Ecco, ma perchè? Perchè oggi deve essere così? Perchè oggi devo essere fottutissimamente triste? E malinconico? Perchè?
Perchè penso continuamente che vorrei scappare? Che l'unico posto dove mi troverei bene in questo momento sarebbe da qualsiasi parte fuorchè qua? Perchè?
Perchè penso che un asfaltatore di strade o un addetto all'autospurgo sta meglio del sottoscritto? Perchè?
Cazzo, oggi è così e non riesco a farla girare. Non vedo l'ora che arrivino le 6 di stasera per chiudere questa giornata. Le 6 perchè poi so che potrò fare quel cazzo che voglio, poi potrò dedicarmi alla mia vita, alle mie cose. Ma perchè ora sto così? Non voglio, porca puttana, non voglio.
C'aveva ragione Radiofreccia a dire che se tenti di scappare da un paese di 20mila abitanti vuol dire che tenti di scappare da te stesso. E da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddy Merx. Ecco, a me, il paese di 20mila abitanti non frega un cazzo. Sto tentando direttamente di scappare dal sottoscritto. E non solo non sono Eddy Merx, ma in questo momento non sono nemmeno capace di andare in bicicletta!
Vorrei che ci fosse lei, qui con me, in questo momento. Lo vorrei perchè mi basterebbe un suo sorriso per farmi tornare il buonumore. Lo penso, lo immagino, lo "vedo", ma non riesce a bastarmi. Un sorriso, ecco cosa mi manca.
Sarà la solitudine di quest'ufficio, lo starmene sempre da solo da una settimana e mezza, mi ha fatto calare una tristezza addosso che neanche immaginate...
Non vedo l'ora che arrivi la sera per poter parlare, per poter svagarmi, per poter evadere...ma ora sono qui e qui ci devo rimanere altre 4 ore. E queste 4 ore saranno infinite, come il mare, come la sabbia, come il cielo...
mercoledì, agosto 22, 2007
lunedì, agosto 20, 2007
Gocce
Ricevo una lettera.
Mi giro, guardo il tempo.
E’ come se si fosse fermato.
Tutto intorno a me sembra si sia fermato.
Persino la pioggia che scende sembra centellinare le proprie gocce.
Mi fermo e rifletto.
Realizzo.
Sono fortunato.
Mi giro, guardo il tempo.
E’ come se si fosse fermato.
Tutto intorno a me sembra si sia fermato.
Persino la pioggia che scende sembra centellinare le proprie gocce.
Mi fermo e rifletto.
Realizzo.
Sono fortunato.
giovedì, agosto 16, 2007
Amico fragile
Mi piacerebbe, per ogni idea che ho in testa, per ogni sensazione che provo, per ogni umore che accompagna la mia giornata riuscire a trovare la canzone più adatta, quella che descrive meglio quel sentimento, quell’emozione, quella che parla di quel momento che sto vivendo. Mi rendo conto che non ce la faccio e che non ho una cultura tale da potermi permettere una simile operazione. Ma mi piacerebbe.
Ieri, ferragosto 2007, un’altra grandissima giornata con lei e quasi tutti i nostri amici. Un pò di pallone, un pò di riposo e tanto, tantissimo divertimento. Senza pensieri, per il giorno che ha definitivamente sancito la fine delle mie ferie. Non riesco a trovare una canzone che mi rappresenti in questo momento, non so se nemmeno nessuno ha mai scritto una canzone su questo stato di smarrimento che mi affligge da quando ho preso a solcare le strade che mi portavano in quest’ufficio. Allora cerco di fare mia una canzone simbolo di uno stato di fragilità, scritta da uno dei maggiori poeti contemporanei, Fabrizio De Andrè, pervaso anche lui, durante una serata con amici, da quello stato di malessere mentale e fisico dal quale sai che ti sbloccherai, ma che in quel momento non hai idea di quando ciò potrà accadere.
Sembra che nessun’altra canzone potesse essere scelta in maniera migliore, questa notte, per congedarci dal gruppo e per anticipare, seppure inconsciamente, quell’ovosodo che mi trovo nello stomaco. Un pensiero pensante, quasi cattivo, entrato nelle prime ore del mattino e che ora non va nè su nè giù. Nè su, ne giù.
Amico Fragile – Fabrizio De Andrè
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Ieri, ferragosto 2007, un’altra grandissima giornata con lei e quasi tutti i nostri amici. Un pò di pallone, un pò di riposo e tanto, tantissimo divertimento. Senza pensieri, per il giorno che ha definitivamente sancito la fine delle mie ferie. Non riesco a trovare una canzone che mi rappresenti in questo momento, non so se nemmeno nessuno ha mai scritto una canzone su questo stato di smarrimento che mi affligge da quando ho preso a solcare le strade che mi portavano in quest’ufficio. Allora cerco di fare mia una canzone simbolo di uno stato di fragilità, scritta da uno dei maggiori poeti contemporanei, Fabrizio De Andrè, pervaso anche lui, durante una serata con amici, da quello stato di malessere mentale e fisico dal quale sai che ti sbloccherai, ma che in quel momento non hai idea di quando ciò potrà accadere.
Sembra che nessun’altra canzone potesse essere scelta in maniera migliore, questa notte, per congedarci dal gruppo e per anticipare, seppure inconsciamente, quell’ovosodo che mi trovo nello stomaco. Un pensiero pensante, quasi cattivo, entrato nelle prime ore del mattino e che ora non va nè su nè giù. Nè su, ne giù.
Amico Fragile – Fabrizio De Andrè
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Risveglio
Tristezza, rassegnazione, risveglio. Stamattina se n’è andata. Mi ha seguito, mentre uscivo per andarmene a lavoro e con lei si è portata gli ultimi residui di vacanza che avevo ancora in corpo. E’ il momento di svegliarsi da questo torpore, da questo bellissimo sogno. E’ il momento di agire concretamente per riportare la propria testa su questo pianeta, in questo ufficio, sopra questa sedia. E’ una cosa triste, ma che bisogna accettare con serenità, quasi felicità, e andare avanti, facendo tutto ciò che prima si faceva, tornando alla normalità, tornando a rivivere la propria casa come se fosse metà ottobre e il lavoro nell’apice della propria produttività.
Era bello sognare di assistere ad una piccola continuazione delle vacanze. La sua presenza fra quelle quattro mura è riuscita a colmare la mia solitudine. Lunedì sera, martedì, mercoledì, fino a stamattina, quando se n’è andata. Come Virgilio che accompagna Dante al Paradiso, solo al contrario, dato che la mia destinazione saranno gli inferi e le fiamme del ritorno alla quotidianità.
Ora mi sento svuotato. Sono un pò perso. Provo a pensare a stasera che tornerò in quella casa e troverò tutto chiuso. I balconi, le finestre, le piante da annaffiare, le lavatrici da stendere, i letti da rifare. Provo a pensare al fine settimana cher sta per arrivare, ma capisco che sarà solo una coppia di giorni che mi permetterà di illudermi ancora maggiormente che questo periodo non è finito. Ma la realtà è tutta un’altra.
Lunedì tornerà tutto come prima, coi soliti caffè mattutini, i risvegli solitari, le imprecazioni del momento e l’animo in pace in attesa del prossimo viaggio. Tornerà tutto ad essere più grigio, con la stagione che volge ai suoi ultimi sospiri, con la consapevolezza che è giusto e così sia altrimenti non riusciremmo nemmeno a goderci questi momenti di grande, grandissima felicità se fosse tutto, tremendamente, una lunga e interminabile vacanza.
Mi resterà la gioia di aver passato un fantastico periodo in queste due settimane e mezzo. Mi rendo conto di essere fortunato, di aver trovato una persona con la quale è fantastico per me passare la giornata. Con la quale non mi annoio, anche se non facciamo nulla. Con la quale non vedo l’ora di poter ripassare così tanto tempo assieme. Anche senza la necessità di dover per forza correre a destra e a sinistra o riempire album fotografici. Mi resterà lei come appiglio, come ancora di salvataggio quando le giornate comincieranno a farsi veramente pesanti. Anche questa dovrebbe esserlo stato, in realtà, ma la sto diluendo come i grandi maestri sanno fare, cercando di farmela pesare un pò meno sulle spalle viste le 5 ore appena che ho dormito.
Qualche flash mi torna alla mente in questa giornata soleggiata; di noi distesi al sole a decidere se dormire, leggere o giocare a carte. Di noi che decidavamo cosa fare, come riempire le ore che formavano le giornate. Come riempire le nostre vite. Come renderle meno anonime. Come renderle più speciali. E’ un appiglio. E’ un’ancora. E anche per questo dico grazie.
“E scusa se sono qui a pensare, a te, alle tue parole, ai tuoi sorrisi, come un Matto fra le carte da giocare, può risolvere un attimo di crisi”
Era bello sognare di assistere ad una piccola continuazione delle vacanze. La sua presenza fra quelle quattro mura è riuscita a colmare la mia solitudine. Lunedì sera, martedì, mercoledì, fino a stamattina, quando se n’è andata. Come Virgilio che accompagna Dante al Paradiso, solo al contrario, dato che la mia destinazione saranno gli inferi e le fiamme del ritorno alla quotidianità.
Ora mi sento svuotato. Sono un pò perso. Provo a pensare a stasera che tornerò in quella casa e troverò tutto chiuso. I balconi, le finestre, le piante da annaffiare, le lavatrici da stendere, i letti da rifare. Provo a pensare al fine settimana cher sta per arrivare, ma capisco che sarà solo una coppia di giorni che mi permetterà di illudermi ancora maggiormente che questo periodo non è finito. Ma la realtà è tutta un’altra.
Lunedì tornerà tutto come prima, coi soliti caffè mattutini, i risvegli solitari, le imprecazioni del momento e l’animo in pace in attesa del prossimo viaggio. Tornerà tutto ad essere più grigio, con la stagione che volge ai suoi ultimi sospiri, con la consapevolezza che è giusto e così sia altrimenti non riusciremmo nemmeno a goderci questi momenti di grande, grandissima felicità se fosse tutto, tremendamente, una lunga e interminabile vacanza.
Mi resterà la gioia di aver passato un fantastico periodo in queste due settimane e mezzo. Mi rendo conto di essere fortunato, di aver trovato una persona con la quale è fantastico per me passare la giornata. Con la quale non mi annoio, anche se non facciamo nulla. Con la quale non vedo l’ora di poter ripassare così tanto tempo assieme. Anche senza la necessità di dover per forza correre a destra e a sinistra o riempire album fotografici. Mi resterà lei come appiglio, come ancora di salvataggio quando le giornate comincieranno a farsi veramente pesanti. Anche questa dovrebbe esserlo stato, in realtà, ma la sto diluendo come i grandi maestri sanno fare, cercando di farmela pesare un pò meno sulle spalle viste le 5 ore appena che ho dormito.
Qualche flash mi torna alla mente in questa giornata soleggiata; di noi distesi al sole a decidere se dormire, leggere o giocare a carte. Di noi che decidavamo cosa fare, come riempire le ore che formavano le giornate. Come riempire le nostre vite. Come renderle meno anonime. Come renderle più speciali. E’ un appiglio. E’ un’ancora. E anche per questo dico grazie.
“E scusa se sono qui a pensare, a te, alle tue parole, ai tuoi sorrisi, come un Matto fra le carte da giocare, può risolvere un attimo di crisi”
martedì, agosto 14, 2007
Ritorno
Leggo vari blog, uno dopo l’altro; gente che se ne va in ferie a destra e a sinistra, che se ne va in Grecia, che se ne va al mare, che al mare c’è già, che al mare ci andrà e che dal mare c’è già tornata. Io sono in quest’ultima categoria, quelli che al mare ci sono già stati, che le proprie ferie le ha già finite, le ha già bruciate. E che aspetta una nuova pausa, un nuovo week end, per riassaporare il gusto di starsene tranquilli senza nessuna preoccupazione.
Lei è lì, ora, a casa mia, mi sta aspettando. Stanotte abbiamo dormito assieme e dopo una settimana di distanza rivederla è stata la cosa più bella del mondo. Quando ieri sera l’ho vista salire le scale ho sentito come un qualcosa tuffarsi dentro il mio cuore. Era la felicità, ne sono certo. Si è tuffata dentro il mio cuore per non uscirci più, perchè finchè sto con lei sono felice e ho quasi bisogno di gridarlo al mondo intero. Lei è lì, ora, che si muove come se quella casa fosse la sua, come se quelle mura l’avessero accolta da sempre. E non vedo l’ora arrivi stasera per rivederla e riaverla tra le mie braccia, riassaporare il gusto delle sue labbra, riaccarezzare i suoi capelli.
E’ un pò come rivivere in piccolo la nostra settimana in Toscana. Pensavo, mentre viaggiavo con lei a fianco che dormiva, che una persona così bella si aveva l’obbligo di portarla in un posto così bello. Che gli Appennini che ci circondavano e quei paesaggi da cartolina erano il giusto sfondo per una come lei. E mentre percorrevamo quelle strade in mezzo alle montagne, persi in una mezz’ora da paura, senza indicazioni, ma soli col nostro fiuto, pensavo che quelle vacanze, che quei momenti che stavo vivendo avevano veramente qualcosa di speciale. Portavano con loro qualcosa di veramente magico, che sono convinto nessun’altra situazione mi avrebbe mai portato a vivere. E così è stato, e così è.
Tuttora. Anche se non siamo in Toscana e anche se sopra le nostre teste la sera c’è un tetto e non una tenda, se sotto i nostri corpi c’è un letto e non un materassino, anche se quando apri le finestre vedi il grigiore del maltempo e non il sole splendente che illumina la giornata.
Sto bene e questo benessere voglio sfruttarlo al massimo, al pieno delle mie forze, delle mie energie.
Sono tornato a lavoro, più scarico di quando sono partito dal punto di vista fisico, ma rigenerato mentalmente da quindici giorni senza alcun pensiero lavorativo. Ho lasciato spento per due settimane il mio computer, non ho voluto vederne o utilizzarne uno per due settimane. Per essere solo io e la mia vita al di fuori di esso. Ora mi tocca, sono qui di nuovo, davanti allo schermo in cerca di ispirazione per risolvere problemi che altre persone mi hanno lasciato. Ma sto bene e tutto mi pesa molto, molto meno.
Lei è lì, ora, a casa mia, mi sta aspettando. Stanotte abbiamo dormito assieme e dopo una settimana di distanza rivederla è stata la cosa più bella del mondo. Quando ieri sera l’ho vista salire le scale ho sentito come un qualcosa tuffarsi dentro il mio cuore. Era la felicità, ne sono certo. Si è tuffata dentro il mio cuore per non uscirci più, perchè finchè sto con lei sono felice e ho quasi bisogno di gridarlo al mondo intero. Lei è lì, ora, che si muove come se quella casa fosse la sua, come se quelle mura l’avessero accolta da sempre. E non vedo l’ora arrivi stasera per rivederla e riaverla tra le mie braccia, riassaporare il gusto delle sue labbra, riaccarezzare i suoi capelli.
E’ un pò come rivivere in piccolo la nostra settimana in Toscana. Pensavo, mentre viaggiavo con lei a fianco che dormiva, che una persona così bella si aveva l’obbligo di portarla in un posto così bello. Che gli Appennini che ci circondavano e quei paesaggi da cartolina erano il giusto sfondo per una come lei. E mentre percorrevamo quelle strade in mezzo alle montagne, persi in una mezz’ora da paura, senza indicazioni, ma soli col nostro fiuto, pensavo che quelle vacanze, che quei momenti che stavo vivendo avevano veramente qualcosa di speciale. Portavano con loro qualcosa di veramente magico, che sono convinto nessun’altra situazione mi avrebbe mai portato a vivere. E così è stato, e così è.
Tuttora. Anche se non siamo in Toscana e anche se sopra le nostre teste la sera c’è un tetto e non una tenda, se sotto i nostri corpi c’è un letto e non un materassino, anche se quando apri le finestre vedi il grigiore del maltempo e non il sole splendente che illumina la giornata.
Sto bene e questo benessere voglio sfruttarlo al massimo, al pieno delle mie forze, delle mie energie.
Sono tornato a lavoro, più scarico di quando sono partito dal punto di vista fisico, ma rigenerato mentalmente da quindici giorni senza alcun pensiero lavorativo. Ho lasciato spento per due settimane il mio computer, non ho voluto vederne o utilizzarne uno per due settimane. Per essere solo io e la mia vita al di fuori di esso. Ora mi tocca, sono qui di nuovo, davanti allo schermo in cerca di ispirazione per risolvere problemi che altre persone mi hanno lasciato. Ma sto bene e tutto mi pesa molto, molto meno.
venerdì, luglio 27, 2007
Io e lei
E finalmente ci siamo davvero, le ferie mi stanno aspettando. Tre ore e sarò già proiettato (almeno mentalmente) tra gli apennini, in quella Toscana che ho tanta voglia di vedere. Ma soprattutto sarò là con la mente sgombra, pronto a dedicarmi al 100% al divertimento e alla pazza gioia. A tutto ciò che vorrei fare e farò, a tutto ciò che ho desiderato e desidererò. E lo farò non da solo, questa la cosa più importante, ma bensì con colei che vorrei portare con me in ogni viaggio, in ogni zona del mondo, anche dispersa, perchè tanto, anche senza far nulla, non ci annoieremo comunque! Noi due assieme, alla conquista di Castiglione della Pescaia. E via, verso il divertimento, verso quel posto che è orizzonte e non vedi, ma immagini. Fatto di alberi e spiaggie; fatto di persone e di paesaggi. Quel posto che sogni in cui stare per rilassarti e divertirti, per dormire e per sfogarti, per ridere e ridere ancora.
Avrò la testa solo là, fra 3 ore. Ma forse lo sono già ora, perchè in realtà, lo sono già da molto tempo.
Avrò la testa solo là, fra 3 ore. Ma forse lo sono già ora, perchè in realtà, lo sono già da molto tempo.
mercoledì, luglio 25, 2007
Ci sono, ci siamo
Meno due. In tutti i sensi. Meno due ore, meno due giorni. Sono in crisi, o forse no. Oppure questo "forse no" conferma la mia crisi. Sento la voglia di andarmene in ferie, ma sento che non sono totalmente a posto con la testa. Sento che potrei dare di più in questi giorni e sono praticamente entrato in ferie da un pò. Non riesco nemmeno a capire se un pò di stacco mi ci voglia o sia solo un mio desiderio. Non che io non lo desideri, anzi, fosse per me ci starei due, tre, quattro settimane via da qua, ma fino a poco tempo fa, diciamo fino a qualche giorno fa, correvo a destra e sinistra, cercavo disperatamente una pausa e vedevo la meta delle ferie come irraggiungibile e non vedevo l'ora di trovarmi nella situazione in cui sono ora.
Adesso mi sento scarico e non capisco più un cazzo. Forse andare in ferie mi farà bene per questo, ma ora come ora sono talmente stanco, che stanco non mi sento. Ho superato la soglia della stanchezza, un pò come quando superi la soglia del dolore. Sono andato oltre e mi sento più che stanco, rilassato. Però la mattina sento la voglia di dormire. Però durante il giorno sento la voglia di non essere qua, ma di essere altrove. Sento il desiderio di essere a rilassarmi. Ma anche no. Perchè sono talmente fuso che alle volte l'unico desiderio è dormire.
Sto bene, oggi, in questo momento. Mi sento talmente bene che credo di essere in depressione. Capita, spesso, a me. Sto talmente bene che mi chedo se effettivamente lo stare così bene sia cosa naturale, quindi comincio a pensare che non posso stare così bene, perchè in realtà c'è sempre qualcosa che non va, quindi comincio a stare male. Beh, sono nel momento in cui sto bene, devo cominciare a pensare che qualcosa può andare male? Necessito sul serio di un pò di ferie?
Una sola cosa sento che devo fare da qua a sabato mattina. Accelerare. Dare gas, il massimo, fare in modo di scaricarmi del tutto. Poi sarò pronto per ricaricarmi, per fare tutto ciò di cui ho voglia. Già adesso, sento che sarebbe l'ora...
Adesso mi sento scarico e non capisco più un cazzo. Forse andare in ferie mi farà bene per questo, ma ora come ora sono talmente stanco, che stanco non mi sento. Ho superato la soglia della stanchezza, un pò come quando superi la soglia del dolore. Sono andato oltre e mi sento più che stanco, rilassato. Però la mattina sento la voglia di dormire. Però durante il giorno sento la voglia di non essere qua, ma di essere altrove. Sento il desiderio di essere a rilassarmi. Ma anche no. Perchè sono talmente fuso che alle volte l'unico desiderio è dormire.
Sto bene, oggi, in questo momento. Mi sento talmente bene che credo di essere in depressione. Capita, spesso, a me. Sto talmente bene che mi chedo se effettivamente lo stare così bene sia cosa naturale, quindi comincio a pensare che non posso stare così bene, perchè in realtà c'è sempre qualcosa che non va, quindi comincio a stare male. Beh, sono nel momento in cui sto bene, devo cominciare a pensare che qualcosa può andare male? Necessito sul serio di un pò di ferie?
Una sola cosa sento che devo fare da qua a sabato mattina. Accelerare. Dare gas, il massimo, fare in modo di scaricarmi del tutto. Poi sarò pronto per ricaricarmi, per fare tutto ciò di cui ho voglia. Già adesso, sento che sarebbe l'ora...
giovedì, luglio 12, 2007
Rispetto
Mi hanno detto che sono uno che manca di rispetto per l'80 per cento delle volte. Mi avessero dato un cazzotto in pancia avrebbe fatto forse meno male.
Non so che dire. Sono costernato. Manco di rispetto per l'80 per cento delle volte. Solo perchè mi scappa qualche battuta, scambio qualche ironia. E tutto ciò solo perchè non mi va di farmi rinchiudere in questa cazzo di gabbia che è la vita. Voglio evadere, uscire, scherzare, ridere, sempre, comunque. E perchè cazzo non posso farlo? Manco di rispetto l'80 per cento delle volte. E forse hanno ragione. Forse è davvero così.
Io, che ho sempre messo il rispetto per tutti in uno dei miei primi posti in assoluto nella classifica delle caratteristiche da avere. Sembra che così non sia. E oggi me l'hanno detto in faccia. Mi ha fatto male, perchè non volevo.
Manco di rispetto l'80 per cento delle volte. L'80 per cento delle volte. Cazzo, ma è tanto. Possibile che non me ne accorga?
Forse hanno esagerato. O forse chi me l'ha detto non capisce la mia ironia, è permaloso, si incazza per niente. Però fa male, cazzo se fa male.
Sono triste per questo.
Non so che dire. Sono costernato. Manco di rispetto per l'80 per cento delle volte. Solo perchè mi scappa qualche battuta, scambio qualche ironia. E tutto ciò solo perchè non mi va di farmi rinchiudere in questa cazzo di gabbia che è la vita. Voglio evadere, uscire, scherzare, ridere, sempre, comunque. E perchè cazzo non posso farlo? Manco di rispetto l'80 per cento delle volte. E forse hanno ragione. Forse è davvero così.
Io, che ho sempre messo il rispetto per tutti in uno dei miei primi posti in assoluto nella classifica delle caratteristiche da avere. Sembra che così non sia. E oggi me l'hanno detto in faccia. Mi ha fatto male, perchè non volevo.
Manco di rispetto l'80 per cento delle volte. L'80 per cento delle volte. Cazzo, ma è tanto. Possibile che non me ne accorga?
Forse hanno esagerato. O forse chi me l'ha detto non capisce la mia ironia, è permaloso, si incazza per niente. Però fa male, cazzo se fa male.
Sono triste per questo.
lunedì, luglio 02, 2007
Un raggio di sole
E' un periodo di canzoni. Ogni giorno scopro o ri-scopro una canzone nuova che mi entra in testa, girovaga nel mio cervello e poi se ne esce. Come in un continuo andi-rivieni, un ininterrotto dai e vai. E le canzoni mi trasmettono emozioni. Un giro di chitarra, una zeta detta male, un pubblico che canta a squarciagola un testo che molte volte fa anche piangere. E qui, chiudere gli occhi, immaginando di essere in mezzo a quel gruppo di persone che cantano senza problemi, in una serata di festa che isola dal mondo e dalle preoccupazioni. E ritrovarsi a urlare quasi senza motivo, la propria felicità e il proprio stato d'animo.
Un Raggio Di Sole
Che lingua parli tu
se dico vita dimmi cosa intendi
e come vivi tu
se dico forza attacchi o ti difendi
t'ho detto amore e tu m'hai messo in gabbia
m'hai scritto sempre ma era scritto sulla sabbia
t'ho detto eccomi e volevi cambiarmi
t'ho detto basta e m'hai detto non lasciarmi
abbiamo fatto l'amore e mi hai detto mi dispiace
mi hai lanciato una scarpa col tacco e poi abbiamo fatto pace
abbiam rifatto l'amore e ti è piaciuto un sacco
e dopo un po' mi hai lanciato la solita scarpa col tacco
gridandomi di andare e di non tornare più
io ho fatto finta di uscire e tu hai acceso la tv
e mentre un comico faceva ridere io ti ho sentito che piangevi
allora son tornato ma tanto già lo sapevi
che tornavo da te senza niente da dire senza tante parole
ma con in mano un raggio di sole
per te che sei lunatica
niente teorie con te soltanto pratica
praticamente amore
ti porto in dono un raggio di sole per te
un raggio di sole per te
che cosa pensi tu
se dico amore dimmi cosa intendi
siamo andati al mare e mi parlavi di montagna
abbiamo preso una casa in città e sogni la campagna
con gli uccellini le anatre e le oche
i delfini i conigli le api i papaveri e le foche
e ogni tanto ti perdo o mi perdo nei miei guai
ho lo zaino già pronto all'ingresso ma poi tanto tu già lo sai
che ritorno da te...
Un Raggio Di Sole
Che lingua parli tu
se dico vita dimmi cosa intendi
e come vivi tu
se dico forza attacchi o ti difendi
t'ho detto amore e tu m'hai messo in gabbia
m'hai scritto sempre ma era scritto sulla sabbia
t'ho detto eccomi e volevi cambiarmi
t'ho detto basta e m'hai detto non lasciarmi
abbiamo fatto l'amore e mi hai detto mi dispiace
mi hai lanciato una scarpa col tacco e poi abbiamo fatto pace
abbiam rifatto l'amore e ti è piaciuto un sacco
e dopo un po' mi hai lanciato la solita scarpa col tacco
gridandomi di andare e di non tornare più
io ho fatto finta di uscire e tu hai acceso la tv
e mentre un comico faceva ridere io ti ho sentito che piangevi
allora son tornato ma tanto già lo sapevi
che tornavo da te senza niente da dire senza tante parole
ma con in mano un raggio di sole
per te che sei lunatica
niente teorie con te soltanto pratica
praticamente amore
ti porto in dono un raggio di sole per te
un raggio di sole per te
che cosa pensi tu
se dico amore dimmi cosa intendi
siamo andati al mare e mi parlavi di montagna
abbiamo preso una casa in città e sogni la campagna
con gli uccellini le anatre e le oche
i delfini i conigli le api i papaveri e le foche
e ogni tanto ti perdo o mi perdo nei miei guai
ho lo zaino già pronto all'ingresso ma poi tanto tu già lo sai
che ritorno da te...
venerdì, giugno 29, 2007
La mia vita
Quando si parla di canzoni che riassumono stati d'animo, idee, progetti, sogni, speranze, descrizioni, mi viene in mente questa. E' la mia canzone, nel senso che l'ho sempre fatta mia in tutti i tempi in cui l'ascoltavo. La mia vita spericolata, perchè ognuno può metterci dentro questo aggettivo tutto ciò che vuole. Spericolata, maleducata, esagerata. E' un inno alla vita e per questo me la sono fatta mia. Un inno a vivere a 100 all'ora, a non lasciare indietro nulla, a non perdere troppo tempo dietro a facili ed inutili moralismi. Una vita vissuta, una vita piena di splendide giornate. Una vita in cui non si dorme mai, perchè il dormire porta via tempo al vivere. Una vita piena di guai, perchè come la vuoi te, la tua vita, ti porta ad avere guai, e se ce l'hai piena di guai vuol dire che l'hai vissuta nella sua interezza. Una vita esagerata, in cui l'esagerazione finisce per segnarti la via da seguire fino a ritrovarti da Star a bere al Roxy Bar. Ma non star del cinema, della tv, della musica. Star della propria vita, in quanto personaggi importanti di quella che vivrai. Una vita spericolata.
Vita Spericolata
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte, fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì
voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormono mai
voglio una vita di quelle che non si sa mai.
E poi ci troveremo come le stars
a bere del whisky al Roxy bar
o forse non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
e ognuno in fondo perso
dentro i fatti suoi!
Voglio una vita spericolata
voglio una vita come quelle dei film
voglio una vita esagerata
voglio una vita come Steve Mc Queen
voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormi mai
voglio una vita, la voglio piena di guai!!!
E poi ci troveremo come le stars
a bere del whisky al Roxy bar
oppure non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
e ognuno in fondo perso
dentro i fatti suoi!
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì!!!
Voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormi mai
voglio una vita
vedrai che vita vedrai!!!
E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy bar
o forse non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai!!!
Voglio una vita spericolata
voglio una vita come quelle dei film
voglio una vita esagerata
voglio una vita come Steve Mc Queen
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì!!!
Vita Spericolata
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte, fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì
voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormono mai
voglio una vita di quelle che non si sa mai.
E poi ci troveremo come le stars
a bere del whisky al Roxy bar
o forse non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
e ognuno in fondo perso
dentro i fatti suoi!
Voglio una vita spericolata
voglio una vita come quelle dei film
voglio una vita esagerata
voglio una vita come Steve Mc Queen
voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormi mai
voglio una vita, la voglio piena di guai!!!
E poi ci troveremo come le stars
a bere del whisky al Roxy bar
oppure non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai
ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
e ognuno in fondo perso
dentro i fatti suoi!
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì!!!
Voglio una vita che non è mai tardi
di quelle che non dormi mai
voglio una vita
vedrai che vita vedrai!!!
E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy bar
o forse non c'incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai!!!
Voglio una vita spericolata
voglio una vita come quelle dei film
voglio una vita esagerata
voglio una vita come Steve Mc Queen
Voglio una vita maleducata
di quelle vite fatte così
voglio una vita che se ne frega
che se ne frega di tutto sì!!!
martedì, giugno 26, 2007
Anima fragile
ieri sera ho ascoltato, quasi casualmente, questa canzone. Mi ha provocato una forte emozione e penso a quelli che l'hanno sentita al concerto, quelli che l'hanno cantata a squarciagola, quelli che l'hanno vissuta. Mi è venuto un nodo alla gola e l'avrò riascoltata tantissime volte.
E tu
chissà dove sei
anima fragile
che mi ascoltavi immobile
ma senza ridere.
E ora tu chissà dove sei
avrai trovato amore
o come me, cerchi soltanto d'avventure
perché non vuoi più piangere!
E la vita continua
anche senza di noi
che siamo lontano oramai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai!
Perché col tempo cambia tutto lo sai
cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi!
e cambiamo anche noi!
E tu
chissà dove sei
anima fragile
che mi ascoltavi immobile
ma senza ridere.
E ora tu chissà dove sei
avrai trovato amore
o come me, cerchi soltanto d'avventure
perché non vuoi più piangere!
E la vita continua
anche senza di noi
che siamo lontano oramai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai!
Perché col tempo cambia tutto lo sai
cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi!
e cambiamo anche noi!
lunedì, giugno 25, 2007
Effetti collaterali

Hai presente quel momento in cui ti chiedi se sei veramente tu? Se quella che stai vivendo sia veramente la tua vita? Oppure hai solo il piacere ed il gusto di assaporare con gli occhi la vita di un altro? Beh, ecco quel momento è questo momento. E’ il mio momento.
Ogni tanto mi fermo e mi chiedo chi, cosa, dove, come, quanto. Soprattutto quanto. Quanta fortuna ha avuto, quanto bene sto, quanto darei o farei per lasciare le cose invariate. Come ora, come adesso.
E hai presente quando ti fermi un secondo, nel mezzo dell’oceano emozionale che ti accompagna nelle ore di libertà, e ti accorgi che il resto del mondo non conta? O che conta relativamente? Oddio, che non conti proprio no, però che sei immerso in quella bolla di sapone che ti protegge dal mondo esterno e ti fa vivere contento? Ecco, quel secondo non è ora, ma lo è spesso.
Mi sento un bambino, un pò idiota, che è nell’apice della sua felicità per aver ricevuto il regalo più bello del mondo. Ecco, io il regalo più bello del mondo lo sto ricevendo, giornalmente. Ora per ora, attimo per attimo.
Non credo che l’avrei scritto qui se non fossi stato realmente convinto di quello che volevo dire. E ciò che volevo dire è un semplice grazie. Niente di più, niente di meno. E credo che sia molto. Perchè è sincero.
Ogni tanto mi fermo e mi chiedo chi, cosa, dove, come, quanto. Soprattutto quanto. Quanta fortuna ha avuto, quanto bene sto, quanto darei o farei per lasciare le cose invariate. Come ora, come adesso.
E hai presente quando ti fermi un secondo, nel mezzo dell’oceano emozionale che ti accompagna nelle ore di libertà, e ti accorgi che il resto del mondo non conta? O che conta relativamente? Oddio, che non conti proprio no, però che sei immerso in quella bolla di sapone che ti protegge dal mondo esterno e ti fa vivere contento? Ecco, quel secondo non è ora, ma lo è spesso.
Mi sento un bambino, un pò idiota, che è nell’apice della sua felicità per aver ricevuto il regalo più bello del mondo. Ecco, io il regalo più bello del mondo lo sto ricevendo, giornalmente. Ora per ora, attimo per attimo.
Non credo che l’avrei scritto qui se non fossi stato realmente convinto di quello che volevo dire. E ciò che volevo dire è un semplice grazie. Niente di più, niente di meno. E credo che sia molto. Perchè è sincero.
..Io trattenevo il respiro
per sentire il silenzio
di una stanza quando non ci sei
abbracciavo il cuscino
per cercare il profumo
di una notte dai capelli tuoi…
e non ci riuscirò mai…. MAI
a dirti quanto bella sei..
sei quanta vita mi dai… DAI
e quello che tu sei per me… per me..
per me…per me….per me…
mercoledì, giugno 06, 2007
A chi....
A chi vuole fermare la voglia di vivere,
a chi vuole costruire barriere,
a chi vuole mettere al buio la luce dei nostri occhi.
A chi invidia la felicità altrui,
a chi ammazza la gioia d’altri,
a chi annienta le speranze di un mondo migliore.
A chi si arma contro il nemico,
a chi il nemico lo cerca ovunque,
a chi vince solo grazie alla paura.
A chi la paura non sa cos’è,
a chi la paura fa novanta,
a chi si fa comandare grazie alla paura.
A chi non ragiona con la propria testa,
a chi la testa serve solo per segnare,
a chi la testa è più bella se sgozzata.
A chi non perdona proprio nessuno,
a chi perdona tutto e tutti,
a chi il perdono non se lo meriterebbe nemmeno dopo la morte.
A chi ci vuole impedire di vivere liberamente,
a chi ci impone un proprio modo di vivere,
a chi ci costruisce false verità per assecondarlo.
A chi crede che il proprio mondo sia migliore,
a chi crede che il proprio Dio sia migliore,
a chi crede che la propria lingua, la propria pelle, la propria terra sia migliore.
A chi ci dice che lo fa per noi,
a chi ci dice che la vita, prima di tutto,
a chi ci dice che se non lo fai per te, almeno fallo per gli altri.
A chi “gli altri” sono usati come scusa,
a chi non sa distinguere tra una legge e una morale,
a chi quella morale vuole farla passare come legge.
A tutti questi, il mio personalissimo, giornaliero, vaffanculo.
a chi vuole costruire barriere,
a chi vuole mettere al buio la luce dei nostri occhi.
A chi invidia la felicità altrui,
a chi ammazza la gioia d’altri,
a chi annienta le speranze di un mondo migliore.
A chi si arma contro il nemico,
a chi il nemico lo cerca ovunque,
a chi vince solo grazie alla paura.
A chi la paura non sa cos’è,
a chi la paura fa novanta,
a chi si fa comandare grazie alla paura.
A chi non ragiona con la propria testa,
a chi la testa serve solo per segnare,
a chi la testa è più bella se sgozzata.
A chi non perdona proprio nessuno,
a chi perdona tutto e tutti,
a chi il perdono non se lo meriterebbe nemmeno dopo la morte.
A chi ci vuole impedire di vivere liberamente,
a chi ci impone un proprio modo di vivere,
a chi ci costruisce false verità per assecondarlo.
A chi crede che il proprio mondo sia migliore,
a chi crede che il proprio Dio sia migliore,
a chi crede che la propria lingua, la propria pelle, la propria terra sia migliore.
A chi ci dice che lo fa per noi,
a chi ci dice che la vita, prima di tutto,
a chi ci dice che se non lo fai per te, almeno fallo per gli altri.
A chi “gli altri” sono usati come scusa,
a chi non sa distinguere tra una legge e una morale,
a chi quella morale vuole farla passare come legge.
A tutti questi, il mio personalissimo, giornaliero, vaffanculo.
venerdì, maggio 25, 2007
Incontro
E correndo mi incontrò lungo le scale:
quasi nulla mi sembrò cambiato in lei.
La tristezza poi ci avvolse come miele,
per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già, rosseggiava la città,
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda;
come un istante "déja vu",
ombra della gioventù,
ci circondava la nebbia.
Auto ferme ci guardavano in silenzio,
vecchi muri proponevan nuovi eroi.
Dieci anni da narrare l'uno all'altro,
ma le frasi rimanevan dentro in noi.
"Cosa fai ora, ti ricordi, eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto, è un anno, mi han detto che eri ancor via".
Poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia,
stoviglie color nostalgia.
E le frasi quasi fossimo due vecchi,
rincorrevan solo il tempo dietro a noi.
per la prima volta vidi quegli specchi,
capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai,
la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste,
la mia America e la sua,
diventate nella via
la nostra città tanto triste.
Carte e vento volan via nella stazione,
freddo e luci accese forse per noi lì,
ed infine in breve la sua situazione,
uguale quasi a tanti nostri film:
come in un libro scritto male
lui s'era ucciso per natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio.
Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi,
ed io i miei in un solo saluto.
E pensavo dondolato dal vagone:
"Cara amica, il tempo prende e il tempo dà.
Noi corriamo sempre in una direzione,
ma qual sia e che senso abbia chi lo sa.
Restano i sogni senza tempo,
le impressioni di un momento,
le luci nel buio, di case intraviste da un treno.
Siamo qualcosa che non resta,
frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno."
Francesco Guccini
quasi nulla mi sembrò cambiato in lei.
La tristezza poi ci avvolse come miele,
per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già, rosseggiava la città,
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda;
come un istante "déja vu",
ombra della gioventù,
ci circondava la nebbia.
Auto ferme ci guardavano in silenzio,
vecchi muri proponevan nuovi eroi.
Dieci anni da narrare l'uno all'altro,
ma le frasi rimanevan dentro in noi.
"Cosa fai ora, ti ricordi, eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto, è un anno, mi han detto che eri ancor via".
Poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia,
stoviglie color nostalgia.
E le frasi quasi fossimo due vecchi,
rincorrevan solo il tempo dietro a noi.
per la prima volta vidi quegli specchi,
capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai,
la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste,
la mia America e la sua,
diventate nella via
la nostra città tanto triste.
Carte e vento volan via nella stazione,
freddo e luci accese forse per noi lì,
ed infine in breve la sua situazione,
uguale quasi a tanti nostri film:
come in un libro scritto male
lui s'era ucciso per natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio.
Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi,
ed io i miei in un solo saluto.
E pensavo dondolato dal vagone:
"Cara amica, il tempo prende e il tempo dà.
Noi corriamo sempre in una direzione,
ma qual sia e che senso abbia chi lo sa.
Restano i sogni senza tempo,
le impressioni di un momento,
le luci nel buio, di case intraviste da un treno.
Siamo qualcosa che non resta,
frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno."
Francesco Guccini
martedì, maggio 22, 2007
Vivere
Al cento per cento. Vivere, lasciarsi andare. Lasciarsi trasportare.
Vivere.
Senza paura, senza timori, senza freni.
Perchè tutto ciò che c’è lo stai vivendo.
Perchè tutto ciò che sarà lo deciderai tu.
Vivere.
E non lasciarsi frenare. Dalla paura, dall’angoscia.
Dal ricordo.
Vivere.
Senza paura, senza timori, senza freni.
Perchè tutto ciò che c’è lo stai vivendo.
Perchè tutto ciò che sarà lo deciderai tu.
Vivere.
E non lasciarsi frenare. Dalla paura, dall’angoscia.
Dal ricordo.
giovedì, maggio 17, 2007
Non ti sveglierò
Sono stato spesso tentato dai venti
ma per i troppi anni non partirò più
ti amo, amore mio
ti amo e se mi senti qualcuno dei miei anni me lo prendi tu
se mi guardi con quegli occhi che vedono lontano
capirai che un giorno sarò stato bello anch'io
sono stati troppi venti a prendermi la mano
e ingannandomi mi han detto:Adesso tu sei mio
mi piace restare immobile e guardarti dormire
perchè se questo è un sogno non ti sveglierò
per questo resto fermo quasi senza respirare
ti vorrei regalare anche quello che non ho
se il tempo fosse un gioco, un gioco per i grandi
vorrei ricominciare la vita insieme a te
e spendere i miei giorni per darti bei ricordi
ricordi di una vita passata insieme a me
se mi guardi con quegli occhi che vedono lontano
capirai che un giorno sarò stato bello anch'io
sono stati troppi venti a prendermi la mano
e ingannandomi mi han detto:Adesso tu sei mio
il mondo è adesso altrove, il mondo che non vuole
che giudica severamente quelli come me
ma se per un momento, per un solo istante
avessero provato quello che provo io per te
si fermerebbe il mondo, il mondo lì a guardare
tu, che stai a dormire e forse sogni me.
Pierangelo Bertoli
ma per i troppi anni non partirò più
ti amo, amore mio
ti amo e se mi senti qualcuno dei miei anni me lo prendi tu
se mi guardi con quegli occhi che vedono lontano
capirai che un giorno sarò stato bello anch'io
sono stati troppi venti a prendermi la mano
e ingannandomi mi han detto:Adesso tu sei mio
mi piace restare immobile e guardarti dormire
perchè se questo è un sogno non ti sveglierò
per questo resto fermo quasi senza respirare
ti vorrei regalare anche quello che non ho
se il tempo fosse un gioco, un gioco per i grandi
vorrei ricominciare la vita insieme a te
e spendere i miei giorni per darti bei ricordi
ricordi di una vita passata insieme a me
se mi guardi con quegli occhi che vedono lontano
capirai che un giorno sarò stato bello anch'io
sono stati troppi venti a prendermi la mano
e ingannandomi mi han detto:Adesso tu sei mio
il mondo è adesso altrove, il mondo che non vuole
che giudica severamente quelli come me
ma se per un momento, per un solo istante
avessero provato quello che provo io per te
si fermerebbe il mondo, il mondo lì a guardare
tu, che stai a dormire e forse sogni me.
Pierangelo Bertoli
martedì, maggio 15, 2007
A ruota libera...
L’altra sera ho parlato del mio passato. Non lo facevo da tanto tempo e soprattutto l’ho sempre fatto con persone che sapevo essere distaccate da me. L'altra sera l’ho fatto in modo diverso. L’ho fatto con una persona diversa. Con una persona speciale. Ti vien più facile, quando qualcuno apre il cuore di fronte a te, aprirlo a tua volta per poterci leggere dentro.
Non so che emozioni ho provato, non le so o non le saprei comunque catalogare; forse anche perchè i sentimenti e le sensazioni sono, per fortuna, tutto fuorchè catalogabili.
Ho aperto il mio cuore e la mia testa e ho parlato di me. Ho parlato di quello che mi circondava in questi anni e l’ho fatto quasi lasciandomi trasportare. Ogni parola che usciva era come un pezzo di una pesantissima roccia che si staccava dal mio corpo. Era come un corpo estraneo, un oggetto contundente che era lì, dentro di me, e che a fatica è uscito, tra mille strade tortuose in quella chiacchierata senza fine.Penso che quando tu riesci a fare ciò, quando riesci ad esprimere quello che hai dentro, quello che tenevi per te, quello che immaginavi nessun altro avrebbe mai saputo; quando infrangi questo piccolo patto con te stesso vuol dire che è arrivato qualcuno che te l’ha fatto infrangere. Un qualcuno di cui sai di poterti fidare, un qualcuno a cui daresti il tuo cuore in mano e diresti di tenerlo lì, finchè tu fai altre cose, perchè sai che sarebbe in mani sicure.
Non so che emozioni ho provato, non le so o non le saprei comunque catalogare; forse anche perchè i sentimenti e le sensazioni sono, per fortuna, tutto fuorchè catalogabili.
Ho aperto il mio cuore e la mia testa e ho parlato di me. Ho parlato di quello che mi circondava in questi anni e l’ho fatto quasi lasciandomi trasportare. Ogni parola che usciva era come un pezzo di una pesantissima roccia che si staccava dal mio corpo. Era come un corpo estraneo, un oggetto contundente che era lì, dentro di me, e che a fatica è uscito, tra mille strade tortuose in quella chiacchierata senza fine.Penso che quando tu riesci a fare ciò, quando riesci ad esprimere quello che hai dentro, quello che tenevi per te, quello che immaginavi nessun altro avrebbe mai saputo; quando infrangi questo piccolo patto con te stesso vuol dire che è arrivato qualcuno che te l’ha fatto infrangere. Un qualcuno di cui sai di poterti fidare, un qualcuno a cui daresti il tuo cuore in mano e diresti di tenerlo lì, finchè tu fai altre cose, perchè sai che sarebbe in mani sicure.
giovedì, aprile 26, 2007
Testamento di un buffone....
Col sorriso ripartirò con voi
Avanti avvicinatevi e nel cuore nessuno si vergogni
Guardate guardate su non scappate via
Qui c'è un buffone armato di poesia che danza ancora coi suoi sogni!!
Avanti avvicinatevi e nel cuore nessuno si vergogni
Guardate guardate su non scappate via
Qui c'è un buffone armato di poesia che danza ancora coi suoi sogni!!
martedì, aprile 24, 2007
Voglio tornare a Berlino!!!!
La tragicità del ritorno è una sindrome che mi affligge ogni qualvota torno da un viaggio. Lungo o breve che esso sia, quando torno alla normalità e alla vita comune mi sento un pò svuotato. In questo caso in realtà sono molto svuotato, perchè non riesco a pensare ad altro. Pensieri che si sovrappongono, immagini che so non andranno più via dalla mia mente.
Ho male alle orecchie ed è un male fastidiosissimo. Stanotte ho dormito pochissimo a causa loro e sono riuscito a farlo solo perchè ad un certo punto sono svenuto nel letto a forza di contorcermi. Ora non ci sento. Sembra ci sia come una patina tra me e il mondo, come un velo che mi separa da questa realtà. E’ il manifestarsi della mia sindrome, so che non ci posso fare niente.
Descrivere quello che c’è stato in questi 3 giorni nella capitale tedesca non è semplice. E’ un insieme di emozioni, un concentrato di vita, uno spaccato di quotidinianità preso e portato dritto dritto nel mio cuore. Non è semplice descrivere quello che è stato perchè in ogni minuto, ad ogni secondo, mi vengono alla mente immagini differenti, scene diverse, facce nuove. La sua invece il suo posto ce l’ha fisso, in qualsiasi immagine, in qualsiasi posto, in qualsiasi situazione. Sono stati 3 giorni vissuti in pieno. Non abbiamo lasciato intentato nulla di quello che potevamo fare. Ce la siamo vissuta, ce la siamo goduta, ce la siamo presa e fatta nostra, solo nostra, questa vacanza.
Siamo stati catapultati nel centro dell’Europa e io, personalmente, mi sono sentito subito un pò sperso. Sarà il non essere abituato a certe situazioni, sarà che la monotonia dei nostri posti in questi anni ha preso il sopravvento sull’avventura, ma mi sentivo molto debole, molto fragile. Ma felice. Il tedesco è una lingua bruttissima e cattivissima. Quando parlano sembra che sputino o ruttino a seconda della lunghezza delle parole, che deve essere più o meno proporzionale alla loro altezza media. Mi sono sentito un puffo, e forse è anche per questo che mi sentivo indifeso.
Questo sentimento però è passato molto, molto presto. Mi ha aiutato lei a sentirmi meno solo all’inizio e in grande compagnia più passavano le ore. Abbiamo vissuto a ore. Quando stai 3 giorni appena in una capitale europea non puoi certo risparmiarti qualche cosa. Ore che sembravano giorni, giorni che sembravano settimane. Puff, ora non ci sono più. Solo ricordi. Bellissimi ricordi.
Abbiamo fatto i turisti di Berlino, visitato la città nei suoi posti più belli, conosciuto persone che ci hanno fatto morire dal ridere. Ci siamo guardati in faccia dicendo che in fondo potevamo considerarla benissimo una pazzia l’essere arrivati a Berlino per finire in un centro sociale. Ma così ci piace, ci è piaciuto e spero ci piacerà.
Abbiamo visto l’Olympiastadiom e le lacrime mi stavano per scendere dagli occhi quando ci sono arrivato davanti. Per chi ha vissuto quel giorno come me sa cosa vuole dire arrivare in questo stadio. Anche solo davanti, anche solo per qualche foto. Siamo finiti in mezzo alla bolgia di tifosi in uscita dal match casalingo dell’Herta. Un casino assurdo, mischiati nell’ammasso di giganti. Due lillipuziani, ecco come ci sentivamo in quella metropolitana intasata di crucchi.
Abbiamo visto la storia, ci siamo passati sopra. Con rispetto, perchè non si cancella mai, ma si rispetta sempre. Con la devozione di chi sa che in quel posto, 18 anni fa, qualcuno ha vissuto una storia molto diversa dalla nostra. Una storia molto più particolare di quella che ci hanno raccontato nei libri o nei giornali. Molto più personale. Pensavo alla gente, col muro di fronte, e vedevo immagini, vedevo murales. Pensavo a dove l’idiozia umana può arrivare. Pensavo a dove l’assurdità di alcune idee può spingere gli uomini.
La Porta di Brandeburgo, la statua di Marx e Engels, Alexander Platz, il museo di Pergamon.....l’Olympiastadiom, lo zoo, Postdamer Platz...il centro sociale Maria, il Kehbab, le sbobbe varie che mangiano in quel Paese. L’Hotel Nova, i letti singoli, i caffè espresso....la Banda Bassotti, i Lag Wagon, i Talco....
Mi sono divertito, tantissimo! Ma soprattutto ora mi manca tutto quanto!
Ho male alle orecchie ed è un male fastidiosissimo. Stanotte ho dormito pochissimo a causa loro e sono riuscito a farlo solo perchè ad un certo punto sono svenuto nel letto a forza di contorcermi. Ora non ci sento. Sembra ci sia come una patina tra me e il mondo, come un velo che mi separa da questa realtà. E’ il manifestarsi della mia sindrome, so che non ci posso fare niente.
Descrivere quello che c’è stato in questi 3 giorni nella capitale tedesca non è semplice. E’ un insieme di emozioni, un concentrato di vita, uno spaccato di quotidinianità preso e portato dritto dritto nel mio cuore. Non è semplice descrivere quello che è stato perchè in ogni minuto, ad ogni secondo, mi vengono alla mente immagini differenti, scene diverse, facce nuove. La sua invece il suo posto ce l’ha fisso, in qualsiasi immagine, in qualsiasi posto, in qualsiasi situazione. Sono stati 3 giorni vissuti in pieno. Non abbiamo lasciato intentato nulla di quello che potevamo fare. Ce la siamo vissuta, ce la siamo goduta, ce la siamo presa e fatta nostra, solo nostra, questa vacanza.
Siamo stati catapultati nel centro dell’Europa e io, personalmente, mi sono sentito subito un pò sperso. Sarà il non essere abituato a certe situazioni, sarà che la monotonia dei nostri posti in questi anni ha preso il sopravvento sull’avventura, ma mi sentivo molto debole, molto fragile. Ma felice. Il tedesco è una lingua bruttissima e cattivissima. Quando parlano sembra che sputino o ruttino a seconda della lunghezza delle parole, che deve essere più o meno proporzionale alla loro altezza media. Mi sono sentito un puffo, e forse è anche per questo che mi sentivo indifeso.
Questo sentimento però è passato molto, molto presto. Mi ha aiutato lei a sentirmi meno solo all’inizio e in grande compagnia più passavano le ore. Abbiamo vissuto a ore. Quando stai 3 giorni appena in una capitale europea non puoi certo risparmiarti qualche cosa. Ore che sembravano giorni, giorni che sembravano settimane. Puff, ora non ci sono più. Solo ricordi. Bellissimi ricordi.
Abbiamo fatto i turisti di Berlino, visitato la città nei suoi posti più belli, conosciuto persone che ci hanno fatto morire dal ridere. Ci siamo guardati in faccia dicendo che in fondo potevamo considerarla benissimo una pazzia l’essere arrivati a Berlino per finire in un centro sociale. Ma così ci piace, ci è piaciuto e spero ci piacerà.
Abbiamo visto l’Olympiastadiom e le lacrime mi stavano per scendere dagli occhi quando ci sono arrivato davanti. Per chi ha vissuto quel giorno come me sa cosa vuole dire arrivare in questo stadio. Anche solo davanti, anche solo per qualche foto. Siamo finiti in mezzo alla bolgia di tifosi in uscita dal match casalingo dell’Herta. Un casino assurdo, mischiati nell’ammasso di giganti. Due lillipuziani, ecco come ci sentivamo in quella metropolitana intasata di crucchi.
Abbiamo visto la storia, ci siamo passati sopra. Con rispetto, perchè non si cancella mai, ma si rispetta sempre. Con la devozione di chi sa che in quel posto, 18 anni fa, qualcuno ha vissuto una storia molto diversa dalla nostra. Una storia molto più particolare di quella che ci hanno raccontato nei libri o nei giornali. Molto più personale. Pensavo alla gente, col muro di fronte, e vedevo immagini, vedevo murales. Pensavo a dove l’idiozia umana può arrivare. Pensavo a dove l’assurdità di alcune idee può spingere gli uomini.
La Porta di Brandeburgo, la statua di Marx e Engels, Alexander Platz, il museo di Pergamon.....l’Olympiastadiom, lo zoo, Postdamer Platz...il centro sociale Maria, il Kehbab, le sbobbe varie che mangiano in quel Paese. L’Hotel Nova, i letti singoli, i caffè espresso....la Banda Bassotti, i Lag Wagon, i Talco....
Mi sono divertito, tantissimo! Ma soprattutto ora mi manca tutto quanto!
lunedì, aprile 16, 2007
Pensieri astratti
Ci sono giorni in cui quello che senti vuoi esprimerlo a parole, esprimerlo a tutti, esplicarti, urlare, saltare, fatti vedere che sei felice. Ci sono certi giorni invece, in cui i pensieri sono così astratti, ma talmente astratti, che capisci che non può bastare qualche parola per descriverli. Entrambe le situazioni sono, o possono essere, figlie della felicità. Quella felicità che tanto cerchiamo e troppo poco spesso troviamo.
Oggi è uno di quei giorni in cui se anche mi mettessi per otto ore a pensare a come descrivere i miei pensieri non riuscirei a trovare le parole esatte o comunque qualunque descrizione facessi non risulterebbe idonea e/o completa.
Oggi è così, non c’è nulla da fare. Non ci sono parole, non ci sono termini, aggettivi, nomi, perifrasi. In questo periodo c’è solo la felicità. La felicità di stare con una persona che ti fa sentire bene, che ti fa sentire importante, che ti fa sentire vivo. C’è la foga del classico “è solo perchè siamo all’inizio” e le risate nell’altrettanto usuale “eh beh, ma la pasa presto la baea”. C’è la felicità di isolare tutto il mondo al di fuori di noi, di affondare le mani nell’impasto che la vita ha riservato solo a noi due.
Ecco, non c’è altro. O meglio, c’è tantissimo altro, ma quello lo tengo per me. E’ qualcosa troppo importante da poterlo ridurre a delle semplici lettere.
Aspetto......con ansia......Berlino.......
Oggi è uno di quei giorni in cui se anche mi mettessi per otto ore a pensare a come descrivere i miei pensieri non riuscirei a trovare le parole esatte o comunque qualunque descrizione facessi non risulterebbe idonea e/o completa.
Oggi è così, non c’è nulla da fare. Non ci sono parole, non ci sono termini, aggettivi, nomi, perifrasi. In questo periodo c’è solo la felicità. La felicità di stare con una persona che ti fa sentire bene, che ti fa sentire importante, che ti fa sentire vivo. C’è la foga del classico “è solo perchè siamo all’inizio” e le risate nell’altrettanto usuale “eh beh, ma la pasa presto la baea”. C’è la felicità di isolare tutto il mondo al di fuori di noi, di affondare le mani nell’impasto che la vita ha riservato solo a noi due.
Ecco, non c’è altro. O meglio, c’è tantissimo altro, ma quello lo tengo per me. E’ qualcosa troppo importante da poterlo ridurre a delle semplici lettere.
Aspetto......con ansia......Berlino.......
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