venerdì, gennaio 25, 2008

Fottiti


FOTTITI
AMMAZZATI
UCCIDITI
FANCULIZZATI
SMATERIALIZZATI
SOPPRIMITI
CENSURATI
ESILIATI
ROVINATI
EVIRATI

VAI A CAGARE!

giovedì, gennaio 24, 2008

Balliamo sul mondo

Siamo della stessa pasta bionda non la bevo sai.
Ce l'hai scritto che la vita non ti viene come vuoi.
Ma e' la tua e per me e' speciale
e se ti puo' bastare sai
Che se hai voglia di ballare uno pronto qui ce l'hai!!
Balliamo sul mondo!! Va bene qualsiasi musica!
cadremo ballando, sul mondo lo sai si scivola!!
Facciamo un fandango! La' sotto qualcuno ridera'!!
Balliamo sul... mondo!!!!
Non ti offro grandi cose pero' quelle li' le avrai
Niente case ne' futuro ne' certezze, forse guai
Ma se dall'Atlantide all'Everest
non c'e' posto per noi
Guido io in questo tango ci facciamo posto dai!!
Balliamo sul mondo!! Va bene qualsiasi musica!
cadremo ballando, sul mondo lo sai si scivola!!
Facciamo un fandango! La' sotto qualcuno fischiera'!!
Balliamo sul... mondo!!!!
[......]

Questa mattina niente radio in macchina. Ogni tanto mi succede, mi metto a canticchiare per vedere cosa ne esce, cosa mi rimembra la strada che mi porta ogni giorno al lavoro.
Questo giro Ligabue ha un pò monopolizzato la mia attenzione e tra tutte le canzoni che mi sono venute in mente questa è quella che mi è entrata e non mi è più uscita.
Sarà per quella sensazione che ti trasmette di unione di intenti e di forze nel contrastare il mondo, di vincerlo, soprattutto di non farsi soprassedere dalle troppe parole, troppo spesso lasciate al vento che spazza via tutto quanto.
Così la musica si impossessa di noi che vinciamo il mondo ballando e le nostre promesse non sono grandi, ma sono sincere e soprattutto mantenibili.
Ma più di ogni altra cosa è l'allegria che trasmette questa canzone ad essere speciale. Niente nenie, niente tedio, niente giretti lenti. Solo rock, allegria, velocità e una inconfondibile, irrinunciabile, voglia di fottersene perchè sul mondo si scivola, ma quando si cade l'importante è farlo ballando, perchè si sa "la' sotto qualcuno applaudira'"

lunedì, gennaio 21, 2008

La porta colorata

Tutto comincia così, la mattina quando ti alzi e guardi la sveglia. Segna le 8 e 20, circa, e realizzi che avrai 10 minuti per te. Ti alzi, ancora assonnato girovaghi per la casa, con i pantaloni del pigiama uno alto e uno basso, cosa di cui non riesci mai a capire il perchè. Te ne vai in bagno, ti lavi bene bene la faccia e poi stai lì, quasi con le orecchie tese, ad ascoltare il nulla che ti circonda, appoggiato con i palmi aperti sul bordo del lavandino. In un istante, vieni avvolto da quel senso di tristezza che non ti lascierà più per la tutta la giornata. E’ quel senso di smarrimento che ti si aggrappa alle caviglie e non vuole più lasciarti andare. E’ come quando torni da un posto magnifico, e alla mattina l’unica cosa che vorresti fare è tornare là, in quel posto in cui stavi tanto bene e ti sentivi tanto felice. Ti muovi, perchè sono circa due o tre minuti che sei lì fermo con gli occhi ancora socchiusi che ci pensi e ti rendi conto che la tua giornata non potrà minimamente essere incentrata su questo pensiero. Ti rilavi la faccia e finalmente ti decidi che è arrivata l’ora di darsi sembianze serie, da dipendente. Così ti infili i jeans e la felpa, mentre ancora assonnato, e triste perchè la giornata al di là del vetro si preannuncia uggiosa, ti accorgi che avevi visitato solo due stanze della tua casa e ti era già costato uno sforzo immane.
Ed è proprio in quel preciso istante, in cui la porta colorata che separa il mondo dei sogni dalla realtà si apre, che il tuo senso di smarrimento si fa pieno, compiuto. Il tuo sonno si arrampica come l’edera ai muri, il tuo senso di immaginazione pervade i tuoi pensieri, la tua vista si fa offuscata e il viaggio verso la nuova giornata si fa sempre più veloce e intenso. In pochi minuti ti rendi conto di essere te stesso. Con la tua casa, le tue sedie, i tuoi caffè e le messe di tua nonna. Capisci che non c’è quello che vorresti, che non hai vicino chi desideri.
Per un istante, però, è stato bello. Immaginare che al tuo risveglio eri da solo per puro caso. Che una volta lavata la faccia si sarebbe sentita una voce dolce e sensuale che ti diceva che il caffè era pronto. Che ti pigliavi un bel bacio senza fiatare e avevi solo la possibilità di ricambiare. Di sentirti dire “Buongiorno!” e vederti un sorriso che ti rallegrava la giornata. Ti saresti anche alzato prima per poter passare un pò di tempo assieme, quello è sicuro! Che ti sedevi lì, nella cucina ancora semiscura e ti trovavi davanti la donna dei tuoi desideri che ti guardava con occhi anche lei semichiusi dal sonno e capivi che la giornata sarebbe stata dura, ma l’avresti affrontata insieme. In due posti separati, ma uniti dallo stesso sguardo e dalla stessa complicità mattutina.
Invece la porta colorata che separa il mondo dei sogni dalla realtà si è aperta e con lei tutti i tuoi pensieri se ne sono andati. Sono stati ricacciati dentro, in attesa di essere nuovamente richiamati, la mattina seguente, al chiamare della sveglia. Non ti resta che guardare tua nonna in piedi a mani giunte davanti alla televisione e renderti conto che la giornata sarà più dura di quello che ci si aspettava. Un cenno di saluto con la mano, la giacca messa in fretta con una mano, la sciarpa arrotolata alla "beneemeglio" con l'altra, una sigaretta in bocca di tutta fretta, una schiacciatina rifiutata lasciata sul tavolo, le chiavi nella tasca. Uno sguardo allo specchio: “Buongiorno!”

venerdì, gennaio 18, 2008

Sonno

Cazzo, che sonno!!! Ho sonno, un leggero mal di testa, quella voglia matta di stare sotto le coperte, al calduccio, a dormire per ore, ore, ore, ore.....

giovedì, gennaio 17, 2008

Non sembra, ma sono felice


Ho voglia di cadere in burrone
Per esplorare il vuoto
Per capire che senso si prova
nel lasciarsi andare senza paura

Che rabbia dover spendere centinaia di euro per poter dormire con la persona con cui vorresti dormire sempre e vedere che ci sono persone che si permettono il lusso di rinunciare ad una notte assieme per qualche capriccio...grrrr

mercoledì, gennaio 16, 2008

Una sola parola: LAICITA'

Il Papa ha declinato l’invito ad inaugurare l’anno accademico all’Università La Sapienza a Roma. Un importante gruppo di professori e studenti ha manifestato il proprio dissenso riguardo l’invito fatto dal Magnifico Rettore e il Pontefice ha deciso di declinare.
Passerà come vittima, poverino.
Il clima è intollerabile, ora dicono.
C’è censura, sono le reazioni.
Cacciata dei prof, propongono da AN.
Che siamo tutti matti? Siamo tutti diventati scemi? Svegliamoci cazzo!
Non mi sembra vero che i ragazzi e i prof abbiano ottenuto questa vittoria. Grandi cazzo, grandi!
Il nemico della Scienza ad inaugurare l’anno in uno dei templi della Scienza. Un’assurdità, appunto. Grandi ragazzi, grandi! Galileo sarebbe orgoglioso di voi se fosse ancora vivo!
Ci hanno tacciato di intolleranza, di censura. Ma che censura e censura! Il Papa parla quando vuole e dove vuole, ha un eco mediatico che nemmeno il proprietario di 3 televisioni in Italia e si parla di censura? Ma per favore!!!
Parlano di dialogo, di confronto. Ma che dialogo ci può essere con chi il dialogo lo rifiuta e va avanti a dogmi? Con chi ti porta le proprie credenze come unica forma di verità e ha sempre stroncato chi la pensava diversamente?
Intolleranti noi? E’ vero cazzo, siamo intolleranti! E io non mi vergogno di questa mia intolleranza. Intollerante nei confronti di chi predica intolleranza e rifiuto del diverso, di chi predica contro l’aborto, contro il divorzio, contro tutto cazzo quello che va nella direzione giusta! Se questo è essere intollerante, se questa parola significa combattere chi va in piazza per ammazzare diverse forme di unione rispetto alla bigotta famiglia, allora sì, sono intollerante! E’ di nuovo alto il muro, lo scontro ha di nuovo inizio e ci puoi giurare che da oggi in poi ci sarà la corsa ad accapparrarsi i voti dei cattolici indignati di questa sacrosanta e giustissima protesta nei confronti del paparatzo. Fottetevi cazzo, voi tutti politicanti che andate a fare del credo un’arma di propaganda politica. Fottetevi tutti e se possibile marcite all’inferno, che se davvero deve esistere un posto dove passare il resto dei nostri giorni è quello il posto che meritate!

lunedì, gennaio 07, 2008

Piombo


"Chiazze di sangue, giornate di sole
Le dita sull’asfalto, l’arma già scarica.
Giovane vita in un gesso sottile
Tutto finisce, in terra resta una sagoma.

Fanti e pedine, scacchiere di morte
La merce nel sistema è l’unica regola
Rischiare tutto e non essere niente
Nel male scuro che travolge ogni pietà.

L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

Se un sogno non raggiunge neanche il mattino
Se le illusioni sono scorie di umanità
Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.

Dentro una terra di sole e veleni
C’è un paradiso infestato dai demoni
Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l’oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l’incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà."

domenica, dicembre 30, 2007

2007? It's finish...

Sono steso sotto lo copertone e penso a questi ultimi giorni del 2007. Un paio di giorni, 2 esattamente, una manciata di ore e l'anno solare 2007 lascierà il proprio posto al suo successore, il 2008. Come in tutte le cose c'è un inizio e c'è una fine.
Il 2007 dunque, come anno che stiamo per lasciare. Un bilancio alle volte è molto difficile farlo completo, soprattutto quando le cose che ti sono successe in questo anno sono molto lunghe e soprattutto sono molte. Non saprei esattamente come definire il mio 2007, per la consueta paura di tralasciare qualche aspetto, ma tenterò di farlo, nel più soggettivo dei modi, guardando in faccia quello che è stato buono, quello che è stato cattivo e quello che in realtà non vorremmo più vedere, nè nel 2008, nè negli anni a venire.
E' stato l'anno del boom. Passato il tempo della solitudine l'inizio del 2007 mi ha fatto conoscere e frequentare la ragazza con cui attualmente sto, margherita. Un paio di giorni fa dissi, in un gioco più osceno che cretino, che lei mi cambiò la vita. Ed è realtà. Mi cambiò la vita perchè da quando sto con lei affronto le vicissitudini e le difficoltà del momento con molta più calma, tranquillità e soprattutto con molta meno apprensione del passato. So che c'è lei e questo mi da una forza incredibile per affrontare e superare tutto ciò che mi ostacola. Non so che cosa sia in realtà la felicità. Se un reale stato d'animo, una sensazione, un modo di essere o più semplicemente la definizione semplicistica di un insieme complesso di cose e situazioni. Beh, non so cosa sia in realtà, ma sento che quando qualcuno mi chiede come sto mi viene da rispondere "felice". E questa felicità, debbo ammetterlo, appartiene molto anche a lei e al suo modo di essere e di esprimere gioia anche in momenti apparentemente meno adatti.
Sono sulla via del "me stesso" nel senso che mai come in questo anno in cui sto con lei sono riuscito ad avvicinarmi così tanto alla persona che vorrei essere. Saranno gli anni che passano e la testa che cambia, ma la naturalezza con cui affronto ogni situazione mi fa sentire bene. Propongo dose continuativa e abbondante durante il prossimo anno.
Lasciato il cuore al primo posto della lista, come giusto e normale che in situazioni così debba essere, trova spazio nella mia top classifica delle cose da ricordare del 2007 la conferma lavorativa che ho ricevuto in quel di Aprile. 3 anni di apprendista son dunque serviti a qualcosa anche se una mia rovinosa cappellatta rischiava di fare saltare tutto per aria. Ma sono stato confermato, il lavoro c'è, siamo soddisfatti e tendiamo ad essere così in forma anche per il 2008. Poche righe forse non bastano per descrivere quello che questa conferma ha fatto in me, nella mia testa e nel mio corpo. Quindi evito di dileguarmi e tiro dritto verso altri orizzonti.
L'insperato è avvenuto e vi dirò di più, sta ancora accadendo. Dopo anni di proposte e mezzi tentativi, perlopiù nemmeno cominciati siamo riusciti a formare una squadra di calcetto. Un avvio un pò imbarazzante, ora le cose sembrano cambiare. Il nostro cuore batte un pò più forte e speriamo vada così anche la squadra nel prossimo inizio di anno, che coinciderà con la nostra seconda metà di campionato. Seconda metà di campionato che oltre a noi dovrà vedere reagire per bene anche la squadra della città. Sto maledetto Vicenza che sembra sentire della nostra presenza non vuole saperne di uscire dalla sua mediocrità e saluta l'anno 2007 dal basso della classifica. Dopo tanti tentativi ci siamo riusciti, guardiamo tutti dal basso all'alto. Il 2008 in campo sportivo sarà l'anno dei riscatti? Speriamo in bene, anche se la mia Inter, in realtà, in questo 2007 mi ha dato molte più gioie che delusioni, finendo addirittura in bellezza col derbone vinto alla vigilia di natale. Una goduria pazzesca!!
Cerco conferme sugli hobby, che oltre al calcio mantengo. Un cineforum in cui essere sempre più partecipe in iniziative e protagonismo. Nella speranza, molte volte vana che chi di dovere si guardi allo specchio in questo inizio anno e si faccia un esame di coscienza. La felicità di appartenere a questo movimento mi fa solo aumentare il livello di sopportazione. E tutto sommato, di questo sono abbastanza soddisfatto.
E poi ci sono i nostri viaggi, nel 2007, i nostri concerti, le nostre gite, le nostre camere d'albergo e tutto quello che ci gira intorno. C'è Berlino col festival, il centro sociale Maria, Alexander platz, Postdamer platz, il taxista impazzito e il vento gelido che accarezzava i nostri volti. C'era il kebab buonissimo assaggiato per la prima volta nella capitale tedesca e il tronchetto delle schifezze con verdure a più non posso fatto preda degli uccelli che abitavano la piazza in quella mattina.
C'è la Toscana, con il suo mare; c'è Castiglione della Pescaia, Grosseto, Follonica, il campeggio. La tenda, il mangiare, il fumare il bere, le coccole, il sesso. C'è tutto in quella vacanza, forse anche troppo perchè da allora tornare alla realtà come prima è stato molto doloroso.
C'è Parigi con la sua immensa bellezza, con il suo fascino, il suo romanticismo, il suo savoir-faire, il suo francese dalla erre moscia. Ci sono le baguette, le boisson, l'Arco di Trionfo, le Champs Elisèe, la Tour Eiffel. C'è la metro, tedesca o francese che sia. E gli artisti di strada.
E nel finire dell'anno c'è anche Torino, con le sue strade, i suoi monumenti, il suo poco traffico e il suo museo del cinema, uno spettacolare excursus su tutto ciò che è ed è stato il cinema d'autore nella storia della pellicola. E Roma, che a proposito di cinema ci ha fatto visitare il festival anche quest'anno e in cui ho avuto la gioia di vedere coi miei occhi l'attuale guru della politica italiana, nonchè possibile salvatore da orde barbariche e populiste attuate da molti scellerati e mal consigliati cittadini, tale signor Walter Veltroni.
Ah giusto, quasi me ne dimenticavo, le primarie. Non c'è da dire tanto, solo che in una fase come questa di stallo qualcosa sembra muoversi e noi siamo qua che aspettiamo con ansia. E intanto facciamo gli scongiuri che non si torni a votare ora come ora.
Mi sembra di aver racchiuso tutto in questo pachidermico post e giungo alle conclusioni.
Non mi piacciono testi così lunghi, non li legge solitamente mai nessuno. Però sto giro la mano si è impossessata delle mie facoltà mentali e non ho retto all'impulso. Mi sono permesso anche di farmi il "regalo della tredicesima", visto che di regali di Natale non ne voglio sapere, non mi interessano e per fortuna quest'anno non ne ho ricevuti (nè fatti)
Il tempo delle conclusioni è tempo di discussione con noi stessi. Non è andato, come nella logica delle cose, tutto bene questo 2007. Ci sono stati degli avvenimenti che ci hanno fatto riflettere, che ci hanno tenuto col fiato sospeso o che ci hanno colto talmente di sorpresa da averci lasciato col fiato sospeso e con l'ovosodo in gola. Nè su, nè giù.
E' qui che vorrei cambiassero le cose. Vorrei che anche se non se lo meritassero alcune persone avessere un pò più di felicità in alcuni aspetti della loro vita. E che se non se lo meritano per responsabilità proprie vorrei che questo nuovo anno aiutasse a capire dentro ognuno di noi cosa si può fare per migliorare per noi stessi e per gli altri. Le riflessioni sono appena iniziate e continueranno per molto tempo e il 2008 potrebbe anche solo essere un anno di passaggio, di transizione verso mete della vita molto più ampie e profonde. Vorrei che queste persone, che comunque per me se lo meritano, avessero la felicità che ho io in una delle occasioni sopra citate. Vorrei che i loro occhi brillino e questo permetta di superare le difficoltà che la vita ci pone di fronte giornalmente. Non posso fare augurio migliore al mio amico in difficoltà.
Un augurio di buon 2008 a tutti voi, che Che Guevara sia con voi. Hasta siempre.
Buona notte.

venerdì, dicembre 28, 2007

E caddi, come corpo morto cadde...

I' cominciai: "Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri".

Ed elli a me: "Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno".

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: "O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!".

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.

"O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c' hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: "Che pense?".

Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!".

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".

E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

giovedì, dicembre 27, 2007

Sccc....non disturbate...


Mia cara amica dimmi se
posso restare accanto a te.
Fra quelle stelle leggo che.....
il tuo destino,
a me vicino,
ha scelto noi
ed ora siamo qui
per sempre in due, così!

....ora potete ricominciare a parlare.....

giovedì, dicembre 13, 2007

1 mese


13 novembre, 13 Dicembre.
E’ passato un mese esatto da quando non ho più messo dito qui dentro per scrivere un post. Non credo interessi molto quello che mi capita nella vita, certe cose non voglio scriverle, certe altre preferisco tenermele per me.
Capisco, oggi più di ogni altro giorno, che in in un mese esatto di cose ne possono succedere davvero tante. E tante in più sarebbero potute accadere, se fosse andato tutto male.
Tutto male, per fortuna, non è andato. Ma sono invecchiato. Ho perso diciamo un pò di quei famosi anni che si perdono in occasioni speciali. Quando ti si attanaglia il cuore e non vuole sciogliere il proprio resistere.
E’ tempo di riflessioni, è tempo di bilanci. Di guardarsi allo specchio e capire se abbiamo fallito o se siamo stati coerenti con le nostre idee e i nostri modi di credere. Se siamo stati abbastanza amici. Se abbiamo saputo elevarci dalla marmaglia della massa. Se abbiamo diritto ad essere così fortunati, se nella vita non c’è bisogno di altro per mantenere quella fortuna che ti regalano le persone che ti circondano.
E’ tempo di chiedersi cosa si vuole dalla propria vita, perchè anche se si decide ciò che dovrà succedere fra 2 minuti e non di più sempre della propria vita si sta parlando. E’ tempo di fare autocritica e capire veramente quello che noi per primi possiamo offrire ed essere onesti con noi stessi per afferrare quando è il momento di fermarsi e cambiare.
E’ stato un mese difficile, sotto diversi punti di vista. Credo di esserne uscito indenne, anche se non era facile. Indenne, ma forse diverso. Forse cambiato. O forse più semplicemente me stesso con una scorza più sottile, con più capacità di incidere dove la vita vuole che si vada ad incidere.
Con più voglia e meno anni, in corpo.
Con la stessa voglia e più anni, nella testa.

martedì, novembre 13, 2007

Vorrei

Vorrei conoscer l'odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell'aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.

Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo o dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero
come se amici fossimo sempre stati.

Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci,
i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d'un rabbuiarsi o del tuo gioire;

vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
poter farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l'universo.

Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell'Appennino dove risuona
fra gli alberi un'usata e semplice tramontana

e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia,
il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare

e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.

Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l'oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all'infinito

e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io...

martedì, ottobre 09, 2007

L'odore della Senna, il profumo della Storia

Scrivo, Parigi è nella mia testa e le mie mani da qualche giorno vogliono scrivere qualcosa su quel viaggio magnifico fatto in terra francese. Ricordo ancora come fosse ora tutto quanto di quei 5 magnifici giorni. Il viaggio verso Venezia, destinazione Marco Polo, il sonno che invadeva le nostri menti, ma l’eccitazione di una partenza che era ormai imminente. L’attesa in aeroporto con caffè e briosche e poi finalmente via,verso “orizzonti più vasti”. Sì perchè ogni volta che ce ne usciamo dai nostri confini, nazionali e mentali, è come un’apertura che si fa verso il Mondo. E’ lo scoprire qualcosa di nuovo, che non si riusciva comprendere, o che semplicemente non si conosceva. E’ il meravigliarsi per un qualcosa che magari hai anche in casa tua, ma non te ne rendi conto. E’ tutta la meraviglia che nasce dall’emozione di essere in un luogo a migliaia di chilometri di distanza e con tutta la voglia di conquistare il mondo che giace sulle tue mani e sulle tue gambe. Solo nelle tue, e di chi ti sta attorno, in quel posto magnifico.
Così ti capita che ti svegli alla mattina ad ore che nemmeno sospettavi in periodo di vacanza, pronto a ripartire con la carica necessaria e capita che ti cedano palpebre e gambe all’ora in cui in Spagna devono ancora iniziare a mangiare. Succede, perchè l’intensità con cui vivi le giornate intere passate tra le strade, le vie, i bar e i monumenti di una metropoli non si può descrivere o immaginare. C’è solo da viverla. Ed ecco che ci ritroviamo a passeggiare tra l’odore della Senna e il profumo di Storia, tra Archi ti Trionfo e piramidi di vetro, tra cattedrali gotiche ed edifici che toccano il cielo. Passi da un mimo negli Champs Elisèe ad un suonatore di fisarmonica in metro, da zingari che ti chiedono se parli inglese alle Coca Cola da 7 euro nel centro commerciale più grande d’Europa. Il tutto quasi senza rendertene conto.
Ti accorgi che il tutto è talmente tanto bello che le giornate passano velocissime e con loro arriva altrettanto veloce il dolore alle gambe. Ma la voglia è talmente tanta che sopporti e passi oltre. Attraversi quei posti dove la Storia ha fatto il suo corso e ti fermi a vedere da dove le persone che l’hanno fatta osservano i propri figli continuare le loro Opere.
Capisci cosa vuol dire “boisson” dopo mezz’ora che giri per le strade. Sospetti che per trovare un caffè decente tu debba trovarti un bar che abbia quello italiano. Sei certo che quella sarà una grande vacanza quando nel primo bar che ti siedi risplende raggiante, dal muro sopra alle vostre teste, un ritratto di Ernesto.
Ti ritrovi che parti con un’idea e finisci con un’altra. Francesi boriosi, antipatici e maledettamente schizzinosi il sospetto; disponibili, simpatici e tutto sommato positivi il riscontro. Ti stupisci quando vedi qualche ragazzo saltare i cancelli della metropolitana, da noi ti stupiresti vederli infilare il biglietto. Spalanchi gli occhi quando vedi il livello di integrazione a cui sono arrivati e sogni di arrivare a toccare questo punto, fra un pò di anni. Quasi illusione, quasi utopia.
Respiri l’aria del sapere, in quella città che guarda al cielo con la sua amata Tour Eiffel, respiri l’aria della cultura. Ovunque ti giri, ovunque tu vada non c’è nulla che ti lasci vuoto. Respiri l’aria della felicità in quel mucchio di strade che ospitano bar e ristoranti come fossero formiche. Respiri l’aria di diversità in quel posto che sono 6 o 7 città all’interno della stessa grande metropoli. E respiri soprattutto magia, incanto quando quella ruota gigante ti porta in alto, lassù, nel punto in cui dòmini Parigi, in cui ti emozioni a guardare il resto della città, tra i suoi colori autunnali.
Ma è soprattutto quando ti giri e capisci che su quella ruota, in cima al mondo, non sei solo, ma c’è lì con te una persona speciale, molto importante, che ha condiviso con te tutti questi momenti e con cui non vedi già l’ora di condividerne altri, che capisci che questo viaggio è stato davvero fantastico.
La storia racconta che quello spezzone di Parigi fu in realtà quasi il nostro ultimo saluto alla capitale francese. Seguirono altri fatti, ma lì fu l’apice del nostro viaggio. Seguì la cena al pub, la camminata per quelle strade illuminate che danno un’emozione unica quando le attraversi, la notte all’aeroporto passata tra seggiolini in plastica che impedirono di dormire. Alle 6 e 30 di Domenica 30 settembre lasciammo Parigi per tornare a casa. La nostalgia aveva già invaso i nostri corpi e le nostre menti.

lunedì, ottobre 08, 2007

Libertà, vita, idee...

Vengo a vivere con te
lo sai mi sono innamorato
e la vita è troppo corta
e non possiamo perdere tempo
o forse è proprio il tempo
che non può perdere noi
Vieni a vivere con me
sai quante cose potremmo fare
tu potresti suonare il piano
mentre io spalmo la maionese
potrei spalmartene un po' sul collo
e leccandoti far tremare Bach

Contro la noia della TV
guardare solo la pubblicità
gli spettacoli quelli no
quelli li faremo noi
e poi dopo aver fatto il bagno
correre al cinema a vedere un film

Potremmo essere felici e fare un mucchio di peccati
potremmo essere felici e a volte un poco disperati
potremmo dirci certe cose da fare accapponare la pelle
potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

Poi potremmo studiare il modo
per vivere senza lavorare
studiare l'ora per andare al mare
decidere per chi votare
andare in centro con la bicicletta
la bicicletta trallallerullà

E imparare a ballare il tango
che nella vita serve sempre
parlare un'ora del colore
per ridipingere il soffitto
e poi nel silenzio abbassare gli occhi
cercando nuovi angoli da baciare

Potremmo essere felici fare un mucchio di peccati
potremmo essere felici e a volte un poco disperati
potremmo dirci certe cose da fare accapponare la pelle
potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

domenica, settembre 30, 2007

Paris


Paris la nuit est ancore plus jolie
Ca c’est la nuit qu’ il y a à Paris
Le peuple, la foule
Qui bouge come des fourmies
Ca c’est le monde qui vit a Paris
La musique se lève dans toute la ville
Le vin et la magie,de son parfum
La foule qui se lève à chanter
Vive le quatorze juillet

Pa parappaparapapapaParis...

Paris et les ruelles
Paris et ses galeries
L’odeur de la seine
Les histoires et sa magie
Les tetes coupèes
Pour avoir la libertè
Et come ce grand jour
rien ancore est changé
Paris, Paris
Paris, la paresseuse
Paris la nuit est ancore plus jolie
Paris, Paris
Paris et ses amoureux
Ca c’est le monde qui vit à Paris.
La musique se lève dans toute la ville
Le vin et la magie,de son parfum
La foule qui se lève à chanter
Vive le quatorze juillet

Pa parappaparapapapaParis....

martedì, settembre 11, 2007

Il sorriso

E’ venuto a trovarmi il sorriso, in una fredda giornata di sole. Mi ha portato via con sè, indicandomi la strada da seguire. Mi ha visto affranto e mi ha indicato la retta via. Prigioni di brutti pensieri rinchiudevano la mia mente in un vortice troppo veloce per poterne uscire senza traumi. L’ho seguito per vedere dove mi volesse portare.
Nuvole gonfie di pioggia tuonavano sopra la mia testa, orizzonti nero pece mi aspettavano lì, dietro la porta del mistero. Stormi di uccelli impazziti a completare l’infernale quadro dantesco; corvi in attesa dell’evento per festeggiare la propria perseveranza. Un terreno viscido, pieno di insidie. Nessun appiglio, nemmeno a cercarlo.
Il sorriso continuava, imperterrito lungo questa strada; io, un pò impaurito lo seguivo a distanza.
Raggi di sole accecanti, papaveri rossi sul prato, distese di verde infinitamente speranza. Altalene dondolanti, alberi in fiore, ruscelli ricolmi di acqua trasparente. Il sorriso mi ha portato qua.

...e allora ridano gli altri stasera
ridano gli altri per noi
e allora ridano gli altri stasera
ridano gli altri di noi...

mercoledì, agosto 22, 2007

La fuga

Ecco, ma perchè? Perchè oggi deve essere così? Perchè oggi devo essere fottutissimamente triste? E malinconico? Perchè?
Perchè penso continuamente che vorrei scappare? Che l'unico posto dove mi troverei bene in questo momento sarebbe da qualsiasi parte fuorchè qua? Perchè?
Perchè penso che un asfaltatore di strade o un addetto all'autospurgo sta meglio del sottoscritto? Perchè?
Cazzo, oggi è così e non riesco a farla girare. Non vedo l'ora che arrivino le 6 di stasera per chiudere questa giornata. Le 6 perchè poi so che potrò fare quel cazzo che voglio, poi potrò dedicarmi alla mia vita, alle mie cose. Ma perchè ora sto così? Non voglio, porca puttana, non voglio.
C'aveva ragione Radiofreccia a dire che se tenti di scappare da un paese di 20mila abitanti vuol dire che tenti di scappare da te stesso. E da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddy Merx. Ecco, a me, il paese di 20mila abitanti non frega un cazzo. Sto tentando direttamente di scappare dal sottoscritto. E non solo non sono Eddy Merx, ma in questo momento non sono nemmeno capace di andare in bicicletta!
Vorrei che ci fosse lei, qui con me, in questo momento. Lo vorrei perchè mi basterebbe un suo sorriso per farmi tornare il buonumore. Lo penso, lo immagino, lo "vedo", ma non riesce a bastarmi. Un sorriso, ecco cosa mi manca.
Sarà la solitudine di quest'ufficio, lo starmene sempre da solo da una settimana e mezza, mi ha fatto calare una tristezza addosso che neanche immaginate...
Non vedo l'ora che arrivi la sera per poter parlare, per poter svagarmi, per poter evadere...ma ora sono qui e qui ci devo rimanere altre 4 ore. E queste 4 ore saranno infinite, come il mare, come la sabbia, come il cielo...

lunedì, agosto 20, 2007

Gocce

Ricevo una lettera.
Mi giro, guardo il tempo.
E’ come se si fosse fermato.
Tutto intorno a me sembra si sia fermato.
Persino la pioggia che scende sembra centellinare le proprie gocce.
Mi fermo e rifletto.
Realizzo.
Sono fortunato.

giovedì, agosto 16, 2007

Amico fragile

Mi piacerebbe, per ogni idea che ho in testa, per ogni sensazione che provo, per ogni umore che accompagna la mia giornata riuscire a trovare la canzone più adatta, quella che descrive meglio quel sentimento, quell’emozione, quella che parla di quel momento che sto vivendo. Mi rendo conto che non ce la faccio e che non ho una cultura tale da potermi permettere una simile operazione. Ma mi piacerebbe.
Ieri, ferragosto 2007, un’altra grandissima giornata con lei e quasi tutti i nostri amici. Un pò di pallone, un pò di riposo e tanto, tantissimo divertimento. Senza pensieri, per il giorno che ha definitivamente sancito la fine delle mie ferie. Non riesco a trovare una canzone che mi rappresenti in questo momento, non so se nemmeno nessuno ha mai scritto una canzone su questo stato di smarrimento che mi affligge da quando ho preso a solcare le strade che mi portavano in quest’ufficio. Allora cerco di fare mia una canzone simbolo di uno stato di fragilità, scritta da uno dei maggiori poeti contemporanei, Fabrizio De Andrè, pervaso anche lui, durante una serata con amici, da quello stato di malessere mentale e fisico dal quale sai che ti sbloccherai, ma che in quel momento non hai idea di quando ciò potrà accadere.
Sembra che nessun’altra canzone potesse essere scelta in maniera migliore, questa notte, per congedarci dal gruppo e per anticipare, seppure inconsciamente, quell’ovosodo che mi trovo nello stomaco. Un pensiero pensante, quasi cattivo, entrato nelle prime ore del mattino e che ora non va nè su nè giù. Nè su, ne giù.

Amico Fragile – Fabrizio De Andrè

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

Risveglio

Tristezza, rassegnazione, risveglio. Stamattina se n’è andata. Mi ha seguito, mentre uscivo per andarmene a lavoro e con lei si è portata gli ultimi residui di vacanza che avevo ancora in corpo. E’ il momento di svegliarsi da questo torpore, da questo bellissimo sogno. E’ il momento di agire concretamente per riportare la propria testa su questo pianeta, in questo ufficio, sopra questa sedia. E’ una cosa triste, ma che bisogna accettare con serenità, quasi felicità, e andare avanti, facendo tutto ciò che prima si faceva, tornando alla normalità, tornando a rivivere la propria casa come se fosse metà ottobre e il lavoro nell’apice della propria produttività.
Era bello sognare di assistere ad una piccola continuazione delle vacanze. La sua presenza fra quelle quattro mura è riuscita a colmare la mia solitudine. Lunedì sera, martedì, mercoledì, fino a stamattina, quando se n’è andata. Come Virgilio che accompagna Dante al Paradiso, solo al contrario, dato che la mia destinazione saranno gli inferi e le fiamme del ritorno alla quotidianità.
Ora mi sento svuotato. Sono un pò perso. Provo a pensare a stasera che tornerò in quella casa e troverò tutto chiuso. I balconi, le finestre, le piante da annaffiare, le lavatrici da stendere, i letti da rifare. Provo a pensare al fine settimana cher sta per arrivare, ma capisco che sarà solo una coppia di giorni che mi permetterà di illudermi ancora maggiormente che questo periodo non è finito. Ma la realtà è tutta un’altra.
Lunedì tornerà tutto come prima, coi soliti caffè mattutini, i risvegli solitari, le imprecazioni del momento e l’animo in pace in attesa del prossimo viaggio. Tornerà tutto ad essere più grigio, con la stagione che volge ai suoi ultimi sospiri, con la consapevolezza che è giusto e così sia altrimenti non riusciremmo nemmeno a goderci questi momenti di grande, grandissima felicità se fosse tutto, tremendamente, una lunga e interminabile vacanza.
Mi resterà la gioia di aver passato un fantastico periodo in queste due settimane e mezzo. Mi rendo conto di essere fortunato, di aver trovato una persona con la quale è fantastico per me passare la giornata. Con la quale non mi annoio, anche se non facciamo nulla. Con la quale non vedo l’ora di poter ripassare così tanto tempo assieme. Anche senza la necessità di dover per forza correre a destra e a sinistra o riempire album fotografici. Mi resterà lei come appiglio, come ancora di salvataggio quando le giornate comincieranno a farsi veramente pesanti. Anche questa dovrebbe esserlo stato, in realtà, ma la sto diluendo come i grandi maestri sanno fare, cercando di farmela pesare un pò meno sulle spalle viste le 5 ore appena che ho dormito.
Qualche flash mi torna alla mente in questa giornata soleggiata; di noi distesi al sole a decidere se dormire, leggere o giocare a carte. Di noi che decidavamo cosa fare, come riempire le ore che formavano le giornate. Come riempire le nostre vite. Come renderle meno anonime. Come renderle più speciali. E’ un appiglio. E’ un’ancora. E anche per questo dico grazie.

“E scusa se sono qui a pensare, a te, alle tue parole, ai tuoi sorrisi, come un Matto fra le carte da giocare, può risolvere un attimo di crisi”