, ai punti.

1 - Inizio praticamente sempre 3 o 4 libri in contemporanea. A seconda dell'umore che ho in quel giorno decido quale leggere. Poi trovo sempre il libro che mi interessa di più e finisco prima degli altri, ma poi anzichè finire gli altri comincio il sostituto di quello terminato.

2 - Mi piace fare raccolta di dischi. Mi piace moltissimo la musica in generale, ma quando sento anche una sola canzone che mi piace devo avere il disco. Il mio umore varia non solo per le letture, ma anche per gli ascolti. Se non ho sottomano quell'artista in quel determinato momento strippo malissimo

3 - Ho grandi idee in testa, ma sono troncate subito dalla mia incapacità di portare a termine un qualcosa. Ho troppe cose da fare e la pigrizia molte volte mi fa propendere verso quella più semplice, tralasciando quelle altre. Se passa troppo tempo senza aver fatto una cosa che dovevo fare rischio di dimenticarmela e mi ci vuole una buona dose di energia per riiniziare a farla

4 - Se possibile faccio sempre le stesse strade per andare in un posto che conosco, in modo da evitare di pensare alle vie. Se penso troppo a che strada fare perdo la concentrazione e non riesco più pensare alle mie cose mentre guido. La mia mente è sempre in movimento, mentre guido e non c'è nessuno il momento è il migliore per isolarmi con me stesso

5 - Prendo molte decisioni, ma le prendo sempre con l'ansia di "e se fosse stato meglio....". Mi tranquillizzo solo a risultato ottenuto, ma prima di prenderne una mi deve spostare un muletto. Sono molte volte ansioso, anche se non lo do a vedere. Come è vero che sono geloso e non voglio che questo pesi sulle altre persone. Amo la libertà, totale, voglio vivere e pensare come cazzo mi pare. Anche se poi, in realtà, non sono mai convinto di nulla fino in fondo.

lunedì, gennaio 08, 2007

L'arrivo dell'anno nuovo...


È lei, rinchiusa nel suo tanto elegante quanto succinto vestito, che spunta dalla porta che delimita le scale. Lui la guarda, dal basso verso l’alto, in direzione della cucina. I gradini che li separano sembrano interminabili, una distanza irrecuperabile, un abisso non percorribile. Comincia a scendere, lentamente, elegantemente. Le sue gambe lunghe e affusolate invitano ad alzare lo sguardo per vedere dove possa finire quella bellezza. Un raggio di sole sbuca dalla finestra e la pone nell’ombra, nascondendole i lineamenti. Continua a scendere verso di lui, con lentezza e sensualità. Ogni mossa sembra un passo di danza, in ogni scalino che impatta sui suoi piedi si formano gli occhi per vederla meglio. Saranno 40 o 50, più o meno, i gradini. Sono tantissimi, non finiscono mai. E lei va lenta, prosegue nei suoi movimenti. Trasporta il suo corpo da destra a sinistra e da sinistra a destra. Ogni passo le fa muovere il vestito, ogni movimento le fa vibrare i capelli. Li porta lunghi, poco sotto le spalle. Di un castano scuro, in tinta con i suoi occhi. Li tiene mossi, come piacciono a lui. Ondulati, che sembra appena uscita da una doccia. L’ombra che la nasconde sta lasciando spazio alla luce, che comincia piano piano ad illuminarla e a rendere omaggio a quei lineamente a lui tanto cari. Orecchie minute, naso conforme al resto del viso, occhi scuri, come i capelli. Desiderio della sua vita. Si avvicina a lui e allunga un braccio. Gli accarezza la testa e scende verso la guancia. Lui le fa un sorriso, dolce, fatto lentamente, come l’ha vista scendere le scale; la prende per i fianchi e le da un bacio. Appassionato, caldo, intenso. Un bacio lungo, qualche minuto, ma delicato. Lei avanza, lui la circonda con un braccio e si gira a guardare la stessa direzione di lei. Cominciano a camminare, nel silenzio. Nessun rumore tutto intorno, solo i loro passi. Leggeri, innamorati. Solo la loro voglia di vivere, solo il loro desiderio. Un orizzonte che non ha certezze, una linea immaginaria di cui solo camminando riusciranno a trovare la fine. Il sole comincia a tramontare.

Buon 2007 a tutti!!!!!!!

Bateo

giovedì, dicembre 28, 2006

Il Ballo di San Vito


Salsicce fegatini viscere alla brace
e fiaccole danzanti lamelle dondolanti
sul dorso della chiesa fiammeggiante

vino, bancarelle terra arsa e rossa
terra di sud, terra di sud terra di confine
terra di dove finisce la terra

e il continente se ne infischia e non il vento
e il continente se ne infischia e non il vento
Mustafà viene di Affrica
e qui soffia il vento d'Affrica
e ci dice tenetemi fermo
e ci dice tenetemi fermo

ho il ballo di S. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

La desolazione che era neela ser
s'è soffiata via col vento
s'è soffiata via col rhum
s'è soffiata via da dove era ammorsata

Vecchi e giovani pizzicati
vecchie e giovani pizzicati
dalla taranta, dalla taranta
dalla tarantolata

cerchio che chiude, cerchio che apre
cerchio che stringe, cerchio che spinge
cerchio che abbraccia e poi ti scaccia

ho il ballo di S. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

dentro il cerchio del voodoo mi scaravento
e lì vedo che la vita è quel momento
scaccia, scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo

A noi due balliam la danza delle spade
fino alla squarcio rosso d'alba
nessuno che m'aspetta, nessuno che m'aspetta
nessuno che mi aspetta o mi sospetta

Il cerusico ci ha gli occhi ribaltati
il curato non se ne cura
il ragioniere non ragiona
Santo Paolo non perdona

ho il ballo di s. Vito e non mi passa!
ho il ballo di S. Vito e non mi passa!

Questo è il male che mi porto da trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
rotola rotola rotola il masso
rotola addosso, rotola in basso
e il muschio non si cresce sopra il sasso
e il muschio non si cresce sopra il sasso

scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori della taranta,
della taranta della tarantolata...

venerdì, dicembre 22, 2006

Crisi d'identità....


Troppe volte penso se mettere a repentaglio la propria identità, se cambiare delle proprie convinzioni, se trasformarsi, termine forse esagerato ma che rende l'idea, sia una cosa giusta. Talvolta mi ritrovo con il dilemma esistenziale se seguire senza esitazioni la mia linea guida, oppure permettermi qualche "distrazione" di tanto in tanto.
Ho notato che quando il richiamo arriva Troppo Forte si tende spesso a gettare in un cestino, o al limite spostare in un angolo, le proprie certezze. Ma tutto ciò è giusto?
Il camaleonte si mimetizza nella natura per scopi "guerrieri", e nessuno ha mai detto nulla. L'elefante non potrebbe, anche volesse. E allora io chi sono? Un camaleonte? O un elefante?
Non posso? O non voglio?
L'istinto giustifica il crollo di alcune barriere? Il richiamo permette una modifica della propria identità? Chi siamo noi? Gente che cerca la propria strada e la mantiene o gente che cerca qualche altra cosa ed è disposta a cambiare strada per ottenerla? Magari uscire anche solo di carreggiata per rientrarci...chi siamo noi? Chi sono io?
Non lo so, troppo spesso me lo domando e certe mie azioni sono verso una direzione, certi compromessi in un'altra. Perchè alla fine di compromessi si parla, giusto?
Compromesso significa ingoiare bocconi amari, tanti rospi e qualche volta pure vivi, per ottenere il proprio scopo.
Sono più disposto a seguire la mia strada senza esitazioni o accettare compromessi per arrivare al punto? Che poi questo punto, non si sa nemmeno se sia definitivo. Chi lo sa. Non si sa niente, per l'appunto. Quindi sarebbe modificare la propria identità per scoprire se qualcosa ti possa piacere in futuro.
Ma alla fine di tutto, io, la mia identità, ce l'ho veramente?

mercoledì, dicembre 20, 2006

Giornata intensa


Guardo alto nel cielo e c'è un sole che richiama il passo. Le gambe vorrebbero muoversi e andare, andare per conto loro. Decidere un giorno di staccarsi e andarsene, lasciando qua, sulla sedia in questo ufficio, solamente la parte superiore del mio corpo.
Quello stato di annebbiamento mentale mi accompagna dal momento della sveglia. Gli occhi stamattina chiedono pietà eppure so che dovrò torturarli per altre 6 lunghissime ore.
Domattina sono di laurea, sarò fuori dall'ufficio tutto il giorno. Per fortuna. Non vedo l'ora arrivi il 29 dicembre. Chissà che si decida qualcosa di interessante da fare.

martedì, dicembre 19, 2006

Un istante


In un istante tutto cambia. Tutto si trasforma. Come qualcosa che pensavi tuo e ti scivola dalle mani. Come qualcosa che credevi al sicuro che invece scappa. Come una coperta che credevi ti coprisse invece ti lascia fuori i piedi.
In un istante tutto si modifica. Anche quello che non credevi si potesse modificare.
Anche gli umori, cambiano in un istante.
Ci sono delle volte che pensi di avere tutto, fra le mani. E che niente e nessuno sulla faccia della Terra potrà portartelo via. Hai tutto.
Poi qualcosa cambia, basta un istante e come un domino impazzito porta via con se anche tutte le altre cose. Non hai più niente.
Quante volte vi siete sentiti così? Quante volte siete capitati in questa situazione? Io tante. Ma tante veramente. Anche ultimamente purtroppo. Forse però è solo una situazione figlia di un umore troppe volte alterabile.
Ho tutto. Non ho niente. In un istante, in una soffiata di vento. Devi cercare di ricominciare tutto da capo, per tentare di risalire quella montagna che nel suo punto più alto possiede quel tesoro che ti fa tirare avanti nella vita. Ti fa prendere anche pesci in faccia senza cadere, ti fa rigare dritto, ma al tempo stesso ti rende così anarchico che qualche piccola regola ti sembra una catena. Qualche consiglio sembra un rimprovero, qualche suggerimento una dimostrazione di una superiorità altrui.
Mi ritrovo spesso a chiedermi se viviamo la vita per questo: per raggiungere quel punto più alto e tentare con tutte le nostre forze di rimanere aggrappati alla cima.

venerdì, dicembre 15, 2006

E' ora di finirla!


Medici e dottori e l'infermiere addetto
non sanno cosa fare con questo cristo a letto,
è caduto in coma già da stamattina,
un'altra sporca preda dell'eroina!

Questa è la lebra del mondo industrializzato
entrata nel mercato per grazia dello stato
schiere di spacciatori la smistan come caramelle,
mentre i loro senatori ritiran le bustarelle.

Gli aghi abbandonati riempiono i giardini,
giocattoli mortali x giovani e bambini,
bisogna reagire osannano i ministri,
si sparano una sega e dopo chi li ha visti.

Si tolgono il cappello se muore il presidente
e questo fa capire che nn contiamo niente,
siamo stanchi di gridare e di manifestare,
bisogna aprire gli occhi, è ora di lottare!!!!

E' ora di finirla di farsi inculare,
E' ora di finirla di farsi comandare
non si può nascondere l'ipocrisia di stato
con l'ago insanguinato di uno stupido drogato!

Lui non può sapere il male che si fa
lui non può sapere il male che ci fa
lui non può sapere il favore che gli fa
lui non può sapere il potere che gli da.

Svegliati ragazzo, spalanca i tuoi occhi,
non vedi stai morendo, ma perchè non lotti?
Se non vuoi finirla e non credi più a un cazzo
allora crepa in fretta,povero pazzo!

Gli aghi abbandonati riempiono i giardini,
giocattoli mortali per giovani e bambini,
bisogna reagire s'infiamma la questura
e aumenta i poliziotti per farti più paura!

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stamattina ascoltavo questa canzone in macchina e mi è venuta subito la voglia di scriverla nel blog. C'è molta ipocrisia in effetti in questa Italia, ma c'è soprattutto la voglia di non lottare da parte di alcuni ragazzi. Di lasciarsi andare, di lasciarsi morire. E lo Stato li accusa. E si giustifica con loro. I drogati sono la quintessenza di uno Stato. Quante volte sentiamo dire che quel reato è stato commesso da un "drogato"? E' la loro giustificazione, è la loro ancora di salvezza.
"Siamo stanchi di gridare, di manifestare, bisogna aprire gli occhi, è ora di lottare" è un verso di questa canzone. Siamo stanchi perchè nessuno ci ascolta, perchè nessuno, o pochi, capisce in realtà cosa vuole la gente, cosa vogliamo noi.
La foto che ho messo per me è bellissima, forse è un pò forte, ma alla fine credo che renda benissimo l'idea. L'ago insanguinato che infilza la lingua, primo mezzo di comunicazione che abbiamo noi umani. Che blocca la parola.
"Svegliati ragazzo, spalanca i tuoi occhi, non vedi stai morendo, ma perchè non lotti!"

mercoledì, dicembre 13, 2006

La finestra


il sole è così caldo che l'inverno non sembra arrivato
soffia il vento gelido a riportarci sulla terra

in questi giorni in cui molto sembra cambiato
quello che ho di dentro è molto simile ad una guerra

una guerra senza armi, ma soprattutto senza morti
all'interno del mio corpo c'è qualcuno che mi bussa

chi mi ha fatto dei favori, chi mi ha dispensato torti
i miei globuli rossi fanno la rivoluzione russa

Sento battere un martello, c'è qualcosa che mi preme
tanta gente allontanata, tanta gente che ci tiene

quando voglio averla affianco è sempre troppa la distanza
sono isolato un pò dal mondo, sono solo nella stanza

anche con tanti personaggi tutti intorno come saggi
preferisco l'emozione di provare cose nuove

nuove esperienze, nuove atmosfere
attorno a me persone VERE

chiedo poco dalla vita, non son nato creditore
come chi dall'alto guarda e chiede sempre senza dare

cerco solo l'allegria, anche se la difficoltà
sta nel trovarla in ogni via, anche quando non ci sta

chiedo tempo al cuore mio, io non voglio più soffrire
c'è troppo male in questo mondo, ti vien quasi da morire.

Sotto la finestra corpi vuoti a testa alta
fanno scorrere le loro gambe sul marciapiedi

qualche sfumatura nel cielo, un gabbiano che si esalta
sento ancora la tua voce, leggo ancora i tuoi pensieri.

Bateo

lunedì, dicembre 11, 2006

In memoria di un compagno



Salvador

Salvador era un uomo,
vissuto da uomo
morto da uomo,
con un fucile in mano.

Nelle caserme i generali,
brindavano alla vittoria
con bicchieri colmi di sangue,
di un popolo in catene.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Mille madri desolate,
piangevano figli scomparsi
l'amore aveva occhi sbarrati
di una ragazza bruna.

Anche le colombe
erano diventate falchi,
gli alberi d'ulivo
trasformati in croci.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Ma un popolo non può morire,
non si uccidono idee
sopra una tomba senza nome,
nasceva la coscienza.

Mentre l'alba dalle Ande
rischiara i cieli,
cerca il suo nuovo nido
una colomba bianca.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

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Pinochet è morto domenica 10 Dicembre 2006. I calici si levano, le lacrime scendono. Per tutti i desaparecidos, per tutti gli esiliati, per tutti i condannati a morte, per tutti i compagni in carcere sepolti. Per tutti coloro che dalla resistenza di Salvador Allende hanno tratto un insegnamento a resistere contro i tiranni del potere, contro i sanguinari che non accettano altri tipi di governi, altri tipi di economie, di gerarchie. Per tutti i figli, i nipoti e i pronipoti dei resistenti o dei dissidenti che non hanno potuto più salutare nè stare coi loro cari. Per tutte le democrazie. Per tutti coloro che mi sono dimenticato di citare. Per tutto il Cile, per tutti i cileni. In alto i calici, questo è un giorno da ricordare.

Il divino è sceso sulla terra


Sono passati ormai 9 giorni dal concerto dei Muse, ma resta sempre fisso e indelebile la sua immagine nella mia mente. E' una settimana che li ascolto ininterrottamente, quasi a rievocare recenti emozioni o brividi corsi lungo la mia schiena.
Ho un paio di video nel pc di quella magnifica serata. Si vede e si sente malissimo, ma la loro valenza, la loro importanza, supera una migliaia di volte la loro qualità.
Risentire questo gruppo nel lettore all'interno del proprio abitacolo, avvolti nelle note e nella voce di Matthew Bellamy, fa apprezzare ancora di più lo spettacolo al quale abbiamo assistito quella sera.
Quei meravigliosi giochi di luci e quelle fantastiche scenografie a rendere il tutto più elettrizzante. Una grande serata, un grande gruppo, un gran concerto.

martedì, novembre 21, 2006

Liberi pensieri in libera mente












Mi ritrovo sempre in difficoltà. Ho bisogno, un quasi bisogno disperato di trovarmi una ragazza. La vita da single mi ha stancato. Dopo anni e anni di passione, questa lunga degenza in stato solitario mi è servita per fare tutto ciò che prima non avevo fatto. E mi è andata più che bene!
Però in questo periodo sono anche cresciuto e mi sono un po’ più “specializzato”. Ora come ora mi faccio venire il nervoso da solo. Non sopporto più la schiera di ragazze “testa vuota”. Ho passato gli ultimi anni parlando e discutendo del più e del meno con persone che hanno una certa capacità di fare un discorso di senso compiuto. Ora non posso più farne a meno! Necessito di allegria, ma soprattutto di originalità. Mi piacerebbe trovare chi mi sappia incuriosire, più che capire o comprendere. La comprensione non mi interessa, mi interessa la pienezza di una ragazza. Pienezza di vita e di testa. L’avventura trasmessa ogni giorno, come allegria, ma fanculo, anche i momenti tristi sì, però che abbia il tutto un senso di caratteristica propria. La banalità mi da fastidio, la detesto. Non parlo di routine, di gesti ripetuti. Parlo di banalità: quando vedi una ragazza e dici: da questa mi aspetto che dica quelle cose e quelle cose puntualmente vengono dette. Basta, con queste ho chiuso, ho voglia di novità, di emozioni, forti, di vita. E di viaggiare, per conoscere e capire in che Paese, tanto bello dal punto di vista artistico quanto imbecille il popolo che lo compone, siamo disgraziatamente nati.

sabato, novembre 11, 2006

GRANDI BANDA!!!














Che concerto!!! Grandi Bandabardò! Era un bel pezzo che non mi divertivo così!!!!

lunedì, novembre 06, 2006

Farfallina....

Un fiore in bocca può servire...non ci giurerei
ma dove voli farfallina non vedi che son qui
come un fiore come un prato fossi in te mi appoggerei
per raccontarmi per esempio come vivi tu

potresti dirmi sorellina in cosa credi tu
cosa speri cosa sogni da grande che farai
se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi
che paura certe notti ti senti sola mai
Così sola da da non poterne più

Se hai bisogno d'affetto
se ne hai bisogno come me
se hai bisogno d'affetto
e di qualcosa che non c'è ...

per te tra gioia e dolore che differenza c'è
vuoi dei figli sì dei figli o non ci pensi mai
e il sesso è un problema oppure no
sembri libera e felice o a volte piangi un po'

Si dice in giro farfallina che tu l'anima non l'hai
e come fai piccolina a dire si o no
Non pensare che sia pazzo se sto a parlare con te
è che sono solo sorellina così troppo solo che

Ho bisogno d'affetto
per oggi tienimi con te
ho bisogno d'affetto
ho bisogno anche di te

ho bisogno di amore
e di qualcosa che non c'è

Ho bisogno d'affetto...
ho bisogno d'affetto...
ho bisogno d'amore...

venerdì, novembre 03, 2006

Volver


Non c’è regista più afferrato di Pedro Almodovar nel raccontare il mondo delle donne. Incredibilmente a suo agio quando racconta storie di ordinaria gestione quotidiana del gentil sesso riesce sempre a cogliere nel dettaglio l’universo femminile. Dopo la parentesi puramente maschile de “La mala educacion” si dedica ad un film in cui il tema principale è il ritorno. Volver, appunto, tornare. Il suo ritorno al soggetto preferito, le donne; il ritorno di una madre che scompare improvvisamente dalla vita delle proprie figlie; il ritorno alla Mancha, suo luogo di nascita e di formazione. Formazione e crescita che influenzano non poco questo film. Come ci spiega lui in un’intervista “Sono stati i miei ricordi personalissimi ad ispirarmi questo film. I primi otto anni della mia vita che ho vissuto a La Mancha, dove il cortile diventava il mio mondo, tutto al femminile, che mi permetteva di vedere la vita dal vivo”. La vita, la Mancha, la femminilità i tre temi portanti di quest’opera del regista spagnolo. La femminilità sopra a tutto, come dimostra l’utilizzo quasi spietato della macchina da presa in una costante azione adorativa delle forme e della sensualità di un’esaltante Penelope Cruz. Ma anche femminilità intesa come modo di vivere, come presenza nella vita e nello schermo. Gli uomini hanno il destino di essere una parte secondaria, quasi scomoda nei film di Almodovar e in questo ne abbiamo ulteriore conferma. Nessun uomo verrà ricordato dopo i 120 minuti di visione. Resteranno bene impresse invece le 5 attrici, tutte premiate al 59esimo festival di Cannes.La Mancha, con il suo vento che fa diventare pazzi, e i suoi mulini rimembranti ancora di fantastiche azioni eroiche di Don Chisciotte col suo umile scudiero Sancho Panza.La Mancha con la sua strada principale in cui si elabora tutta la storia. Fatta di portoni che si guardano e nascondono vite complesse e misteriose al loro interno. La Mancha fatta dalla sua gente e dalle sue pazzie. E poi c’è la vita. Omaggiata dalla prima all’ultima scena, resta il vero, grande, traino del film. La vita a cui il regista rende omaggio partendo dalla sua antitesi, la morte. La leggerezza con cui le donne del film sanno interpretare la morte non può che ritenersi un inno alla vita, un costante richiamo alla gioia che essa ti concede. Non troveremo all’interno dell’opera un solo lamento rivolto alla morte, anzi, troveremo subito delle donne spolverare le tombe dei loro defunti, lottando contro il solano, il vento prima citato, ma con una serenità e leggerezza che lasciano quasi sconcertati.C’è tutto in questa scena iniziale. Il vento, la vita, la morte e le donne.Donne forti come Raimunda, o più deboli come Augustina, una quasi suora Hippy con la marijuana in giardino, o donne ancora da formare come Paula, la figlia . Sono loro che caratterizzano la storia del grande Pedro. Un film da vivere dall’inizio alla fine, ammirando il magnifico utilizzo dei colori, il tanto attento quanto raffinato utilizzo della macchina da presa e l’omaggio, cercato e voluto, fatto dal regista alle nostre attrici italiane Anna Magnani e Sofia Loren. Il tutto esaltato da una superba Penelope Cruz, poderosa nel riempire lo schermo anche solo con uno sguardo o una camminata.

Oggi è un giorno alla pari!!!

Prende bene stare fuori oggi che è primavera
prende bene andare in giro con il sole che saluta la sera
oggi che è primavera.

E ho buttato via i pensieri via la noia e il magone
li ho buttati tutti quanti stamani tutti dentro a un bidone
e fuoco col kerosene!!!

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io,
A MODO MIO!!!

E' che oggi sono in forma oggi è un giorno speciale
di quei giorni che non vengono spesso come le eclissi di sole
che le puoi quasi contare

E le bambine, le bambine oggi sono gentili
le bambine oggi fanno un sorriso ai fischi dei militari
oggi è un giorno alla pari!!!

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch'io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch'io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io,
A MODO MIO!!!

martedì, ottobre 31, 2006

Roma parte seconda

Il Festival del cinema era parecchio distante dal nostro ostello, ma grazie alla metropolitana le distanze siderali si trasformano in rapidissime tratte. 5 film era il nostro obiettivo. D'altronde siamo venuti a Roma per quello. Le ore che ci separavano dalla prima proiezione ci hanno permesso di fare ciò che per noi era un sogno: l'Olimpico. Non distava molto e l'abbiamo raggiunto a piedi. Chi come noi vive di pane e calcio può capire l'emozione di trovarsi di fronte all'Olimpico, uno degli stadi per eccellenza in Italia. Il nostro mausoleo era visitato e il tempo sembrava scorrere troppo velocemente. Ho finalmente fatto la conoscenza di una persona squisita, che ci ha tenuto compagnia discutendo del più e del meno per ore, disquisendo su qualsiasi cosa ci venisse in mente. Ci ha consigliato una strada per il ritorno, poi all'ora della nostra prima proiezione ha ripreso in mano il suo motorino e se ne è andato. Grazie di tutto Lallo! Ti aspettiamo da noi ora!!I film hanno riempito il resto della nostra giornata e ci hanno accompagnato, fra un trancio di pizza e un sacchetto di patatine verso la fine di essa. Abbiamo visto 3 film il sabato, uno differente dall'altro. Uno più bello dell'altro. Avrò modo in futuro di parlare di essi soffermandomi tra l'altro anche sul film di Virzì su Napoleone. Tra un film e l'altro ci sfamavamo e ci "ammazzavamo" di sigarette consci del fatto che poi per 2 ore si era dentro il palatenda e non si poteva approfittarne. Abbiamo visto da vicinissimo l'arrivo all'Auditorium del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del sindaco (mirabile) di Roma, Walter Veltroni. Vicinissimi, ma in mezzo ad una selva di teste affamate di foto che non hanno permesso al sottoscritto di poterne scattare una decente.Abbiamo estratto la nostra cartina e ci siamo diretti al Colosseo. Lallo ci aveva spiegato la strada più bella per arrivarci senza fare troppi giri e noi l'abbiamo seguita passo passo: Via del Babuino, Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Colosseo. Fantastico, immenso. Di notte, illuminato, rende l'idea di un qualcosa di magico, di un qualcosa di storico. Di qualcosa di magnifico. Siamo rimasti senza parole. La notte scendeva su di noi fra i canti di gioia dei romani lungo le strade e le panchine affollate di gente con chitarre e cannoni. Sembrava una situazione irreale, in realtà è solamente una situazione troppo distante e diversa da quella che viviamo giornalmente noi qua su al freddo del Nord. La notte a Roma è bellissima. Le strade sono calme, non c'è tanto traffico e persino gli spazzini hanno quello houmor che ti consente di fermarti a fare quattro chiacchiere, quando ti rendi conto di esserti perso tra le stradine della Capitale. Ti sembra di perderti ogni passo che fai, ma in realtà ogni centimetro che calpesti ti rendi conto che è storia e per di lì c'è passata quella dell'Italia. Abbiamo salutato tutti questi posti a malincuore, ma sapevamo che il nostro soggiorno era quasi finito. La domenica abbiamo visto gli ultimi due film rimasti e ce ne siamo tornati a casa, sapendo che cmq il fine settimana che abbiamo passato è stato uno dei più belli e dei più intensi degli ultimi anni.