giovedì, aprile 09, 2009

Le osterie di fuori porta

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore...

Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro, se m' incontrano per forza, la curiosità o il timore...

Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino,
le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino,
ma non ho scuse da portare, non dico più d'esser poeta,
non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse l'unica mia meta...

Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina,
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima.
Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio,
il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio...

Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte,
son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte.
Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più,
ma ognuno ha la sua pietra pronta e la prima, non negare, me la tireresti tu...

Sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi,
non più amici, ho un pubblico che ascolta le canzoni in cui credevi
e forse ridono di me, ma in fondo ho la coscienza pura,
non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura...

Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita,
è una cosa piccola di ieri che domani è già finita.
Son sempre qui a vivermi addosso, ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto, quasi come i soldi in tasca...

Non lo crederesti ho quasi chiuso tutti gli usci all'avventura,
non perchè metterò la testa a posto, ma per noia o per paura.
Non passo notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto:
le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto...

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione,
chi perchè stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po' peggiore...

(Le osterie di fuori porta - Francesco Guccini)

venerdì, marzo 13, 2009

mercoledì, marzo 04, 2009

Un blasfemo

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato.

(Un blasfemo - Fabrizio De Andrè)

venerdì, febbraio 27, 2009

giovedì, febbraio 26, 2009

Come potete giudicar

Come potete giudicar come potete condannar
chi vi crediate che noi siam per i capelli che portiam
facciam così perché crediam in ogni cosa che facciam

E se vi fermaste un po' a guardar, con noi parlar
vi accorgereste certo che non abbiamo fatto male mai

Quando per strada noi passiam voi vi voltate per guardar
ci vuole poco a immaginar quello che state per pensar
ridete pure se vi va ma non dovreste giudicar

E se questo modo di pensar a voi non va
cercate solo di capir che non facciamo male mai

Come potete giudicar come potete condannar
chi vi crediate che noi siam per i capelli che portiam
facciam così perché crediam che nessun male si possa fare

E se vi fermaste un po' a guardar, con noi parlar
vi accorgereste certo che non abbiamo fatto male mai
oh mai mai no mai mai.......

(Nomadi - Come Potete Giudicar)

martedì, febbraio 17, 2009

Via della croce

"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."

Ben più della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.

Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.

Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.

Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.

Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.

(Via della croce - Fabrizio De Andrè)

lunedì, febbraio 16, 2009

domenica, febbraio 15, 2009

Girotondo


Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
se verrà la guerra, Marcondiro'ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro'ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n'è andato, chissà quando ritornerà.

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro'ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l'aviatore che non lo farà
ci salva l'aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro'ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.

E voi a divertirvi andate un po' più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...

(Fabrizio De Andrè - Girotondo)

venerdì, febbraio 13, 2009

Per una volta


Ogni giorno cerco di capire perchè le persone odiano
Cerco di farlo attraverso il dialogo
Ma quando la violenza genera violenza
Quando mi scontro faccia a faccia con l'intolleranza
Quando cerco invano una ragione che non c'è
Per una volta vorrei essere diverso da ME!!!!!

PER UNA VOLTA!! PER QUESTA VOLTA!!

Per una volta niente dialogo nè compromesso
come un cieco integralista senza via di mezzo
Come un animale seguirò l'istinto
fiuterò il pericolo un chilometro distante
Per una volta parleranno le mie mani,
NAZI DI MERDA sentirete le ragioni che ho da dire
e non vi farà piacere ascoltare
ciò che non dirò parole!!

Per una volta metterò da parte
tutto quello in cui credo e chi
mi dice che non devo si fotta
ripeto il concetto: questo non è un gioco
ma un eterno conflitto
Per una volta che può essere adesso
seguirò il livello quello più basso
userò le stesse armi di chi mi sta davanti
di chi cerca di fottermi per giorni, mesi, anni

MA OGGI...NO!!!!
OGGI NON AVRO' PIETA'!!!!!!!!
NOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!

(Muppez - Per una volta)

Oplà

Oggi mi sono intrippato col fatto che devo scrivere qualcosa qua. So però che essendo impegnato in milleduecento fronti e non avendo il tempo nemmeno per andare a pisciare, questo sia pressochè impossibile. Ecco quindi che mi sono promesso di aggiornare comunque più spesso, ma non tanto per mettere idee mie, quanto per far conoscere al mondo le emozioni che muovono le mie giornate. Possono essere testi di canzoni, immagini, poesie o chissà che altro. Magari anche sfoghi personali, analisi di situazioni, magari veri e propri deliri mentali, come dovrebbero essere visto il titolo. Ho un pò tradito la "mia gente" non scrivendo più qua.
Cercherò di recuperare, da oggi. Non sarà un aggiornamento costante, questo è pressochè ovvio, però lo vorrei movimentato, se non altro...
Mi sono ripromesso di cercare di curiosare di più all'interno delle possibilità del blog, magari qualche modifica la troverete nella barra laterale, in qualche posto, qualche novità...boh...forse, chissà....

mercoledì, dicembre 17, 2008

State bboni

State buoni....prima o poi torno anche qua....

venerdì, agosto 22, 2008

Butta la palla di là


C'è qualcosa che non va, che non quadra. La gente continua a correre e a me sembra di essere come quelli che tentano di stare nel gruppone per non perdersi. Ma tutto ciò non riesco a digerirlo. Perchè?
Cominciano a tornare a muoversi i neuroni e i miei pensieri si fanno piano piano più decifrabili. Tornano alla mente obblighi e doveri, ma intanto mi lascio trasportare dal piacere.
Ma comunque tutto intorno va veloce. Che c'è? Non riesco più a starci dietro? Eppure ci sono ancora, sono qui, che scrivo, che lavoro, che vivo. Che c'è?
Cazzo, mi sembra stia andando tutto alla velocità della luce, ho come l'impressione che questa sera, a settimana lavorativa finita, sia il semplice preludio al lunedì mattina. Ho il voltastomaco, a pensarci. E' tutto così rapido che sono disorientato. Non faccio a tempo a guardare il calendario che la mia mente comincia già a proiettarsi verso metà settembre, o addirittura oltre. E se ci penso, mi gira la testa. Mi sembra di non essere me stesso e mi sembra di ritrovarmi giusto alla sera. E tutto è ricominciato in queste due sere, per la precisione. Tutta la velocità del mondo si ferma anche lei, in quegli istanti, in quelle ore. Mi lascia libero e si concede alle altre persone. Ma io mi fermo, in quelle ore.
E' come lasciarsi cadere, dopo una giornata passata sul ciglio di un burrone. Cadi per sfinimento, ti lasci andare, contento di non dover più opporre resistenza. E così cadi nel vuoto, non pensi a quello che c'è sotto, forse ti farai male, ma per un pò vuoi far saltare la tua testa al di là dell'ostacolo. Come buttare una palla al di là del muro, non sai cosa c'è di là, che fine che farà la tua palla; puoi vederla tornare indietro, come vederla svanire, risucchiata dal nulla. La mia testa al di là del muro, giù per un burrone, in piena libertà di caduta e mistero. E mi piace, perchè sembra che a tutti quelli che corrono io gli stia mostrando un bel dito medio, mentre cado. E sono felice: felice di mostrar loro il mio disdegno, felice di mostrar loro che mi piace, felice cadere nel vuoto, attonito nei miei sensi di estraneità e disorientamento. E mi piace perchè non sono solo, ma stiamo cadendo in due.
Un bel dito medio alla salute di tutti, un bel fanculo al mondo, ora son tornato soll'orlo del burrone. Stasera vogliamo riprecipitare.

giovedì, agosto 21, 2008

Progressivo riaffiorare

Sto cominciando a riprendere le funzioni vitali piano piano. Sono sempre meno sorpreso da ciò che mi sta attorno. Inizio a rientrare un pò nella normalità pre-ferie. Meglio, ma anche peggio, dipende dai punti di vista. Meglio perchè non potevo restare nel limbo all’infinito e sento che ci sto uscendo lentamente. Peggio perchè da un certo punto di vista era anche bello vivere nei risvolti della propria mente, assopiti da quel senso di velato dormiveglia che non ti fa mai capire realmente come sta la tua salute. Assecondo le voglie di riscatto di tanti e insegno lavori a chi mi dovrebbe dirigere. Vengo contattato da gente molto più acclimatata di me e vengo improvvisamente sbalzato in una realtà che sto cominciando a ridigerire con la dovuta lentezza. Ma tutti continuano a correre e io di voglia non ne ho.
E stamattina c'ho pure il mal di stomaco.

mercoledì, agosto 20, 2008

Velociraptor


Tutti corrono, corrono, corrono. Nessuno sembra mai fermarsi, nessuno sembra attendere un secondo per riflettere. Tutti corrono....corrono.....corrono. Non capisco se sono loro che corrono o se sono io che mi sono fermato. Mi sembro fermo, immobile, di sasso, di fronte alle reazioni delle altre persone. Mi stropiccio occhi e orecchie e resto incredulo di fronte alle tante cose che si stanno accumulando sopra la mia scrivania in attesa di essere "sbrigate".
Ho uno strano senso di inadeguatezza, non riesco a mettere la seconda marcia, aleggio ancora tra sedie, sigarette e birre condite da discussioni che non hanno che la semplice velocità della parola.
Riprenderò mai la mia dimensione naturale? Tornerò mai a ragionare velocemente come prima? Funzionerà ancora per tanto questo freno a mano tirato in corsa?
Domande a cui forse mai darò una risposta. Intanto attendo di tornare me stesso. O forse lo sono adesso me stesso...?

martedì, agosto 19, 2008

Equilibri


Sono tornato, triste e mesto, dalle mie vacanze estive. Come un cane pieno di tristezza avanzo tra le strade con la coda tra le gambe, lo sguardo basso e la sensazione che nulla potrà più riportarmi alla felicità di prima.
E’ così ogni estate, ma soprattutto ogni fine estate, ogni post-vacanze, ogni ritorno al lavoro dopo un periodo piuttosto lungo di inattività e divertimento.
Sono ancora alla ricerca del mio equilibrio. Sento che stan tornando pian pianino a girare gli ingranaggi, ma ancora ho difficoltà di oleazione. Sono su un punto molto instabile in cui sento che un passo falso potrebbe farmi cadere nel baratro della tristezza. Cerco faccie amiche e voci vicine per rendermi conto di essere ancora nel mondo dei vivi. Vorrei, ma non posso, attualmente. Devo aspettare domani sera. Basteranno due occhi, un sorriso, un abbraccio.

martedì, luglio 15, 2008

Senso di colpa


E' da una certa ora di ieri sera che provo uno strano senso di colpa. Uno di quei sentimenti che magari vorresti non provare, ma che nessuno potrà più cancellare dalla tua testa. Quello stato di contorsione, quel brivido di vuoto che ti attanaglia lo stomaco e va giù, giù, giù sempre più giù, fino ad aspettarti al mattino lì, ancora intatto e sempre più vivo.
Cercava conforto in me. Cercava una parola di aiuto, uno slancio per superare un momento di depressione. E non ce l'ho fatta. Ho miseramente fallito, sono assurdamente riuscito, addirittura, a far peggio. Una debacle. Una sconfitta.
Così la reputo perchè quando la persona che amo viene a chiedermi una mano, un aiuto, beh sono contentissimo. E vorrei fosse sempre così. Ma questa volta non ce l'ho fatta.
Così da lei che mi dice di sentirsi una merda, questa volta mi sono sentito io in tale maniera. Ho quel senso di inadeguatezza che pervade i miei pensieri. E quel brutto sospetto di essermi bruciato una possibilità. Se la persona che ritieni più importante nella tua vita ha bisogno di una parola non costa niente dargliela, darle una mano, un momento di conforto. Probabilmente anche un nuovo slancio per ripartire.
Non ce l'ho fatta, perchè ho sbagliato, su tutta la linea, arrivando a dire anche delle cazzate immonde.
Ma perchè sono qui a scrivere queste cose? Essenzialmente perchè voglio chiederle pubblicamente scusa, anche se con lei l'ho già fatto ieri sera e vorrà riscusarmi di persona.
Forse per lei era finita lì, o forse no. Per me no, perchè quando fallisco un obiettivo che mi ero prefissato sto male e non mi do pace.
Per lei questo post, anche se non ce ne fosse stato bisogno.

giovedì, maggio 22, 2008

Un mito

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi sono tutti giovani e belli.

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere.
I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti:
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso,
lanciato sopra i continenti.

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano,
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite.

Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali:
parole che dicevano "gli uomini sono tutti uguali",
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria, e illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia.


Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione:
un treno di lusso, lontana destinazione.
Vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori.

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione.
Forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore,
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore.

E sul binario stava la locomotiva:
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio,
con forza cieca di baleno.

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo,
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto:
salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura,
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura.

Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta:
nessuno immaginava di andare verso la vendetta.
Ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"Notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro il treno!"

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva,
e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva,
e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria:
"Fratello non temere, che corro al mio dovere!
trionfi la giustizia proletaria!"


E intanto corre corre corre sempre più forte,
e corre, corre, corre, corre verso la morte,
niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice.

La storia ci racconta come finì la corsa:
la macchina deviata lungo una linea morta.
Con l'ultimo suo grido d'animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo,
lo raccolsero che ancora respirava.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore,
mentre fa correr via la macchina a vapore,
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia!

La Locomotiva - Francesco Guccini

lunedì, maggio 19, 2008

Una giornata memorabile


Comincia così, nel primo pomeriggio di un qualsiasi 18 maggio. Ti risvegli dopo una serata poco piacevole (di cui non voglio assolutamente raccontare nulla, basta dire che Copperfield ci fa na sega), ti alzi piano piano con la testa ancora appannata, non ci pensi e cominci ad avviarti verso la cucina. Capisci che la giornata è particolare. Tua madre ti accoglie con un sorriso diverso dal solito, gorgola il caffè sulla moka con un suono più forte del desiderato. Senti il rumore delle scale, passi che si avvicinano, ti volti e realizzi che è arrivata davvero la giornata tanto sperata. Tuo padre ti guarda, ride. Anche nella sua testa c'è la tensione che sale, anche nei suoi occhi c'è l'ansia di quello che sta per arrivare. Mangi, tentando di posticipare il più possibile l'orario, per non lasciare troppi buchi in sospeso tra te e la verità. Così arrivano le 2 e sei ancora a tavola. Ti parli, cerchi di parlare d'altro, ma non è semplice, i pensieri sono sempre più catalizzati verso l'evento. Vecchi fantasmi aleggiavano nella nostra mente, orribili ricordi, terrificanti mostri riecheggiavano dal buio dell'oblio mai troppo oblio. Un amico che non c'è al momento opportuno, una sigaretta fumata nervosamente, un gelato mangiato per riempire il tempo: è così che arriva l'ora X, quella tanto agognata. Sono stati circa 110 minuti di assoluta follia, passando dalla tensione alla gioia, dal cardiopalma al delirio, dalle unghie alle lacrime. Ore 17 circa, scoppia la festa. Due persone in delirio, si abbracciano soddisfatte e brindano alla loro vittoria. Quella vittoria che per tutti questi anni era stata negata loro da eventi fuori programma, ma soprattutto dalla classica capacità di complicarsi la vita da soli, rimandando sempre "a data da decidersi".
Ho festeggiato lo scudetto dell'Inter con mio padre. Finalmente. Che bello poter dire di aver vissuto questa giornata con lui. Solo con lui, nel silenzio e nelle urla, nell'attesa e nella gioia, in tutto ciò che intorno a noi gravitava.
Nei suoi occhi vedevo la paura. Di perdere, certo. Ma da una settimana c'era la paura di dover vedere il proprio figlio allo stesso modo di 6 anni prima. In quel maledetto 5 maggio che tanto ci fa dolore a noi interelli. Ieri no, ha potuto liberare anche lui la sua tensione e poter dire, finalmente di aver visto uno scudetto insieme a suo figlio.

Campioni d'Italia



SIAMO NOI!! SIAMO NOI!! I CAMPIONI DELL'ITALIA SIAMO NOI!!!

lunedì, aprile 21, 2008

Caos per caso


In macchina c’è un cd, nello stereo, che da giorni mi sta tenendo compagnia. E’ uno dei miei artisti preferiti, lo ascolto sempre con molta attenzione e ogni volta scopro qualcosa di nuovo. L’artista è Caparezza e il titolo del cd, caso vuole che si chiami “Le dimensioni del mio caos”.
Che c’entra il caso dite voi? C’entra tantissimo perchè con il girare di due lettere si ottiene d’improvviso ciò che è successo a noi. Il caso che genera il caos.
D’improvviso il cambiare di una lettera, la sovrapposizione all’altra, l’evolversi di un significato.

E ridevi, ridevi, ridevi e ancora ridevi.
Perchè entrambi ridevamo, ridevamo, ridevamo e ancora ridevamo.
Per un istante, per un pò di tempo, per qualche ora tutti i pensieri che aleggiavano nella nostra mente sono scomparsi. Hanno lasciato il loro posto alla voglia di ridere, al gusto di stare assieme, al bisogno di svagare e lasciare andare la propria testa anche per nulla.
Finalmente, dopo 2 settimane molto, troppo tirate, ieri sera abbiamo smollato la tensione un pochetto.
Ci siamo potuti permettere il lusso di rilassarci un pò, di ricaricare un pò le pile, di prenderci del tempo per noi due soli.
Ci serviva. A me e, checchènedica anche a lei.
A parte l’inconveniente del colpo della strega che oggi la obbligherà a letto tutto il giorno (povera piccola.....) ieri sera abbiamo liberato un pò la mente, trascinato i nostri pensieri al di fuori del recinto in cui (giustamente) erano stati rinchiusi finora.

Intanto ho comprato i biglietti e il 10 maggio saremo a Rimini...non vedo l’ora...

PS: Forza “papo” che sei forte!!