Col sorriso ripartirò con voi
Avanti avvicinatevi e nel cuore nessuno si vergogni
Guardate guardate su non scappate via
Qui c'è un buffone armato di poesia che danza ancora coi suoi sogni!!
giovedì, aprile 26, 2007
martedì, aprile 24, 2007
Voglio tornare a Berlino!!!!
La tragicità del ritorno è una sindrome che mi affligge ogni qualvota torno da un viaggio. Lungo o breve che esso sia, quando torno alla normalità e alla vita comune mi sento un pò svuotato. In questo caso in realtà sono molto svuotato, perchè non riesco a pensare ad altro. Pensieri che si sovrappongono, immagini che so non andranno più via dalla mia mente.
Ho male alle orecchie ed è un male fastidiosissimo. Stanotte ho dormito pochissimo a causa loro e sono riuscito a farlo solo perchè ad un certo punto sono svenuto nel letto a forza di contorcermi. Ora non ci sento. Sembra ci sia come una patina tra me e il mondo, come un velo che mi separa da questa realtà. E’ il manifestarsi della mia sindrome, so che non ci posso fare niente.
Descrivere quello che c’è stato in questi 3 giorni nella capitale tedesca non è semplice. E’ un insieme di emozioni, un concentrato di vita, uno spaccato di quotidinianità preso e portato dritto dritto nel mio cuore. Non è semplice descrivere quello che è stato perchè in ogni minuto, ad ogni secondo, mi vengono alla mente immagini differenti, scene diverse, facce nuove. La sua invece il suo posto ce l’ha fisso, in qualsiasi immagine, in qualsiasi posto, in qualsiasi situazione. Sono stati 3 giorni vissuti in pieno. Non abbiamo lasciato intentato nulla di quello che potevamo fare. Ce la siamo vissuta, ce la siamo goduta, ce la siamo presa e fatta nostra, solo nostra, questa vacanza.
Siamo stati catapultati nel centro dell’Europa e io, personalmente, mi sono sentito subito un pò sperso. Sarà il non essere abituato a certe situazioni, sarà che la monotonia dei nostri posti in questi anni ha preso il sopravvento sull’avventura, ma mi sentivo molto debole, molto fragile. Ma felice. Il tedesco è una lingua bruttissima e cattivissima. Quando parlano sembra che sputino o ruttino a seconda della lunghezza delle parole, che deve essere più o meno proporzionale alla loro altezza media. Mi sono sentito un puffo, e forse è anche per questo che mi sentivo indifeso.
Questo sentimento però è passato molto, molto presto. Mi ha aiutato lei a sentirmi meno solo all’inizio e in grande compagnia più passavano le ore. Abbiamo vissuto a ore. Quando stai 3 giorni appena in una capitale europea non puoi certo risparmiarti qualche cosa. Ore che sembravano giorni, giorni che sembravano settimane. Puff, ora non ci sono più. Solo ricordi. Bellissimi ricordi.
Abbiamo fatto i turisti di Berlino, visitato la città nei suoi posti più belli, conosciuto persone che ci hanno fatto morire dal ridere. Ci siamo guardati in faccia dicendo che in fondo potevamo considerarla benissimo una pazzia l’essere arrivati a Berlino per finire in un centro sociale. Ma così ci piace, ci è piaciuto e spero ci piacerà.
Abbiamo visto l’Olympiastadiom e le lacrime mi stavano per scendere dagli occhi quando ci sono arrivato davanti. Per chi ha vissuto quel giorno come me sa cosa vuole dire arrivare in questo stadio. Anche solo davanti, anche solo per qualche foto. Siamo finiti in mezzo alla bolgia di tifosi in uscita dal match casalingo dell’Herta. Un casino assurdo, mischiati nell’ammasso di giganti. Due lillipuziani, ecco come ci sentivamo in quella metropolitana intasata di crucchi.
Abbiamo visto la storia, ci siamo passati sopra. Con rispetto, perchè non si cancella mai, ma si rispetta sempre. Con la devozione di chi sa che in quel posto, 18 anni fa, qualcuno ha vissuto una storia molto diversa dalla nostra. Una storia molto più particolare di quella che ci hanno raccontato nei libri o nei giornali. Molto più personale. Pensavo alla gente, col muro di fronte, e vedevo immagini, vedevo murales. Pensavo a dove l’idiozia umana può arrivare. Pensavo a dove l’assurdità di alcune idee può spingere gli uomini.
La Porta di Brandeburgo, la statua di Marx e Engels, Alexander Platz, il museo di Pergamon.....l’Olympiastadiom, lo zoo, Postdamer Platz...il centro sociale Maria, il Kehbab, le sbobbe varie che mangiano in quel Paese. L’Hotel Nova, i letti singoli, i caffè espresso....la Banda Bassotti, i Lag Wagon, i Talco....
Mi sono divertito, tantissimo! Ma soprattutto ora mi manca tutto quanto!
Ho male alle orecchie ed è un male fastidiosissimo. Stanotte ho dormito pochissimo a causa loro e sono riuscito a farlo solo perchè ad un certo punto sono svenuto nel letto a forza di contorcermi. Ora non ci sento. Sembra ci sia come una patina tra me e il mondo, come un velo che mi separa da questa realtà. E’ il manifestarsi della mia sindrome, so che non ci posso fare niente.
Descrivere quello che c’è stato in questi 3 giorni nella capitale tedesca non è semplice. E’ un insieme di emozioni, un concentrato di vita, uno spaccato di quotidinianità preso e portato dritto dritto nel mio cuore. Non è semplice descrivere quello che è stato perchè in ogni minuto, ad ogni secondo, mi vengono alla mente immagini differenti, scene diverse, facce nuove. La sua invece il suo posto ce l’ha fisso, in qualsiasi immagine, in qualsiasi posto, in qualsiasi situazione. Sono stati 3 giorni vissuti in pieno. Non abbiamo lasciato intentato nulla di quello che potevamo fare. Ce la siamo vissuta, ce la siamo goduta, ce la siamo presa e fatta nostra, solo nostra, questa vacanza.
Siamo stati catapultati nel centro dell’Europa e io, personalmente, mi sono sentito subito un pò sperso. Sarà il non essere abituato a certe situazioni, sarà che la monotonia dei nostri posti in questi anni ha preso il sopravvento sull’avventura, ma mi sentivo molto debole, molto fragile. Ma felice. Il tedesco è una lingua bruttissima e cattivissima. Quando parlano sembra che sputino o ruttino a seconda della lunghezza delle parole, che deve essere più o meno proporzionale alla loro altezza media. Mi sono sentito un puffo, e forse è anche per questo che mi sentivo indifeso.
Questo sentimento però è passato molto, molto presto. Mi ha aiutato lei a sentirmi meno solo all’inizio e in grande compagnia più passavano le ore. Abbiamo vissuto a ore. Quando stai 3 giorni appena in una capitale europea non puoi certo risparmiarti qualche cosa. Ore che sembravano giorni, giorni che sembravano settimane. Puff, ora non ci sono più. Solo ricordi. Bellissimi ricordi.
Abbiamo fatto i turisti di Berlino, visitato la città nei suoi posti più belli, conosciuto persone che ci hanno fatto morire dal ridere. Ci siamo guardati in faccia dicendo che in fondo potevamo considerarla benissimo una pazzia l’essere arrivati a Berlino per finire in un centro sociale. Ma così ci piace, ci è piaciuto e spero ci piacerà.
Abbiamo visto l’Olympiastadiom e le lacrime mi stavano per scendere dagli occhi quando ci sono arrivato davanti. Per chi ha vissuto quel giorno come me sa cosa vuole dire arrivare in questo stadio. Anche solo davanti, anche solo per qualche foto. Siamo finiti in mezzo alla bolgia di tifosi in uscita dal match casalingo dell’Herta. Un casino assurdo, mischiati nell’ammasso di giganti. Due lillipuziani, ecco come ci sentivamo in quella metropolitana intasata di crucchi.
Abbiamo visto la storia, ci siamo passati sopra. Con rispetto, perchè non si cancella mai, ma si rispetta sempre. Con la devozione di chi sa che in quel posto, 18 anni fa, qualcuno ha vissuto una storia molto diversa dalla nostra. Una storia molto più particolare di quella che ci hanno raccontato nei libri o nei giornali. Molto più personale. Pensavo alla gente, col muro di fronte, e vedevo immagini, vedevo murales. Pensavo a dove l’idiozia umana può arrivare. Pensavo a dove l’assurdità di alcune idee può spingere gli uomini.
La Porta di Brandeburgo, la statua di Marx e Engels, Alexander Platz, il museo di Pergamon.....l’Olympiastadiom, lo zoo, Postdamer Platz...il centro sociale Maria, il Kehbab, le sbobbe varie che mangiano in quel Paese. L’Hotel Nova, i letti singoli, i caffè espresso....la Banda Bassotti, i Lag Wagon, i Talco....
Mi sono divertito, tantissimo! Ma soprattutto ora mi manca tutto quanto!
lunedì, aprile 16, 2007
Pensieri astratti
Ci sono giorni in cui quello che senti vuoi esprimerlo a parole, esprimerlo a tutti, esplicarti, urlare, saltare, fatti vedere che sei felice. Ci sono certi giorni invece, in cui i pensieri sono così astratti, ma talmente astratti, che capisci che non può bastare qualche parola per descriverli. Entrambe le situazioni sono, o possono essere, figlie della felicità. Quella felicità che tanto cerchiamo e troppo poco spesso troviamo.
Oggi è uno di quei giorni in cui se anche mi mettessi per otto ore a pensare a come descrivere i miei pensieri non riuscirei a trovare le parole esatte o comunque qualunque descrizione facessi non risulterebbe idonea e/o completa.
Oggi è così, non c’è nulla da fare. Non ci sono parole, non ci sono termini, aggettivi, nomi, perifrasi. In questo periodo c’è solo la felicità. La felicità di stare con una persona che ti fa sentire bene, che ti fa sentire importante, che ti fa sentire vivo. C’è la foga del classico “è solo perchè siamo all’inizio” e le risate nell’altrettanto usuale “eh beh, ma la pasa presto la baea”. C’è la felicità di isolare tutto il mondo al di fuori di noi, di affondare le mani nell’impasto che la vita ha riservato solo a noi due.
Ecco, non c’è altro. O meglio, c’è tantissimo altro, ma quello lo tengo per me. E’ qualcosa troppo importante da poterlo ridurre a delle semplici lettere.
Aspetto......con ansia......Berlino.......
Oggi è uno di quei giorni in cui se anche mi mettessi per otto ore a pensare a come descrivere i miei pensieri non riuscirei a trovare le parole esatte o comunque qualunque descrizione facessi non risulterebbe idonea e/o completa.
Oggi è così, non c’è nulla da fare. Non ci sono parole, non ci sono termini, aggettivi, nomi, perifrasi. In questo periodo c’è solo la felicità. La felicità di stare con una persona che ti fa sentire bene, che ti fa sentire importante, che ti fa sentire vivo. C’è la foga del classico “è solo perchè siamo all’inizio” e le risate nell’altrettanto usuale “eh beh, ma la pasa presto la baea”. C’è la felicità di isolare tutto il mondo al di fuori di noi, di affondare le mani nell’impasto che la vita ha riservato solo a noi due.
Ecco, non c’è altro. O meglio, c’è tantissimo altro, ma quello lo tengo per me. E’ qualcosa troppo importante da poterlo ridurre a delle semplici lettere.
Aspetto......con ansia......Berlino.......
martedì, aprile 10, 2007
Una splendida giornata!
Quando si dice una splendida giornata. Una di quelle giornate che hai sempre desiderato. Una di quelle che da troppo tempo restava chiusa nella tua testa e non riuscivi a vivere. Una di quelle giornate che sai che non potrai scordare.
Basta un sole, un prato, gli amici e soprattutto la persona a cui tieni di più in questo momento e la giornata si trasforma da bella a fantastica. Si trasforma nella tua giornata.
Quando uno capisce di essere felice, di stare bene, di sentirsi importante e capisce di avere attorno persone che lo sono altrettanto per lui penso possa considerarsi il più fortunato al mondo. E io lo sono. Sono in questo momento la persona più fortunata al mondo. Perchè non potrei decisamente chiedere di più alla vita.
Non riesco a trovare le parole per descrivere la giornata di ieri. Restano ricordi, lampi, flash, partite a calcio, baci, birre, sguardi. Resta lo svegliarsi e trovare lei al proprio fianco, resta la felicità di aver fatto una grande giornata assieme e la consapevolezza di poterne fare mille altre ancora. Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento. E resta la felicità. Che ti stampa in faccia quel sorriso da idiota che tutti ti sgamano dalla mattina quando ti alzi dal letto.
Oggi è il compleanno di una persona per me speciale. Anche se in questo momento non posso esserle vicino i miei auguri glieli ho mandati e glieli mando lo stesso. Auguri piccola!
Con lei partirò Giovedì prossimo alla volta di Berlino. In quella città già “conquistata” dai nostri eroi nazionali il 9 luglio scorso, andremo anche noi a lasciare il segno del nostro passaggio. Indicheremo anche noi la nostra strada, la nostra via. Potrà forse portarci lontano, intanto ci porterà lì, insieme. E non vedo l’ora!
Una splendida giornata
Vasco Rossi
Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no?
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata!
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera
finché la sera non arriverà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se era la mia vita o no?
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata, morbida!!!
Oh splendida giornata
che comincia sempre con un'alba timida
oh splendida giornata
quante sensazioni, con quali emozioni poi...
poi alla fine ti travolgerà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no?
Cosa importa s'è durata
quello che conta è che sia stata
una splendida giornata
stravissuta, straviziata, stralunata
una splendida giornata
sempre con il sole in faccia fino a sera
finché la sera di nuovo sarà.
Basta un sole, un prato, gli amici e soprattutto la persona a cui tieni di più in questo momento e la giornata si trasforma da bella a fantastica. Si trasforma nella tua giornata.
Quando uno capisce di essere felice, di stare bene, di sentirsi importante e capisce di avere attorno persone che lo sono altrettanto per lui penso possa considerarsi il più fortunato al mondo. E io lo sono. Sono in questo momento la persona più fortunata al mondo. Perchè non potrei decisamente chiedere di più alla vita.
Non riesco a trovare le parole per descrivere la giornata di ieri. Restano ricordi, lampi, flash, partite a calcio, baci, birre, sguardi. Resta lo svegliarsi e trovare lei al proprio fianco, resta la felicità di aver fatto una grande giornata assieme e la consapevolezza di poterne fare mille altre ancora. Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento. E resta la felicità. Che ti stampa in faccia quel sorriso da idiota che tutti ti sgamano dalla mattina quando ti alzi dal letto.
Oggi è il compleanno di una persona per me speciale. Anche se in questo momento non posso esserle vicino i miei auguri glieli ho mandati e glieli mando lo stesso. Auguri piccola!
Con lei partirò Giovedì prossimo alla volta di Berlino. In quella città già “conquistata” dai nostri eroi nazionali il 9 luglio scorso, andremo anche noi a lasciare il segno del nostro passaggio. Indicheremo anche noi la nostra strada, la nostra via. Potrà forse portarci lontano, intanto ci porterà lì, insieme. E non vedo l’ora!
Una splendida giornata
Vasco Rossi
Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no?
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata!
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera
finché la sera non arriverà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se era la mia vita o no?
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata, morbida!!!
Oh splendida giornata
che comincia sempre con un'alba timida
oh splendida giornata
quante sensazioni, con quali emozioni poi...
poi alla fine ti travolgerà!
Ma che importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata o no?
Cosa importa s'è durata
quello che conta è che sia stata
una splendida giornata
stravissuta, straviziata, stralunata
una splendida giornata
sempre con il sole in faccia fino a sera
finché la sera di nuovo sarà.
lunedì, aprile 02, 2007
Zzzzzz.....
Sto trovando un mio equilibrio. Un punto di stabilità su cui assestarmi per poter far fronte ai colpi che arriveranno. E sono felice. In realtà lo sono non per merito mio, ma perchè finalmente qualcuno mi sta facendo vivere bene.
Stamattina sembro un pesce lesso. Ho un sonno della madonna e mi sa che comincerà a breve la sagra dei caffè. Ce n’è bisogno per tirarsi su un pò la giornata, altrimenti sarà molto, molto dura fino a sera....
E’ cominciato Aprile e finalmente dalla finestra del nostro ufficio si vede il sole. La temperatura di stamattina mi ha fatto venire in mente che siamo in primavera e finalmente si può cominciare a pensare al caldo, ma soprattutto a buttare via il giubbottone che ormai mi sta tanto sulle palle.
I’m out in this moment, my mind is running near red thin line......the red thin line is the line that separe sleeply status to reality status.
O cazzo, stamattina pure in inglese mi metto a scrivere.....
Sogno, di andare a Berlino. Ma forse, tra poco, non sarà più un sogno. Sogno tre fantastici giorni assieme nella capitale tedesca. Devo organizzare un pò di cose, ma forse, tra poco, non sarà più un sogno.
Ho realizzato il mio primo, importantissimo, passo lavorativo. La conferma mi ha dato carica, entusiasmo e un pizzico di voglia in più che non fa mai male.
Sono uno che chiacchiera tantissimo, col fatto che ho potuto sempre sviluppare solo la parola nella mia giovinezza a discapito del mio fisico sono uno che che quando si trova bene parla tanto. Ma ci sono momenti e momenti per parlare. Ci sono momenti in cui è bellissimo stare in silenzio nella propria pace interiore e nel proprio benessere e ci sono quelle volte in cui non esprimere quello che tu hai dentro ti fa stare male. Credo che non ci sia niente di più bello che guardare il vuoto, abbracciato con chi desideri essere abbracciato in quel momento, senza dire una parola. Il silenzio ci avvolge in una calma quasi divina. Infatti dopo un pò mi metto a parlare o a fare strani gesti, per vedere se almeno ci siamo ancora ehehehHo la testa disconnessa e i pensieri vengono a fiumi, a flotte. Per questo non riesco a metterli in ordine in questo post. E’ il mio stato d’animo, è la mia voglia di sentirmi in un determinato momento. E ora faccio come nelle migliori radio, per enfatizzare questo momento semi-tragico della mattinata una bellissima canzone che vuol rendere l’idea:
Ci vuole un fisico bestiale
Luca Carboni
Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare
perché di solito a nessuno
vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione sai, comprensione sai
Ti trovi lì in competizione sai, competizione sai
Ci vuole un fisico bestiale
per resistere agli urti della vita
a quel che leggi sul giornale
e certe volte anche alla sfiga
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai.
Ci vuole un fisico bestiale
perché siam sempre ad incrocio
a sinistra a destra oppure dritto
il fatto e' che e' sempre un rischio
Ci vuole un attimo di pace sai, di pace sai
di fare quello che ci piace sai, mi piace sai
Come dicono i proverbi
e lo dice anche mio zio
mente sana in corpo sano
e adesso son convinto anch'io.
Ci vuole molto allenamento sai, allenamento sai
per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai
Ci vuole un fisico bestiale
per stare nel mondo dei grandi
e poi trovarsi a certe cene
con tipi furbi ed arroganti
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai
ci vuole un fisico bestiale
o il mondo e' un grande ospedale
e siamo tutti un po' malati
ma siamo anche un po' dottori
e siamo tutti molto ignoranti sai, ignoranti sai
ma siamo anche un po' insegnanti sai, insegnanti sai
Ci vuole un fisico bestiale
perché siam barche in mezzo al mare
Stamattina sembro un pesce lesso. Ho un sonno della madonna e mi sa che comincerà a breve la sagra dei caffè. Ce n’è bisogno per tirarsi su un pò la giornata, altrimenti sarà molto, molto dura fino a sera....
E’ cominciato Aprile e finalmente dalla finestra del nostro ufficio si vede il sole. La temperatura di stamattina mi ha fatto venire in mente che siamo in primavera e finalmente si può cominciare a pensare al caldo, ma soprattutto a buttare via il giubbottone che ormai mi sta tanto sulle palle.
I’m out in this moment, my mind is running near red thin line......the red thin line is the line that separe sleeply status to reality status.
O cazzo, stamattina pure in inglese mi metto a scrivere.....
Sogno, di andare a Berlino. Ma forse, tra poco, non sarà più un sogno. Sogno tre fantastici giorni assieme nella capitale tedesca. Devo organizzare un pò di cose, ma forse, tra poco, non sarà più un sogno.
Ho realizzato il mio primo, importantissimo, passo lavorativo. La conferma mi ha dato carica, entusiasmo e un pizzico di voglia in più che non fa mai male.
Sono uno che chiacchiera tantissimo, col fatto che ho potuto sempre sviluppare solo la parola nella mia giovinezza a discapito del mio fisico sono uno che che quando si trova bene parla tanto. Ma ci sono momenti e momenti per parlare. Ci sono momenti in cui è bellissimo stare in silenzio nella propria pace interiore e nel proprio benessere e ci sono quelle volte in cui non esprimere quello che tu hai dentro ti fa stare male. Credo che non ci sia niente di più bello che guardare il vuoto, abbracciato con chi desideri essere abbracciato in quel momento, senza dire una parola. Il silenzio ci avvolge in una calma quasi divina. Infatti dopo un pò mi metto a parlare o a fare strani gesti, per vedere se almeno ci siamo ancora ehehehHo la testa disconnessa e i pensieri vengono a fiumi, a flotte. Per questo non riesco a metterli in ordine in questo post. E’ il mio stato d’animo, è la mia voglia di sentirmi in un determinato momento. E ora faccio come nelle migliori radio, per enfatizzare questo momento semi-tragico della mattinata una bellissima canzone che vuol rendere l’idea:
Ci vuole un fisico bestiale
Luca Carboni
Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare
perché di solito a nessuno
vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione sai, comprensione sai
Ti trovi lì in competizione sai, competizione sai
Ci vuole un fisico bestiale
per resistere agli urti della vita
a quel che leggi sul giornale
e certe volte anche alla sfiga
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai.
Ci vuole un fisico bestiale
perché siam sempre ad incrocio
a sinistra a destra oppure dritto
il fatto e' che e' sempre un rischio
Ci vuole un attimo di pace sai, di pace sai
di fare quello che ci piace sai, mi piace sai
Come dicono i proverbi
e lo dice anche mio zio
mente sana in corpo sano
e adesso son convinto anch'io.
Ci vuole molto allenamento sai, allenamento sai
per stare dritti contro il vento sai, contro il vento sai
Ci vuole un fisico bestiale
per stare nel mondo dei grandi
e poi trovarsi a certe cene
con tipi furbi ed arroganti
Ci vuole un fisico bestiale sai, speciale sai
anche per bere e per fumare sai, fumare sai
ci vuole un fisico bestiale
o il mondo e' un grande ospedale
e siamo tutti un po' malati
ma siamo anche un po' dottori
e siamo tutti molto ignoranti sai, ignoranti sai
ma siamo anche un po' insegnanti sai, insegnanti sai
Ci vuole un fisico bestiale
perché siam barche in mezzo al mare
lunedì, marzo 26, 2007
ASSUNTO!!!!

da situazione di merda si è trasformata in situazione di grande entusiasmo. Dopo aver combinato il danno ho passato tutto il fine settimana, anzi di più perchè è da mercoledì, a pensare a tutto ciò che ho fatto e che mi poteva succedere. Giovedì e venerdì il capo non c'era e da mercoledì sera ho passato 4 giorni senza vederlo. Stamattina ero in super tensione. Per fortuna Vasco mi ha tenuto compagnia, ma era difficile anche seguirlo. La mia testa correva, correva, verso un immaginario colloquio col mio capo. Questo colloquio c'è stato: mi ha fatto entrare nel suo ufficio, mi ha fatto sedere, cosa che succede solo nei grandi momenti di tensione. Mi guarda e mi fa: "Marco, allora, nel fine settimana scade il contratto di apprendistato. Noi abbiamo deciso di confermarti.....in settimana le ragazze (le segretarie ndr) ti faranno firmare la carta per l'assunzione a tempo indeterminato....".Il mio cuore si riempie di gioia, credo lo si veda anche in faccia, vorrei saltare, urlare, liberarmi dopo giorni di tensione. E invece sto lì e giustamente mi prendo le mie prediche per quello che ho combinato, mi prendo le raccomandazioni giuste e doverose e poi mi lascia andare. Ma chi se ne frega delle prediche, chi se ne frega delle raccomandazioni in questo momento! Sono assunto!!! Capisco che le responsabilità si faranno maggiori, ma credetemi, sono contento, entusiasta, euforico!! EVVIVA! EVVIVA! EVVIVA!!
giovedì, marzo 22, 2007
Una situazione di merda
Devo sfogarmi. Scrivo questo post perchè ho bisogno di buttare da qualche parte questa mia rabbia, questa mia delusione. Sono deluso, da me stesso. Sono molto deluso, diciamo ai minimi storici. Ho fatto una cazzata a lavoro e non riesco a capacitarmene. Le persone intorno a me tentano in tutti i modi di non farmela pesare, ma giustamente si nota chiaramente che lo pensano anche loro. E’ vero capita, puà capitare, invece no. Questa non doveva capitare. E’ stata una cazzata immonda che mi fa sentire una merda. Un deficiente, un dilettante allo sbaraglio. Sono passate 24 ore sembra che ne siano passate 4mila. E’ passata una notte in mezzo, ma ho fatto il più brutto sonno della mia vita. In tutte le altre occasioni sapevo che di fronte a me c’erano speranze di risolvere il tutto. Sapevo che c’era la possibilità di sistemare in un batter d’occhio. A scuola, a casa, ovunque, quandunque. E ora? Ora non lo so. Non so un cazzo. Dovrei mettermi a lavorare sodo, come un mulo, senza alzare la testa. Ma non ce la faccio. La tensione mi ha attanagliato lo stomaco, mi viene da vomitare. E’ una sensazione bruttissima, di quelle che non avevo mai provato e che non voglio più provare nella mia vita. Una azione fatta in buona fede, un casino di dimensioni cosmiche. Mi ha macinato dentro, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo. Me la fanno macinare dentro. Ripenso a ieri, vorrei tornare indietro nel tempo. Ma non posso. Bisogna sempre e solo guardare avanti. E avanti che c’è? Boh...non lo so.
Sono frastornato, ieri sera ho pianto come un bambino, stamattina ho aperto gli occhi come un gufo al suono della sveglia. Avrei voluto stare lì. Anzichè la voglia di riscossa c’è stata la voglia di nascondersi. Come un vigliacco, un codardo. Sento che una fiducia tanto faticosamente guadagnata se n’è andata a puttane e si dovrà risudare per riottenerla. Spero di potercela fare. Ma ora, adesso, non ce la faccio. Mi guardo allo specchio e mi sento perso. Vuoto. Cerco di stare serio e fare la bella faccia con tutti. Al bar, in ufficio, a casa. Ma vorrei solo scoppiare in una valle di lacrime, da solo con me stesso. Fino a ritrovare il punto da dove poter ripartire. Solitamente mi fermavo sempre al limite. Ora il limite è stato oltrepassato e come un qualsiasi pivello mi ritrovo col culo per terra. Quando non hai il coraggio di guardare in faccia le persone perchè sai di avere toppato alla grande. Quando ti senti dire che sei un deficiente e così via senza aver la minima intenzione di reagire perchè sai che chi te lo dice ha ragione. Quando capisci che l’unica cosa da fare è battere la testa sul muro vuol dire che qualcosa si è rotto. E non sono le tue palle.
Ho la immensa fortuna di avere al mio fianco Margherita che mi consola e mi tira su il morale. E con lei in realtà mi sento in colpa perchè avrei voluto essere allegro, vispo, contento e invece avevo sempre un gran peso sulla testa che mi batteva come un martello fa col chiodo. Non saprò mai ringraziarla a sufficienza per ieri sera, ha saputo trasformarmi la giornata in poche ore. A lei va gran parte del merito se io non sono caduto in un baratro.
Dico gran parte perchè l’altra va ai miei genitori, così diversi tra loro e così bravi con me. La mamma serve per sfogarti. Ieri sera non vedevo l’ora di vederla per piangere a dirotto. Il papà per farti rialzare, più forte di prima. E’ lui che ti guarda in faccia e ti dice “l’unica cosa che sbagli, Marco, è sentirti una merda. Cosa ti credevi, infallibile?”. Grazie papà, grazie mamma. E grazie nonna che hai capito subito come era andata la giornata e non mi hai detto niente, mi sei stata vicino e stamattina sorridendo mi hai fatto gli auguri.Ma ora sono qua, di nuovo in questa sedia, in questo ufficio. Di nuovo con la voglia di scappare e di tornare insieme a quelle persone che ti fanno sentire sicuro. Ho lo stomaco che fa male e a testa che batte. E un unico pensiero in testa: “idiota”. E il brutto è che sento che questo pensiero ha tremendamente ragione.
Sono frastornato, ieri sera ho pianto come un bambino, stamattina ho aperto gli occhi come un gufo al suono della sveglia. Avrei voluto stare lì. Anzichè la voglia di riscossa c’è stata la voglia di nascondersi. Come un vigliacco, un codardo. Sento che una fiducia tanto faticosamente guadagnata se n’è andata a puttane e si dovrà risudare per riottenerla. Spero di potercela fare. Ma ora, adesso, non ce la faccio. Mi guardo allo specchio e mi sento perso. Vuoto. Cerco di stare serio e fare la bella faccia con tutti. Al bar, in ufficio, a casa. Ma vorrei solo scoppiare in una valle di lacrime, da solo con me stesso. Fino a ritrovare il punto da dove poter ripartire. Solitamente mi fermavo sempre al limite. Ora il limite è stato oltrepassato e come un qualsiasi pivello mi ritrovo col culo per terra. Quando non hai il coraggio di guardare in faccia le persone perchè sai di avere toppato alla grande. Quando ti senti dire che sei un deficiente e così via senza aver la minima intenzione di reagire perchè sai che chi te lo dice ha ragione. Quando capisci che l’unica cosa da fare è battere la testa sul muro vuol dire che qualcosa si è rotto. E non sono le tue palle.
Ho la immensa fortuna di avere al mio fianco Margherita che mi consola e mi tira su il morale. E con lei in realtà mi sento in colpa perchè avrei voluto essere allegro, vispo, contento e invece avevo sempre un gran peso sulla testa che mi batteva come un martello fa col chiodo. Non saprò mai ringraziarla a sufficienza per ieri sera, ha saputo trasformarmi la giornata in poche ore. A lei va gran parte del merito se io non sono caduto in un baratro.
Dico gran parte perchè l’altra va ai miei genitori, così diversi tra loro e così bravi con me. La mamma serve per sfogarti. Ieri sera non vedevo l’ora di vederla per piangere a dirotto. Il papà per farti rialzare, più forte di prima. E’ lui che ti guarda in faccia e ti dice “l’unica cosa che sbagli, Marco, è sentirti una merda. Cosa ti credevi, infallibile?”. Grazie papà, grazie mamma. E grazie nonna che hai capito subito come era andata la giornata e non mi hai detto niente, mi sei stata vicino e stamattina sorridendo mi hai fatto gli auguri.Ma ora sono qua, di nuovo in questa sedia, in questo ufficio. Di nuovo con la voglia di scappare e di tornare insieme a quelle persone che ti fanno sentire sicuro. Ho lo stomaco che fa male e a testa che batte. E un unico pensiero in testa: “idiota”. E il brutto è che sento che questo pensiero ha tremendamente ragione.
mercoledì, marzo 14, 2007
C'è da preoccuparsi?
il riassunto della giornata di oggi....la federica, la mia barista, mi porta il caffè. Torna dopo dieci minuti e mi dice "non ti piaceva il caffè?". Guardo la tazzina, guardo lei, arrossisco e le dico "ops". La tazzina era ancora piena.
Ma Marco.....ma dove hai la testa? Già....dove ho la testa? So io dove ho la testa....so anche dove vorrei essere ora, in questo momento....
Ma Marco.....ma dove hai la testa? Già....dove ho la testa? So io dove ho la testa....so anche dove vorrei essere ora, in questo momento....
mercoledì, marzo 07, 2007
Continuate voi....
Il salone è grande e al proprio centro è posizionato un grosso tavolo di legno. Tutt’attorno, aderenti alle pareti, una serie di sedie e panche, tutte in ordine, come qualcuno le ha disposte. Il sole è già calato da un paio d’ore e la Luna sta riempiendo la stanza con il suo sorriso e il suo fascino. Le finestre vengono lasciate aperte per evitare di soffocare quel clima surreale che si era creato nel luogo. D’altra parte problemi di temperatura non ce ne sono. E’ estate e la brezza che scivola tra le foglie rende un pò più lieve l’arrivo dell’agosto.
In fondo alla sala, dalla parte delle finestre, c’è un trono. Seduto in questo trono c’è lui, vestito solamente del suo pudore e delle sue fantasie. Le finestre, piccole e poche, lo tengono nell’ombra quasi completamente, avvolto da un mistero che solo lui saprà svelare. O che solo lei saprà scoprire. Dall’altra parte c’è lei, completamente nuda. Solo un leggerissimo velo bianco-trasparente a renderla meno volgare. E’ seduta in una sedia, l’unica sedia messa appositamente da lui in quella stanza. Il resto è tutto frutto di lavoro altrui. Ha le gambe incrociate e lo sguardo sensuale e misterioso che tenta di scoprire chi le sedie di fronte, dall’altra parte della stanza.
Suona una campana, una volta, due, poi altri rintocchi. Si perde il suono delle ore nella notte e lei lascia scivolare il proprio velo di seta e vergogna. Si alza dalla sedia con delicatezza, come non dovesse farsi scoprire. In realtà lui è lì che la guarda, la scruta, la osserva. Il suono della campana è il segnale che i giochi possono cominciare e lei non se l’è fatto ripetere due volte. La musica di un pianoforte arriva dalla sala di fianco. Lei si blocca, impietrita. Una terza presenza non era stata messa in preventivo. Lui non si muove di un centimetro e sorride, nell’ombra, alle smorfie della bella. Lei prende coraggio e torna ad avanzare. I piedi, piccoli, delicati, lasciano l’impronta del proprio passaggio in un pavimento troppo freddo per essere sopportato a lungo. Arriva alla fine del tavolo e si solleva, fino ad arrivare a sedersi sopra di esso. Si sdraia in tutta la sua lunghezza e lascia che i raggi della luna diano una propria forma al suo esile corpo. Ora è lei che lo attende. Ora è lei che comanda....
In fondo alla sala, dalla parte delle finestre, c’è un trono. Seduto in questo trono c’è lui, vestito solamente del suo pudore e delle sue fantasie. Le finestre, piccole e poche, lo tengono nell’ombra quasi completamente, avvolto da un mistero che solo lui saprà svelare. O che solo lei saprà scoprire. Dall’altra parte c’è lei, completamente nuda. Solo un leggerissimo velo bianco-trasparente a renderla meno volgare. E’ seduta in una sedia, l’unica sedia messa appositamente da lui in quella stanza. Il resto è tutto frutto di lavoro altrui. Ha le gambe incrociate e lo sguardo sensuale e misterioso che tenta di scoprire chi le sedie di fronte, dall’altra parte della stanza.
Suona una campana, una volta, due, poi altri rintocchi. Si perde il suono delle ore nella notte e lei lascia scivolare il proprio velo di seta e vergogna. Si alza dalla sedia con delicatezza, come non dovesse farsi scoprire. In realtà lui è lì che la guarda, la scruta, la osserva. Il suono della campana è il segnale che i giochi possono cominciare e lei non se l’è fatto ripetere due volte. La musica di un pianoforte arriva dalla sala di fianco. Lei si blocca, impietrita. Una terza presenza non era stata messa in preventivo. Lui non si muove di un centimetro e sorride, nell’ombra, alle smorfie della bella. Lei prende coraggio e torna ad avanzare. I piedi, piccoli, delicati, lasciano l’impronta del proprio passaggio in un pavimento troppo freddo per essere sopportato a lungo. Arriva alla fine del tavolo e si solleva, fino ad arrivare a sedersi sopra di esso. Si sdraia in tutta la sua lunghezza e lascia che i raggi della luna diano una propria forma al suo esile corpo. Ora è lei che lo attende. Ora è lei che comanda....
martedì, marzo 06, 2007
Pensa

Scopro con meraviglia e stupore che la canzone che ha vinto a Sanremo Giovani quest'anno è una canzone impegnata. Caspita! Deve essere successo qualcosa di spettacolare se un testo come quello che riporto sotto è finito sul palco dell'Ariston! Mi ricorda moltissimo un altro testo, un paio d'anni fa, forse di più: cantavano "Principe e socio M" e il titolo era "Targato NA". Quel testo era bellissimo e lo riproporrò magari fra qualche giorno. Questo invece è contro le mafie ed è fantastico. Fabrizio Moro ha portato alla vittoria questa canzone contro le mafie e ora la ripropongo per quelli che non ne hanno mai letto il testo. E per quelli che non l'hanno ancora ascoltata il consiglio calorosissimo di provvedere al più presto a riempire questo buco!
Fabrizio Moro - Pensa
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
di faide e di famiglie sparse come tante biglie
su un isola di sangue che fra tante meraviglie
fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
di una generazione costretta a non guardare
a parlare a bassa voce a spegnere la luce
a commententare in pace ogni pallottola nell'aria
ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
con dedizione contro un'istituzione organizzata
cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro?
è nostra... la libertà di dire
che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano...
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no... non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa.
lunedì, marzo 05, 2007
Passione....
Ieri sera ho avuto la fortuna di passare una bellissima serata in dolce compagnia e di parlare, a ruota libera, di tutto quello che ci passava per la testa. E' da un sacco di tempo che non mi sentivo così bene con una persona e ciò che mi sono reso conto è che abbiamo parlato ore, ma sarei stato lì a parlare per altrettanto tempo. Gli argomenti potrebbero essere infiniti e il non vedere la fine dei nostri possibili discorsi mi ha messo tristezza per il fatto che ormai s'era fatta l'ora tarda e subito dopo una gran felicità perchè non vedo l'ora di tornare a sentirmi così bene insieme a lei.
Tralasciando i complimenti e i dovuti ringraziamenti che preferisco fare in privato, ciò che mi ha fatto un pò pensare ieri sera e che ho ritenuto giusto mettere in parole in questo posto è un argomento sul quale due persone come io e lei abbiamo una storia molto simile, ma abbiamo seguito due percorsi totalmente differenti in reazione logica e spontanea al fatto. Parlerò in prima persona perchè qui dentro c'è posto per chi si conosce a fondo e io, in realtà, conosco a fondo solo me stesso. Forse non a fondo totalmente, ma a fondo quanto basta per scovare dentro ai meandri della mia testa e del mio pensiero.
Sono cresciuto in una famiglia in cui alcuni valori erano sacri: l'amicizia in primis. Ogni domenica partecipavo a pranzi e cene con amici dei miei genitori che manco ad un matrimonio di adesso potrei immaginare. L'ospitalità: uno dei valori su cui si basa una buona famiglia. La discussione, mai mancata e che mai mancherà. Il telegiornale e un buon quotidiano, tutti i giorni, regolare, come il caffè alla mattina appena ci si sveglia. Da qui il passo è breve: in casa mia si è sempre parlato di politica. Prima che io nascessi, quando sono nato, tuttora. Si parlava e si parla di politica. Sono cresciuto con il mito di mio padre, segretario del PCI negli anni settanta. Sono cresciuto col mito di mia madre, che in cinta di 9 mesi mi portò sotto l'ospedale di Padova ad attendere notizie su Berlinguer. Sono cresciuto coi quadri appesi alle pareti che raccontano di manifestazioni o titoloni di giornali. Sono cresciuto piegando il giornale del partito che con mia mamma andavamo a distribuire casa per casa. Sono cresciuto con le canzoni di lotta e rivolta, sono cresciuto con Nomadi, Guccini, Pietrangeli, Lolli.
Sono cresciuto e mi sono perso. A 15 anni mi sono staccato. La vita mi ha preso con sè e mi ha portato altrove. I miei continuavano a discutere, le cene e gli amici cominciavano a farsi sempre più radi, ma il telegiornale e il buon quotidiano c'erano sempre in casa. L'imborghesimento dovuto all'età ha portato la mia famiglia a passare da l'Unità a Repubblica e di conseguenza a masticare delusioni e disillusioni sull'avanzamento del mondo. Le prime canne, le prime ragazze, le prime ubriacate mi hanno portato via da questo panorama che mi si presentava in se tetro e oscuro: un paesaggio che non avresti mai voluto far tuo.
Il tempo poi è passato e io sono cambiato. Credo di poter affermare che ciò che mi ha portato a cambiare è stata l'invidia. Proprio così l'invidia. Ho passato anni a cercare di capire quale fosse realmente il mio futuro o per lo meno a capire come avrei voluto vivere. Riconosco oggi che averci pensato per così tanto tempo è forse un sinonimo di pazzia, ma sono convinto che mi ha fatto crescere, e molto. C'ho pensato e ogni volta vedevo di fronte a me persone realizzate, persone sicure di se, persone che non avevano da chiedere nulla di più alla vita. Mio padre, mia madre, i loro amici.
Si sono battuti nei loro anni per ottenere quello che volevano, mentre noi, poveri esseri, abbiamo già tutto. E io ci stavo malissimo. Non avere un motivo per lottare per qualcosa mi faceva andare fuori di testa. Ho cominciato a ragionarci, quando le prime canne ribelli se n'erano andate e le ragazze si stabilizzavano in un unico grande amore. Ho cominciato a ragionarci e lì ho cominciato il mio cambiamento.
Sono iniziate le prime discussioni vere, soprattutto a scuola. Tornavo a casa col fegato gonfio ogni pomeriggio e mia madre che mi guardava, capiva e sorrideva. Eh già, c'è passata anche lei a sentirsi dire che non si capisce un cazzo, di crescere, di svegliarsi. E' capitato anche a lei di sentirsi isolata. Ma questo isolamento ci ha dato la forza. La grande forza per andare avanti e continuare a lottare. Così da solo dovevo tenere testa ad un gruppo sostenuto di persone in classe che mi facevano sentire sempre più solo e sempre più forte. Ma la mia forza non ha mai potuto essere fisica, perchè il fisico non è mai stato un mio punto di riferimento. Sono un piccolo bastardo come direbbe qualcuno, o una carogna di sicuro, perchè ho il cuore troppo vicino al buco del culo. E se sul fisico non potevo puntare non mi restava altro che la parola.
Ecco allora il vero cambiamento, la parola, la frase, il pensiero. Ho cominciato a leggere i giornali, a leggere libri, cosa che prima non mi passava minimamente per la testa. Mi accorgevo che leggere mi aiutava poi ad esprimermi meglio quando mantenevo una discussione in classe. I giornali mi hanno insegnato che se non sai una notizia non puoi discuterne seriamente. Ho cominciato a guardare i telegiornali, ho cominciato a seguire tutti i problemi che in questo Paese e in questo mondo ci assillano. Portavo esempi e chiedevo spiegazioni in un'aula in cui calava sempre un silenzio assordante.
Ho cominciato a scrivere in terza superiore. Prima ero un ignorante. Non sapevo scrivere una frase di senso compiuto. La media dei miei temi è sempre stata 4 o 4 e mezzo. Ho dato una sterzata alla mia vita. Ma non per occuparmi di politica. Per difendermi. Quando ti trovi con le spalle al muro devi trovare un modo per uscirne. C'è chi si lascia scivolare lungo esso e si lascia scavalcare dai problemi, ignorandoli e continuando la propria vita come non ci fossero. C'è chi come me ha deciso che quei problemi erano da affrontare di petto.
E solo allora ho capito mio padre, con le sue bandiere rosse e il suo pugno al cielo. Solo allora ho capito mia madre, in prima fila in ogni manifestazione. Solo allora ho capito l'importanza di amicizia, ospitalità, discussione. Solo allora ho capito l'importanza della scuola e dell'informazione. Della cultura e del sapere. Solo allora ho scoperto la bellezza e l'importanza della politica come mezzo per raggiungere i propri obiettivi e non come peso in una famiglia in cui il dialogo non è presente perchè tutto è subordinato ad una visione politica.
Il dialogo c'è sempre stato e io non me ne sono mai accorto. A 15 anni credevo che il mio mondo fosse fatto di canne e di musica. Di amici, alcool e festa. E invece non è così. 7 anni dopo le canne aiutano a divertirsi, l'alcool a dimenticare una brutta giornata, gli amici sono parte integrante della propria vita, ma ciò che conta di più in questo momento sono i propri desideri. Il raggiungerli, come si vuole raggiungere la fine di un tunnel buio. E la politica come metafora di raggiungimento di essi.
Politica significa lottare per qualcosa che magari sai essere irraggiungibile. Significa lottare per una idea, confrontandoti con un mondo che spesso (non sempre purtroppo) riesce a portarti altre idee per migliorare le tue. Significa battere i pugni e la propria testa contro cose che non avresti mai voluto. Significa crescere e credere che il mondo, anche grazie a te, è migliorato un pò. Politica significa realizzare i propri desideri e le proprie idee. Significa essere un pò differenti dal gregge. Dalla massa. Dalle pecore. Significa passione.
Tutto questo è quello che ha significato e significa per me. Un modo di vivere, un interessamento costante. In altre parole: un modo per crescere.
Tralasciando i complimenti e i dovuti ringraziamenti che preferisco fare in privato, ciò che mi ha fatto un pò pensare ieri sera e che ho ritenuto giusto mettere in parole in questo posto è un argomento sul quale due persone come io e lei abbiamo una storia molto simile, ma abbiamo seguito due percorsi totalmente differenti in reazione logica e spontanea al fatto. Parlerò in prima persona perchè qui dentro c'è posto per chi si conosce a fondo e io, in realtà, conosco a fondo solo me stesso. Forse non a fondo totalmente, ma a fondo quanto basta per scovare dentro ai meandri della mia testa e del mio pensiero.
Sono cresciuto in una famiglia in cui alcuni valori erano sacri: l'amicizia in primis. Ogni domenica partecipavo a pranzi e cene con amici dei miei genitori che manco ad un matrimonio di adesso potrei immaginare. L'ospitalità: uno dei valori su cui si basa una buona famiglia. La discussione, mai mancata e che mai mancherà. Il telegiornale e un buon quotidiano, tutti i giorni, regolare, come il caffè alla mattina appena ci si sveglia. Da qui il passo è breve: in casa mia si è sempre parlato di politica. Prima che io nascessi, quando sono nato, tuttora. Si parlava e si parla di politica. Sono cresciuto con il mito di mio padre, segretario del PCI negli anni settanta. Sono cresciuto col mito di mia madre, che in cinta di 9 mesi mi portò sotto l'ospedale di Padova ad attendere notizie su Berlinguer. Sono cresciuto coi quadri appesi alle pareti che raccontano di manifestazioni o titoloni di giornali. Sono cresciuto piegando il giornale del partito che con mia mamma andavamo a distribuire casa per casa. Sono cresciuto con le canzoni di lotta e rivolta, sono cresciuto con Nomadi, Guccini, Pietrangeli, Lolli.
Sono cresciuto e mi sono perso. A 15 anni mi sono staccato. La vita mi ha preso con sè e mi ha portato altrove. I miei continuavano a discutere, le cene e gli amici cominciavano a farsi sempre più radi, ma il telegiornale e il buon quotidiano c'erano sempre in casa. L'imborghesimento dovuto all'età ha portato la mia famiglia a passare da l'Unità a Repubblica e di conseguenza a masticare delusioni e disillusioni sull'avanzamento del mondo. Le prime canne, le prime ragazze, le prime ubriacate mi hanno portato via da questo panorama che mi si presentava in se tetro e oscuro: un paesaggio che non avresti mai voluto far tuo.
Il tempo poi è passato e io sono cambiato. Credo di poter affermare che ciò che mi ha portato a cambiare è stata l'invidia. Proprio così l'invidia. Ho passato anni a cercare di capire quale fosse realmente il mio futuro o per lo meno a capire come avrei voluto vivere. Riconosco oggi che averci pensato per così tanto tempo è forse un sinonimo di pazzia, ma sono convinto che mi ha fatto crescere, e molto. C'ho pensato e ogni volta vedevo di fronte a me persone realizzate, persone sicure di se, persone che non avevano da chiedere nulla di più alla vita. Mio padre, mia madre, i loro amici.
Si sono battuti nei loro anni per ottenere quello che volevano, mentre noi, poveri esseri, abbiamo già tutto. E io ci stavo malissimo. Non avere un motivo per lottare per qualcosa mi faceva andare fuori di testa. Ho cominciato a ragionarci, quando le prime canne ribelli se n'erano andate e le ragazze si stabilizzavano in un unico grande amore. Ho cominciato a ragionarci e lì ho cominciato il mio cambiamento.
Sono iniziate le prime discussioni vere, soprattutto a scuola. Tornavo a casa col fegato gonfio ogni pomeriggio e mia madre che mi guardava, capiva e sorrideva. Eh già, c'è passata anche lei a sentirsi dire che non si capisce un cazzo, di crescere, di svegliarsi. E' capitato anche a lei di sentirsi isolata. Ma questo isolamento ci ha dato la forza. La grande forza per andare avanti e continuare a lottare. Così da solo dovevo tenere testa ad un gruppo sostenuto di persone in classe che mi facevano sentire sempre più solo e sempre più forte. Ma la mia forza non ha mai potuto essere fisica, perchè il fisico non è mai stato un mio punto di riferimento. Sono un piccolo bastardo come direbbe qualcuno, o una carogna di sicuro, perchè ho il cuore troppo vicino al buco del culo. E se sul fisico non potevo puntare non mi restava altro che la parola.
Ecco allora il vero cambiamento, la parola, la frase, il pensiero. Ho cominciato a leggere i giornali, a leggere libri, cosa che prima non mi passava minimamente per la testa. Mi accorgevo che leggere mi aiutava poi ad esprimermi meglio quando mantenevo una discussione in classe. I giornali mi hanno insegnato che se non sai una notizia non puoi discuterne seriamente. Ho cominciato a guardare i telegiornali, ho cominciato a seguire tutti i problemi che in questo Paese e in questo mondo ci assillano. Portavo esempi e chiedevo spiegazioni in un'aula in cui calava sempre un silenzio assordante.
Ho cominciato a scrivere in terza superiore. Prima ero un ignorante. Non sapevo scrivere una frase di senso compiuto. La media dei miei temi è sempre stata 4 o 4 e mezzo. Ho dato una sterzata alla mia vita. Ma non per occuparmi di politica. Per difendermi. Quando ti trovi con le spalle al muro devi trovare un modo per uscirne. C'è chi si lascia scivolare lungo esso e si lascia scavalcare dai problemi, ignorandoli e continuando la propria vita come non ci fossero. C'è chi come me ha deciso che quei problemi erano da affrontare di petto.
E solo allora ho capito mio padre, con le sue bandiere rosse e il suo pugno al cielo. Solo allora ho capito mia madre, in prima fila in ogni manifestazione. Solo allora ho capito l'importanza di amicizia, ospitalità, discussione. Solo allora ho capito l'importanza della scuola e dell'informazione. Della cultura e del sapere. Solo allora ho scoperto la bellezza e l'importanza della politica come mezzo per raggiungere i propri obiettivi e non come peso in una famiglia in cui il dialogo non è presente perchè tutto è subordinato ad una visione politica.
Il dialogo c'è sempre stato e io non me ne sono mai accorto. A 15 anni credevo che il mio mondo fosse fatto di canne e di musica. Di amici, alcool e festa. E invece non è così. 7 anni dopo le canne aiutano a divertirsi, l'alcool a dimenticare una brutta giornata, gli amici sono parte integrante della propria vita, ma ciò che conta di più in questo momento sono i propri desideri. Il raggiungerli, come si vuole raggiungere la fine di un tunnel buio. E la politica come metafora di raggiungimento di essi.
Politica significa lottare per qualcosa che magari sai essere irraggiungibile. Significa lottare per una idea, confrontandoti con un mondo che spesso (non sempre purtroppo) riesce a portarti altre idee per migliorare le tue. Significa battere i pugni e la propria testa contro cose che non avresti mai voluto. Significa crescere e credere che il mondo, anche grazie a te, è migliorato un pò. Politica significa realizzare i propri desideri e le proprie idee. Significa essere un pò differenti dal gregge. Dalla massa. Dalle pecore. Significa passione.
Tutto questo è quello che ha significato e significa per me. Un modo di vivere, un interessamento costante. In altre parole: un modo per crescere.
giovedì, marzo 01, 2007
E' arrivato Marzo
Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori"
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori"
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
lunedì, febbraio 26, 2007
Che febbraio!!!
E’ quasi finito febbraio e ho davanti a me, sopra la mia scrivania, il calendario con tutte le ore di lavoro segnate. Giorno per giorno. Faccio il riepilogo di cosa è accaduto a febbraio e vedo che è stato un mese veramente pieno! Devo dire che è stato grande, anzi grandissimo! Mi ha restituito molta felicità questo mese. Forse sarà solo momentanea, ma nel momento questa sensazione mi fa vivere molto, ma molto bene.Sono stanco morto. Anzi, stanchissimo. E in più non sto nemmeno molto bene, ma la sola idea del week end che è appena passato mi fa recuperare le forze perdute per strada. Se devo dirla tutta sono gli ultimi due week end appena finiti a farmi stare bene!
Prima la grande manifestazione del 17 a Vicenza contro la Base militare USA, una grande giornata, indimenticabile. Poi il doppio concerto di questo fine settimana che ha sancito la mia “morte fisica”, ma la mia “rinascita spirituale”
Eh, è stato proprio un grande doppio appuntamento, già programmato da molto, moltissimo tempo, al quale non volevo assolutamente rinunciare. Si è partiti venerdì sera, dopo una settimana di lavoro, in direzione del Rivolta, per assistere al concerto della Banda Bassotti. Hanno cominciato ad un orario a dir poco scandaloso e per questo il nostro orario di ritorno è stato quasi drammatico, ma ne è valsa pienamente la pena. Ho avuto il piacere di ascoltare per la prima volta anche i Talco, un gruppo interessantissimo che non so da dove provengano, ma so che fanno una musica che è la fine del mondo. Poi i Banda Bassotti che finalmente ho visto per bene che ci hanno deliziati per 2 ore abbondanti fino al fatidico ritorno a casa alle 4 e mezza del mattino. In volo verso la propria meta il mio cervello si è spento prima di raggiungere il contatto con il cuscino. Sabato il ritorno. Sempre al Rivolta, ma stavolta a vedere Caparezza.
Partiti con l’intento di star calmi dopo la serata appena passata e una recentissima “2 ore di calcetto” il genio di Molfetta ci ha fatto letteralmente muovere il culo anche se non ne avevamo voglia. Devo dire che ne ho visti tanti di concerti del Capa, ma in forma come l’altra sera mai. Sarà perchè era la sua penultima data del tour e si sa, quando si è alla fine vengono sempre fuori le cose migliori, ma mi sono divertito veramente un sacco.Sì, divertito, ecco la parola giusta. Divertito per la musica, per la situazione, il posto, ma soprattutto per la compagnia. Dalla manifestazione ai concerti i fedelissimi non hanno mollato un colpo e anzi ne approfitto per mandare un baciotto alla marghe, compagna d’avventure! Spero sia solo l’inizio di una lunga serie!
mercoledì, febbraio 21, 2007
Vicenza, 17/02/2007: alla manifestaziò!
Ci siamo, ci siamo stati, ci saremo. Ieri, oggi, domani. Sempre di più. Sabato è andata alla grande, è stata un’esperienza fantastica della quale, nel bene e nel male, ci ricorderemo per sempre. Nel bene perchè oltre a quella di Roma di un paio di anni fa alla manifestazione mondiale per la Pace, è la più bella ed intensa manifestazione alla quale ho partecipato. Avrei voluto a suo tempo andare anche a Genova, ma la mia condizione di ancora minorenne mi han impedito di avere la meglio sulle motivazioni più che altro legali ed affettive dei miei genitori. Nel bene perchè una città come Vicenza che ha poco più di centomila abitanti ha visto una affluenza immensa per le proprie strade. Nel male perchè pare che sia servita gran poco. Ma se da un certo punto di vista me l’aspettavo una reazione immediata di Prodi al corteo, non mi aspettavo una partecipazione del genere ad una manifestazione che alla base di tutto aveva non altro che il dislocamento o la rinuncia definitiva all’allargamento della base militare USA nell’aeroporto civile Dal Molin.
E’ una giornata intensa, calorosa, il sole caldo e alto nel cielo la riscalda come se fosse primavera. Alle 14.30 si parte, questi i piani degli organizzatori. A complicare le cose però l’alta affluenza. Non ci si sta più in stazione e bisogna partire, bisogna andare, cominciare a camminare. Alle 14 il corteo era già a metà strada, la coda, formata dal gruppo dei partiti è ancora in stazione. Ci muoviamo in mezzo alla folla, cominciamo a risalire la corrente. I partiti prima, i gruppi studenteschi poi. Bandiere, striscioni, coriandoli, alla fine è comunque carnevale. Musica, tanta, ovunque, ancora bandiere, ma soprattutto gente. Tanta, tantissima gente. Per le strade per le stradine, per le vie. E i poliziotti? Ad un certo punto la gente se lo chiede, in mezzo alla massa. Ma questi benedetti poliziotti dove sono? Eh già, perchè se c’è una cosa che non abbiamo visto in tutta la giornata sono proprio loro. Sono là, all’interno delle loro camionette, già sicuri anche loro che la situazione resterà calma, con tanta grazia e benevolenza dei paurosi (me compreso). Le ore avanzano e per raccontare degnamente ciò che si vive dentro una manifestazione di questo tipo ci vorrebbe un libro. E qua c’è posto solo per le emozioni. Ecco allora che chi queste manifestazioni non le vive non riuscirà mai a capire il piacere di stare assieme alla gente, il piacere di stare in compagnia, di poter anche parlare tranquillamente, sotto una giornata di sole, sapendo di essere accomunati tutti per lo stesso fine, dalla stessa idea. Ognuno con la propria testa, ognuno differente, ma tutti uguali nel voler dimostrare che anche loro ci sono, anche noi ci siamo. E’ per questo che a chi critica a priori queste manifestazioni dedico un abbraccio solidale perchè vuol dire che queste cose non le ha mai vissute, o le ha vissute male. Questo mucchio di persone da tutta Italia ti fa capire anche che non sei solo, nella lotta. Anche se soli non ci siamo mai sentiti queste persone ti danno un significato a tutto quello che fai. Come un discorso di Dario Fò o una riproposizione di un intervento di Franca Rame al Senato riproposto dalla stessa senatrice dell’Unione. Tutto ciò da un senso, come i bimbi avvolti nei passeggini dalle bandiere della Pace, come le mamme che spingono questi passeggini portando anche loro una bandiera in cima ad un palo. Come i vecchi, sempre tenaci, che tentano di difendere le montagne dalla TAV, come i veneziani che portano avanti la battaglia contro il MOSE. Capisci di non essere solo e di non farlo per un motivo futile. Lo fai per i bambini che ti guardano in faccia e non capiscono bene tutto quel trambusto, ma capiranno, un giorno, l’utilità di essere lì in quel momento. Lo si è fatto per noi, ma soprattutto per loro. Per i loro figli e i figli dei figli. Perchè la speranza comune, in quel 17 febbraio 2007, è che il sole che illuminava le 120mila persone scese in piazza per il proprio futuro, possa illuminare un giorno solo sorrisi e bambini che giocano.
E’ una giornata intensa, calorosa, il sole caldo e alto nel cielo la riscalda come se fosse primavera. Alle 14.30 si parte, questi i piani degli organizzatori. A complicare le cose però l’alta affluenza. Non ci si sta più in stazione e bisogna partire, bisogna andare, cominciare a camminare. Alle 14 il corteo era già a metà strada, la coda, formata dal gruppo dei partiti è ancora in stazione. Ci muoviamo in mezzo alla folla, cominciamo a risalire la corrente. I partiti prima, i gruppi studenteschi poi. Bandiere, striscioni, coriandoli, alla fine è comunque carnevale. Musica, tanta, ovunque, ancora bandiere, ma soprattutto gente. Tanta, tantissima gente. Per le strade per le stradine, per le vie. E i poliziotti? Ad un certo punto la gente se lo chiede, in mezzo alla massa. Ma questi benedetti poliziotti dove sono? Eh già, perchè se c’è una cosa che non abbiamo visto in tutta la giornata sono proprio loro. Sono là, all’interno delle loro camionette, già sicuri anche loro che la situazione resterà calma, con tanta grazia e benevolenza dei paurosi (me compreso). Le ore avanzano e per raccontare degnamente ciò che si vive dentro una manifestazione di questo tipo ci vorrebbe un libro. E qua c’è posto solo per le emozioni. Ecco allora che chi queste manifestazioni non le vive non riuscirà mai a capire il piacere di stare assieme alla gente, il piacere di stare in compagnia, di poter anche parlare tranquillamente, sotto una giornata di sole, sapendo di essere accomunati tutti per lo stesso fine, dalla stessa idea. Ognuno con la propria testa, ognuno differente, ma tutti uguali nel voler dimostrare che anche loro ci sono, anche noi ci siamo. E’ per questo che a chi critica a priori queste manifestazioni dedico un abbraccio solidale perchè vuol dire che queste cose non le ha mai vissute, o le ha vissute male. Questo mucchio di persone da tutta Italia ti fa capire anche che non sei solo, nella lotta. Anche se soli non ci siamo mai sentiti queste persone ti danno un significato a tutto quello che fai. Come un discorso di Dario Fò o una riproposizione di un intervento di Franca Rame al Senato riproposto dalla stessa senatrice dell’Unione. Tutto ciò da un senso, come i bimbi avvolti nei passeggini dalle bandiere della Pace, come le mamme che spingono questi passeggini portando anche loro una bandiera in cima ad un palo. Come i vecchi, sempre tenaci, che tentano di difendere le montagne dalla TAV, come i veneziani che portano avanti la battaglia contro il MOSE. Capisci di non essere solo e di non farlo per un motivo futile. Lo fai per i bambini che ti guardano in faccia e non capiscono bene tutto quel trambusto, ma capiranno, un giorno, l’utilità di essere lì in quel momento. Lo si è fatto per noi, ma soprattutto per loro. Per i loro figli e i figli dei figli. Perchè la speranza comune, in quel 17 febbraio 2007, è che il sole che illuminava le 120mila persone scese in piazza per il proprio futuro, possa illuminare un giorno solo sorrisi e bambini che giocano.
giovedì, febbraio 15, 2007
Il futuro

Ti guardi intorno e vedi una luce soffusa
è la luce dei tuoi pensieri
è troppo debole per illuminare
il tuo cammino completamente
potrebbe trasformarsi in un giorno
nel raggio di sole da seguire
come potrebbe farti perdere
senza un minimo di esitazione
in un buio senza ritorno
e senza capire la strada in cui ti porta
Ma gli anni, troppo pochi,
che sono passati dal primo sole
ti fanno seguire una strada
che potrai rinnegare
in un futuro che solo immagini
e che costruisci giorno per giorno.
Bateo
lunedì, febbraio 12, 2007
E' un periodo un pò così...

Non sono molto ispirato in questo periodo e non riesco a portare avanti con costanza ed impegno il mio dovere di aggiornare il blog. Mi trovo spesso a scrivere controvoglia e quasi sempre lascio decadere l'idea, proprio per non andare contro il principio basilare sul quale ho creato questo posto: scrivere, ma solo quando mi va.
E' passato molto tempo da quando ho iniziato, e di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Ho cambiato molti argomenti, ho trattato diverse faccende, tutte con un unica cosa in comune: l'essere scritte col cuore.
Quest'oggi mi va di scrivere, ma in questo momento il problema è: cosa scrivere. In questo blog non ho quasi mai scritto della mia grande passione che è il calcio, perchè so che ne scrivo già a bisogno in SW, ma non credo che oggi sia la giornata per cominciare a farlo. Non voglio scrivere di cinema, ho una settimana per preparare la presentazione a due cortometraggi, devo ancora decidere esattamente quali e sono un pò in panico. Non ho granchè voglia di scrivere di musica, anche perchè è un periodo in cui quando inserisco un cd per esempio di Guccini mi vien voglia di ascoltare Guccini, ma se ne metto uno subito dopo dei Rage Against The Machine mi vien voglia di ascoltare loro. Indecisione musicale, si direbbe. Invece boh....
Non mi va di parlare di fatti sociali, decisioni politiche, disagi giovanili eccetera. Ho voglia di vivere la vita, in questo momento. Non tralascio nulla di quello che sta succedendo, ma non riesco a concentrarmi solo su quello che la società mi offre. L'unica cosa che posso dire a riguardo è che sono contento dei DICO, ma che tanto per cambiare la Chiesa viene a rompere le palle. Non ho nemmeno più le forze per affrontarla la Chiesa, ma forse è ciò che vogliono loro, spompare la gente finchè non ci sia più la forza per lottare e ci si adegui alle loro dottrine. E' stato così per anni, ora però è il momento di mettere da parte le nostre pigrizie e continuare a lottare.
A proposito di lottare, non vedo l'ora arrivi sabato e con esso arrivi anche sta benedetta manifestazione. E' troppo tempo che l'aspetto...
Ho riempito quattro righe, dicendo e non dicendo qualcosa. Momentaneamente, anche troppo...Ho mille cose in testa, forse se sarò più calmo riuscirò a scrivere qualcosa di più, e meglio.
Però in tutto sto marasma di idee e confusione di una cosa sono estremamente sicuro: ieri sera ho passato una gran bella serata. Grazie!
giovedì, febbraio 08, 2007
Dalla parte di spessotto
Siamo dalla parte di Spessotto,
da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima,
senza il riguardo delle bambine.
Dalla parte di Spessotto
il tè di ieri riscaldato alle otto,
i compiti fatti in cucina
nella luce bassa della sera prima.
Dalla parte di Spessotto
con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta,
col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.
Siamo la stirpe di Zoquastro,
i perenni votati all'impiastro,
sulla stufa asciuga l'inchiostro
dei fogli caduti nel fosso salmastro.
Dalla parte della colletta,
dell'acqua riusata nella vascetta,
il telefono col lucchetto
e per natale niente bicicletta.
Dalla parte di Spessotto
e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca
e se nn lo capisci allora lo spacchi.
L'oscurità come un gendarme
già mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.
Non per Davide e la sua scriva,
non per i primi anche alla dottrina,
con il tarlo dentro all'orecchio laflanellusi
che ci mangia il letto,
con i peccati da regolare
le penitenze da sistemare,
sei anni e sei già perduto
e quando t'interrogano rimani muto, muto.
Dalla parte di spessotto, che non la dicono non chiara
che non la dico non vera, che non la dico non sincera,
tieniti i guai nei salvadanai, se resti zitto mai mentirai.
Adamo nobile, Carmine equivoco,
Rocco Crocco e la banda Spessotto,
imboscati in fondo alla stiva,
negli ultimi banchi della fila,
abbagliati dalla balena,
nella pancia della falena,
clandestini sopra alla schiena,
gettati al mare delle anime in pena,
evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino
di soppiatto allo sguardo divino.
E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo, ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.
L'oscurità come un gendarme
già mi afferra l'anima,
ha tardato qui in mezzo alla via,
già mi prende e mi porta
Dalla parte di Spessotto,
dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra,
tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati,
ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio,
in che risma sono dall'inizio.
Da che giorno ho levato il mio canto
da che pietra dato fuoco al pianto
per che cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto..
E il paradiso nostro è questo quà
fino alla notte che verrà
non siamo più figli del ciel, figli del cielo
non da Davide solo da Spessotto!
Vinicio Capossela
Ovunque Proteggi
da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima,
senza il riguardo delle bambine.
Dalla parte di Spessotto
il tè di ieri riscaldato alle otto,
i compiti fatti in cucina
nella luce bassa della sera prima.
Dalla parte di Spessotto
con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta,
col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.
Siamo la stirpe di Zoquastro,
i perenni votati all'impiastro,
sulla stufa asciuga l'inchiostro
dei fogli caduti nel fosso salmastro.
Dalla parte della colletta,
dell'acqua riusata nella vascetta,
il telefono col lucchetto
e per natale niente bicicletta.
Dalla parte di Spessotto
e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca
e se nn lo capisci allora lo spacchi.
L'oscurità come un gendarme
già mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.
Non per Davide e la sua scriva,
non per i primi anche alla dottrina,
con il tarlo dentro all'orecchio laflanellusi
che ci mangia il letto,
con i peccati da regolare
le penitenze da sistemare,
sei anni e sei già perduto
e quando t'interrogano rimani muto, muto.
Dalla parte di spessotto, che non la dicono non chiara
che non la dico non vera, che non la dico non sincera,
tieniti i guai nei salvadanai, se resti zitto mai mentirai.
Adamo nobile, Carmine equivoco,
Rocco Crocco e la banda Spessotto,
imboscati in fondo alla stiva,
negli ultimi banchi della fila,
abbagliati dalla balena,
nella pancia della falena,
clandestini sopra alla schiena,
gettati al mare delle anime in pena,
evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino
di soppiatto allo sguardo divino.
E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo, ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.
L'oscurità come un gendarme
già mi afferra l'anima,
ha tardato qui in mezzo alla via,
già mi prende e mi porta
Dalla parte di Spessotto,
dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra,
tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati,
ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio,
in che risma sono dall'inizio.
Da che giorno ho levato il mio canto
da che pietra dato fuoco al pianto
per che cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto..
E il paradiso nostro è questo quà
fino alla notte che verrà
non siamo più figli del ciel, figli del cielo
non da Davide solo da Spessotto!
Vinicio Capossela
Ovunque Proteggi
venerdì, febbraio 02, 2007
Da che parte stai?

Non riesco a darmi pace. E’ da un pò che ripenso ad un fatto e non riesco a trovare un rilassamento interiore. L’11 settembre del 2001 è cambiato radicalmente qualcosa nell’aspetto mondiale. La follia umana, portata all’esasperazione da alcuni “invasamenti religiosi” ha portato alla distruzione delle due torri più alte d’America e la perdita di quasi tremila vite umane. Purtroppo in quel momento a capo degli Stati Uniti c’era, come c’è tuttora, George W. Bush. Forse per colpa di George W. Bush è arrivato quel momento. Da quel giorno il panorama internazionale è mutato radicalmente. Ma poteva essere altrimenti? Fra qualche anno troveremo nei libri di storia che questo maledettissimo giorno ha portato a vincere la paura. E io mi chiedo, riflettendo su tutto ciò, è possibile ragionare in termini puramente territoriali e/o politici su un avvenimento del genere? E’ possibile ignorare le storie umane messe a repentaglio da questo avvenimento facendo prevalere il proprio astio e la propria indignazione verso queste tre lettere: U.S.A.? Ne ho sentite di tutti i generi e di tutti i colori fino ad arrivare ad un “ghe sta ben a sti americani de merda”. Sono rimasto allibito.
Possiamo noi far fronte a tutto ciò cercando di razionalizzare il tutto? Siamo in grado di dare un giudizio di testa o prevarrà sempre il cuore in queste vicende? Riusciremo mai a far prevalere il buon senso a tutto il resto una volta nella vita? Credo di no. Ma in realtà non lo so. Non lo so, sono insicuro, sono indeciso.
L’11 settembre 2001 accesi la tv verso le 3 del pomeriggio e dopo 5 minuti sospesero tutti i programmi per dare la notizia della prima torre colpita. Rimasi sbigottito, come penso tutti coloro che videro quella disgrazia. Vidi in diretta la seconda torre che veniva abbattuta e mi cedettero le gambe. Come può l’uomo arrivare a tanto? Come può la pazzia sovrastare qualsiasi forma di ragione? 3000 persone persero la vita in quel giorno, ma quante la perdono quotidianamente per gli attacchi aerei che partono da Washington? Quante cazzo, quante? Allora è proprio vero che facciamo parte di un risiko gigantesco in cui alcuni tirano un dado o estraggono una carta? Cosa dirò ai miei figli quando mi chiederanno spiegazione di tutto ciò? Gli dirò che l’America è stata colpita al proprio cuore e il mondo è cambiato. Forse non saprà neanche com’era prima, forse per lui sarà normale vedere tutta la discriminazione razziale che ha portato quell’evento. Magari mi chiederà “papà e tu da che parte stavi”? E io? Da che parte stavo? Dalla parte dei più poveri gli dirò. Dalla parte di coloro che hanno rifiutato i soldi dal governo americano perchè non hanno accettato la versione ufficiale dei fatti. Dalla parte di quelli che hanno dato anima e corpo per far uscire la verità. Dalla parte di quelli che hanno perso la propria vita per salvare quella di altre persone. Dalla parte dei pompieri e dei poliziotti, figliolo, che in quel giorno sono entrati sapendo che non ne sarebbero usciti vivi. Dalla parte delle persone di colore, dei mussulmani che hanno pagato e pagano questa disgrazia. Dalla parte degli emarginati e dalla parte degli iracheni, perchè devi sapere, figliolo, che tutti quei bambini uccisi a “missili dal cielo” non hanno avuto un film. Non hanno avuto un WTC a raccontarli. Sono stato e sarò soprattutto dalla parte delle persone.
Possiamo noi far fronte a tutto ciò cercando di razionalizzare il tutto? Siamo in grado di dare un giudizio di testa o prevarrà sempre il cuore in queste vicende? Riusciremo mai a far prevalere il buon senso a tutto il resto una volta nella vita? Credo di no. Ma in realtà non lo so. Non lo so, sono insicuro, sono indeciso.
L’11 settembre 2001 accesi la tv verso le 3 del pomeriggio e dopo 5 minuti sospesero tutti i programmi per dare la notizia della prima torre colpita. Rimasi sbigottito, come penso tutti coloro che videro quella disgrazia. Vidi in diretta la seconda torre che veniva abbattuta e mi cedettero le gambe. Come può l’uomo arrivare a tanto? Come può la pazzia sovrastare qualsiasi forma di ragione? 3000 persone persero la vita in quel giorno, ma quante la perdono quotidianamente per gli attacchi aerei che partono da Washington? Quante cazzo, quante? Allora è proprio vero che facciamo parte di un risiko gigantesco in cui alcuni tirano un dado o estraggono una carta? Cosa dirò ai miei figli quando mi chiederanno spiegazione di tutto ciò? Gli dirò che l’America è stata colpita al proprio cuore e il mondo è cambiato. Forse non saprà neanche com’era prima, forse per lui sarà normale vedere tutta la discriminazione razziale che ha portato quell’evento. Magari mi chiederà “papà e tu da che parte stavi”? E io? Da che parte stavo? Dalla parte dei più poveri gli dirò. Dalla parte di coloro che hanno rifiutato i soldi dal governo americano perchè non hanno accettato la versione ufficiale dei fatti. Dalla parte di quelli che hanno dato anima e corpo per far uscire la verità. Dalla parte di quelli che hanno perso la propria vita per salvare quella di altre persone. Dalla parte dei pompieri e dei poliziotti, figliolo, che in quel giorno sono entrati sapendo che non ne sarebbero usciti vivi. Dalla parte delle persone di colore, dei mussulmani che hanno pagato e pagano questa disgrazia. Dalla parte degli emarginati e dalla parte degli iracheni, perchè devi sapere, figliolo, che tutti quei bambini uccisi a “missili dal cielo” non hanno avuto un film. Non hanno avuto un WTC a raccontarli. Sono stato e sarò soprattutto dalla parte delle persone.
mercoledì, gennaio 31, 2007
Una prospettiva differente

Molte volte mi metto a riflettere sul perchè preferisco certi autori rispetto ad altri. Indipendentemente dalla musica, dalle tonalità, dalla voce, ci deve essere qualcosa che mi fa propendere verso certi tipi di cantanti (o cantautori). In precedenza la cosa era bollata semplicemente come “è di sinistra” e questo aveva già di per sè molta influenza. Anche se poi col tempo mi sono accorto che è difficile, estremamente difficile, trovare il contrario, ossia cantanti o cantautori di destra. Ma questo è un atro argomento. Dicevo che un tempo consideravo la cosa come un semplice “è di sinistra”, ma ultimamente mi sono messo a pensarci più a fondo. Cosa c’è di più in quegli artisti? Cosa c’è di magico, di quasi ipnotico in quegli autori? Cosa mi fa propendere nel mettere un disco di De Andrè, o di Guccini o di Caparezza piuttosto che mettere quello di De Gregori o Venditti? Domenica sera ho avuto definitivamente la risposta a questa mia domanda. Ciò che mi incatena a loro è la loro capacità di mettersi sempre dalla parte dello scomodo. E ciò va oltre al semplice fatto di essere una persona di sinistra. Esula da piccoli e sterili confini o panorami politici e sfocia nella personalità dell’autore, nella testa della persona che scrive quei testi.
Sempre dalla parte del più scomodo. Questa è la verità, questa è la risposta. E mi catturano perchè tendenzialmente mi ritrovo in loro, nei loro testi, nelle loro decisioni di scegliere una parte piuttosto dell’altra. Perchè la verità non sta mai in una sola versione dei fatti, c’è la necessità di capire l’altra faccia della medaglia.
Suicidi, prostitute, drogati, aborti, gente che cambia sesso, incesti, macchinisti ferrovieri che si scagliano contro il nulla, don chisciotte contro i mulini a vento. Non è facile raccontare una storia dal loro punto di vista. Il giudizio umano è insito nell’uomo e purtroppo ogni essere vivente propende per giudicare qualunque cosa gli passi vicino anche senza conoscerla. Il non giudicare, il raccontare qualche storia da un punto di vista differente è ciò che mi attanaglia a loro. Ciò che mi ipnotizza. I punkreas cantano degli zingari, Caparezza dice “mi troverai nei via vai di un gay pride”.
Io mi ritrovo in loro e mi accorgo di provare sempre più ribrezzo per chi parla qualunquisticamente e approssimativamente di qualsiasi cosa. Provo schifo e ciò in parte mi dispiace. Mi dispiace perchè capisco che c’è molta gente così e mentre parlo con loro sento dei pensieri che quasi si staccano dalla mia testa per uscire e protestare perchè queste persone non riescono a vedere un pò oltre il proprio naso. Ed è grazie agli autori prima citati che mi riconcilio col mondo, grazie a loro e alla loro voglia e capacità di dire cose “non scontate”, di mettere sempre “il naso” nelle faccende più sporche.
"...ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti..."
Sempre dalla parte del più scomodo. Questa è la verità, questa è la risposta. E mi catturano perchè tendenzialmente mi ritrovo in loro, nei loro testi, nelle loro decisioni di scegliere una parte piuttosto dell’altra. Perchè la verità non sta mai in una sola versione dei fatti, c’è la necessità di capire l’altra faccia della medaglia.
Suicidi, prostitute, drogati, aborti, gente che cambia sesso, incesti, macchinisti ferrovieri che si scagliano contro il nulla, don chisciotte contro i mulini a vento. Non è facile raccontare una storia dal loro punto di vista. Il giudizio umano è insito nell’uomo e purtroppo ogni essere vivente propende per giudicare qualunque cosa gli passi vicino anche senza conoscerla. Il non giudicare, il raccontare qualche storia da un punto di vista differente è ciò che mi attanaglia a loro. Ciò che mi ipnotizza. I punkreas cantano degli zingari, Caparezza dice “mi troverai nei via vai di un gay pride”.
Io mi ritrovo in loro e mi accorgo di provare sempre più ribrezzo per chi parla qualunquisticamente e approssimativamente di qualsiasi cosa. Provo schifo e ciò in parte mi dispiace. Mi dispiace perchè capisco che c’è molta gente così e mentre parlo con loro sento dei pensieri che quasi si staccano dalla mia testa per uscire e protestare perchè queste persone non riescono a vedere un pò oltre il proprio naso. Ed è grazie agli autori prima citati che mi riconcilio col mondo, grazie a loro e alla loro voglia e capacità di dire cose “non scontate”, di mettere sempre “il naso” nelle faccende più sporche.
"...ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti..."
martedì, gennaio 30, 2007
Sensazioni forti

Sensazioni, sensazioni
vogliono tutti provare
non ci bastano le solite emozioni
vogliamo bruciare!!!
Sensazioni, sensazioni
sensazioni forti
non importa se la vita sarà breve
vogliamo godere!!!
Sensazioni, sensazioni
non sono mai abbastanza
troppo presto ci si abitua ci si stanca
ma è impossibile, è impossibile far senza.
Sensazioni, sensazioni, sensazioni
sempre più forti
non importa se la vita sarà breve
vogliamo godere, godere, godere!!!!
sensazioni, sensazioni, sensazioni
sensazioni, sensazioni, sensazioni
sensazioni, sensazioni, sensazioni...
yaaaaa!!!!!
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